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Test sugli animali, con l’intelligenza artificiale potremo farne a meno?


L’era della sperimentazione sugli animali potrebbe essere vicina a una svolta. I segnali ci sono. Negli ultimi anni governi, istituzioni scientifiche e anche industrie stanno accelerando la transizione verso metodi alternativi spinti sia dai progressi della tecnologia che dalla pressione etica da parte dell’opinione pubblica. In Europa e negli Stati Uniti, le autorità sanitarie stanno infatti promuovendo metodi alternativi incoraggiati soprattutto dai risultati ottenuti nell’ambito della ricerca scientifica dall’uso dell’Intelligenza artificiale. Le simulazioni basate su AI vengono infatti considerate dagli esperti con meno margini di errore e più rapide nelle risposte. Ma tra gli strumenti tecnologici che stanno contribuendo a imprimere una svolta per evitare completamente l’uso degli animali ci sono le colture cellulari in 3D e i tessuti biostampati; i modelli computazionali basati su big data e gli organi cosiddetti “on a chip” o mini organi che replicano grazie a microchip il funzionamento di quelli umani.

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Negli Usa la liberazione dei Beagle destinati ai laboratori

Intanto, un gruppo di attivisti per i diritti degli animali ha fatto irruzione in una struttura di allevamento di cani destinati alla ricerca scientifica nel Wisconsin, negli Stati Uniti, la Ridglan Farms, azienda nota per la fornitura di Beagle ai laboratori.

Gli attivisti hanno forzato gli ingressi riuscendo a raggiungere le aree con le gabbie liberando venti cani Beagle, tra le razze più utilizzate nella ricerca scientifica per il loro temperamento docile e la facilità di gestione. Caratteristiche che li rendono particolarmente adatti agli studi di laboratorio. Per questo sono diventati il simbolo delle campagne contro i test sugli animali. Durante il blitz una ventina gli attivisti arrestati con l’accusa di violazione di proprietà privata e altri reati. Tra i fermati anche l’attrice Alexandra Paul, nota per il suo impegno in cause ambientaliste e animaliste. Gli attivisti hanno giustificato l’azione denunciando le condizioni degli animali trattenuti all’interno della struttura in gabbie di piccole dimensioni e sottoposti a pratiche sperimentali invasive.

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Il Regno Unito verso il bando

L’episodio del Wisconsin ha riacceso il confronto tra esigenze della ricerca scientifica e tutela del benessere animale. Ma la svolta è già realtà. Nel Regno Unito il governo ha infatti varato una roadmap per la transizione per arrivare a sostituire la sperimentazione sugli animali con gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia, tra cui l’Intelligenza Artificiale integrata con i modelli stampati in 3D di tessuti umani e gli organi su chip. Stanziato un finanziamento di 75 milioni di sterline. Sono state anche fissate date precise: entro il 2026 verranno vietati i test effettuati sugli animali per valutare le irritazioni sia cutanee che oculare; nel 2027 si punta ad escludere la sperimentazione sui topi nei test per la resistenza del botulino e, entro il 2030, a ridurre anche i test su primati e cani. Obiettivo: la messa al bando totale della sperimentazione sugli animali.

In Italia lo stop ai test sui cani

Ciò che sta per succedere in Gran Bretagna, però, è sicuramente un segnale molto forte rivolto a tutto il Pianeta. Anche in Italia ci sono segnali di cambiamento. Il 15 marzo scorso il Tribunale amministrativo del Lazio ha sospeso la sperimentazione su cani Beagle nei laboratori della multinazionale Aptuit a Verona. Il ricorso era stato presentato dalla Lega Anti Vivisezione che richiamava il principio della tutela degli animali come esseri senzienti. Lo stop ha riguardato l’autorizzazione relativa all’uso della telemetria nei cani per studi di sicurezza farmacologica cardiovascolare. Scrivono i magistrati: “Il dolore, la sofferenza, il distress e più in generale i danni alla salute degli animali impiegati nella sperimentazione, in quanto ontologicamente irreparabili, risultano prevalere sulla continuità di un’attività di ricerca che si protrae da anni”.

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Secondo l’azienda però, lo stop agli studi potrebbe rallentare progetti destinati allo sviluppo di nuovi trattamenti per patologie gravi. Per chiarire tutti gli aspetti tecnici della vicenda, il tribunale ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio. La relazione dovrà stabilire se l’utilizzo dei cani sia effettivamente indispensabile per la sperimentazione e se siano stati considerati eventuali progressi scientifici e metodi alternativi sviluppati negli ultimi anni. Il deposito della perizia è atteso entro due mesi, mentre l’udienza di merito è prevista a settembre.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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