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“Sulle auto elettriche, l’Europa può colmare il divario con la Cina”


Il confronto tra Europa e Cina nel settore delle elettriche è uno dei terreni chiave della competizione industriale globale. Oggi il divario è ancora significativo, ma alcuni segnali indicano che entro il 2030 potrebbe ridursi. Il settore ha solo 3 anni di ritardo sulla Cina. È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto redatto da Transport & Environment (T&E), il principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti.

Il vantaggio cinese

Nel 2020, l’UE e la Cina avevano la stessa quota di mercato nelle vendite di veicoli elettrici, ma il quadro normativo ha fatto la differenza. In Cina, politiche industriali e di mercato coerenti a tutti i livelli hanno sostenuto una crescita continua del settore. E resta leader mondiale grazie ad una filiera completa (batterie, materie prime, produzione) forti investimenti pubblici e prezzi è più competitivi. Nel 2026 le vendite hanno raggiunto circa l’8% delle vendite e quasi raddoppiato la quota in un anno. In Europa, dopo l’accelerazione legata al target di riduzione delle emissioni di CO₂ 2020–2021, la normativa ha smesso di stimolare i carmaker e ha permesso alla Cina di guadagnare terreno. L’Europa soprattutto in alcuni ambiti come batterie e materie prime è ancora dipendente dall’estero.

L’Europa prova a recuperare terreno

Negli ultimi mesi però il quadro si è fatto più complesso anche per il colosso cinesi e grazie agli obiettivi sulle emissioni di CO₂ dalle nuove auto previsti per il 2025, le full electric hanno conquistato nuovi spazi di mercato. Per questo secondo gli analisti, oggi il ritardo accumulato dall’Europa, nei confronti di Pechino, è di “soli” di tre anni. Un ritardo che, mantenendo i target climatici oggi in vigore, potrà essere colmato da qui al 2030. Inoltre, con sette auto elettriche su dieci vendute in Europa già prodotte in Europa, una transizione più rapida può garantire la competitività dell’industria automobilistica dell’Unione e simultaneamente il progressivo affrancamento dalla dipendenza dal petrolio importato.

Una sfida globale

Mentre l’Europa sta affrontando l’ennesimo shock energetico, con prezzi del petrolio ben oltre i 100 dollari al barile, il nuovo rapporto di T&E evidenzia che, con le politiche adeguate, l’Unione può riconquistare la leadership in una delle tecnologie pulite più cruciali del 21° secolo e ridurre rapidamente la propria dipendenza dalle importazioni di petrolio. Gli 8 milioni di auto elettriche già circolanti in Europa hanno consentito di risparmiare, nel 2025, circa 46 milioni di barili di petrolio. Chiare le parole di William Todts, Direttore esecutivo di T&E, ha dichiarato: “I veicoli elettrici rappresentano la leva più strategica per porre fine alla dipendenza europea dal petrolio importato. La narrativa secondo cui saremmo troppo indietro rispetto alla Cina e dovremmo, per competere, indebolire la regolamentazione sulle emissioni di CO₂ delle auto è profondamente errata. La regolamentazione non è il problema: è ciò che mantiene l’Europa nella competizione globale sull’elettrico. Dobbiamo accelerare, non capitolare”.

Todts: “Green Deal è tabella di marcia”

Todts ha concluso: “Lo State of European Transport invia un messaggio inequivocabile. Il Green Deal europeo è la tabella di marcia verso l’economia delle tecnologie pulite del futuro e il modello per rafforzare la sicurezza europea riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio. Eppure, è sotto attacco da parte dell’industria automobilistica europea, più concentrata sui profitti a breve termine che sulla sicurezza e sulla sostenibilità di lungo periodo. L’Ue deve resistere alle pressioni per indebolire ulteriormente la regolamentazione”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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