Probabilmente, in modo accidentale, è capitato ad ognuno di noi di investire un riccio. Mentre siamo alla guida fatichiamo a vederli, ma in futuro loro però potrebbero in qualche modo “sentirci”, sostiene una nuova ricerca che ha le potenzialità di salvarli. Mentre percorriamo una strada buia di campagna in molte arterie d’Italia o d’Europa ci imbattiamo spesso in ricci senza vita sul ciglio di una carreggiata o ancora li osserviamo in più occasioni intenti con difficoltà ad attraversare. Con habitat così frammentati dalle azioni umane e dall’espansione urbanistica queste creature del bosco faticano infatti a sopravvivere mentre si spostano in cerca di cibo. Animali dal muso tenero e ricoperti di aculei, un tempo i ricci erano numerosi nei territori del Vecchio Continente ma oggi non se la passano affatto bene: negli ultimi dieci anni le popolazioni dei mammiferi appartenenti alla famiglia Erinaceidae sono crollate di quasi il 30% e nel 2024 la specie è stata inserita nella lista rossa IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) fra quelle che si avvicinano al rischio di estinzione. Un dato su tutti ci restituisce quanto, in questo declino, l’uomo sia responsabile: un terzo dei ricci viene infatti ucciso dagli incidenti stradali. In futuro però, e questa è davvero una bella notizia, l’uomo potrebbe avere la chance di rimediare alle stragi quotidiane di ricci grazie a una recente scoperta e all’uso delle nuove tecnologie.
Biodiversità
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I ricercatori dell’Università di Oxford sono infatti riusciti a dimostrare che i ricci sono in grado di sentire ultrasuoni ad alta frequenza e in uno studio appena pubblicato su Biology Letters spiegano come questa nuova conoscenza è determinante nel tentare di proteggerli. Per indagare le abilità dei ricci i ricercatori hanno testato la loro capacità di sentire diverse frequenze: 20 esemplari, proventi da centri di recupero della fauna selvatica in Danimarca, sono stati sottoposti ai suoni di un altoparlante. Sugli animali sono stati prima piazzati però dei piccoli elettrodi capaci di registrare i segnali elettrici che viaggiano tra l’orecchio interno e il cervello. Proprio gli elettrodi hanno rivelato che il tronco encefalico, ogni volta che venivano emesse frequenze tra 4 e 85 kHz, si attivava. Nel dettaglio, la sensibilità massima è stata registrata intorno ai 40 kHz, un valore che è oltre il doppio rispetto al limite tipico per l’udito umano (20 kHz) e che è considerato ultrasonico. Questa nuova consapevolezza apre dunque a uno scenario di possibili soluzioni per evitare incidenti stradali in cui i ricci vengono uccisi.
“È particolarmente entusiasmante quando la ricerca motivata dalla conservazione porta a una nuova scoperta fondamentale sulla biologia di una specie che, a sua volta, apre una nuova strada per la conservazione” sostiene il professor David Macdonald, coautore dello studio. Se infatti fossimo in grado di installare sulle auto dei sistemi ad ultrasuoni con determinate frequenze questi aiuterebbero probabilmente i ricci a stare lontani dalle strade.
Sophie Lund Rasmussen, altra ricercatrice che ha guidato lo studio, afferma infatti che “la fase successiva sarà quella di trovare collaboratori all’interno dell’industria automobilistica per finanziare e progettare sistemi repellenti acustici per le vetture” e, in caso questi impianti si rivelino efficaci, avrebbero un “impatto significativo nel ridurre la minaccia del traffico stradale per il riccio europeo in declino”.
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Lo stesso metodo grazie a cui gli esperti hanno scoperto la capacità “ultrasonica” del riccio è legato all’uso delle tecnologie più moderne come la bioacustica e le scansioni 3D per ricostruire un modello interattivo dell’orecchio del riccio comprendendo per esempio l’esistenza di una struttura ossea simile a quella dei pipistrelli ecolocalizzatori. Da qui l’idea, sempre grazie alla possibilità di dispositivi tecnologici, di progettare sistemi capaci di emettere ultrasuoni udibili dai ricci ma non dagli umani o gli animali domestici. Sistemi che, per esempio, si potrebbero adottare sia sulle auto che ai bordi delle strade in zone di “attraversamento” animali, oppure su tagliaerba e decespugliatori.
Rasmussen spiega che “in teoria i segnali ultrasonici potrebbero avvisare i ricci di stare lontani dai veicoli in avvicinamento o tenerli lontani da macchinari pericolosi in futuro”. Tenendo conto di tutti gli ostacoli a cui i ricci sono sottoposti ogni giorno, come le strade, le recinzioni, le infrastrutture dell’agricoltura e i macchinari tagliaerba, l’idea di usare dissuasori acustici per evitare che incontrino questi ostacoli potrebbe secondo i ricercatori di Oxford essere vincente. La stessa autrice della ricerca però, chiosa ponendosi dei quesiti che dovranno trovare risposte in un futuro prossimo: “Rimangono molte domande: quali suoni sono efficaci? I ricci si abituano a rumori specifici e iniziano a ignorarli? Quanto lontano viaggiano i segnali ultrasonici?. Per questo dovremmo fare ulteriori ricerche per progettare sistemi acustici efficaci e benefici per i ricci”. Ma per farlo, per porre davvero “rimedio” agli incidenti quotidiani, servono fondi. E allora i ricercatori concludono con una domanda posta direttamente ai produttori di auto: “Forse l’industria automobilistica potrebbe contribuire a finanziare questa importante ricerca?”.
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