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Stop all’uso dei servizi e borracce da riempire: nei rifugi di montagna manca l’acqua


Docce a gettoni, sistemi per farsi portare l’acqua in elicottero, bagni a secco e, in casi estremi, stop alle prenotazioni. I rifugi italiani sono in sofferenza per la carenza d’acqua. Nonostante pioggia e neve invernale tra alte temperature, evapotraspirazione e sofferenza estrema dei ghiacciai in alta quota, dalle Alpi alle prealpi, l’acqua continua a scarseggiare e molte fonti sono ridotte allo stremo: solo chi ha grandi cisterne riesce dunque a resistere ancora per un po’. Uno dei casi più emblematici – in questa estate bollente dove migliaia di turisti stanno cercando ristoro proprio in alta montagna – è il caso del Rifugio Vandelli al Lago di Sorapis, zona visitatissima in questo periodo della stagione. Al rifugio è comparso un cartello, diffuso sui social, in cui si spiega che manca l’acqua e che non si possono né ricaricare borracce né sprecare la poca a disposizione.

“A causa delle eccezionali condizioni climatiche e del prolungato periodo di caldo, le sorgenti che alimentano il rifugio si sono temporaneamente esaurite. Di conseguenza, le nostre riserve idriche non sono più sufficienti a garantire tutti i servizi” scrivono i gestori ricordando alla clientela anche l’impossibilità di utilizzare i bagni. Per riuscire ad avere acqua il Vandelli punta sui rifornimenti via elicottero, che però saranno pochi e centellinati dato che si tratta di sistemi generalmente costosi (anche 3500 euro a viaggio) e poco sostenibili.

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Un problema, quello della carenza di risorse idriche, che già in passato si era verificato sulle Dolomiti e altrove ma difficilmente avveniva già a poche settimane da inizio stagione (che per molti rifugi inizia a giugno). Inoltre, in molti casi, la carenza era spesso legata ai periodi a ridosso dell’inverno quando iniziavano le ghiacciate, mentre ora si paga invece il conto di siccità e assenza delle precipitazioni.

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Non lontano dal Lago di Misurina, che versa attualmente in condizioni di difficoltà tra scarsità d’acqua e proliferazione di alghe in alcuni punti, anche il Rifugio Auronzo sulla via delle Tre Cime di Lavaredo è senza risorse d’oro blu ed è costretto a utilizzare, per rifornirsi, l’acqua delle cisterne dei Vigili del Fuoco. In molti casi sono proprio le cisterne che garantiscono l’utilizzo dei servizi ma i gestori avvertono che, di questo passo, le riserve si esauriranno velocemente e il futuro delle strutture resta dunque incerto. Come riportano anche le cronache locali di Il Dolomiti e Altramontagna quella attuale, in cui sono necessari elicotteri e autobotti per garantire risorse idriche, è una condizione condivisa da decine di rifugi. Dal Rifugio Giussani a quello delle Cinque Torri, dal Tuckett al Brentei.

In Trentino, a Vigo di Fassa, nel Rifugio Roda di Vael per esempio c’è la possibilità di fare “solo docce brevi” mentre in Alto Adige il Rifugio Vicenza parla di “ripensamenti nel calendario della stagione”, magari anticipando di un “paio di mesi”, perché poi in piena estate è appunto difficile riuscire a garantire acqua, anche solo per darsi una rinfrescata, ai tanti turisti. Lo stesso rifugio teme per esempio che per la fine dell’estate, di questo passo, non si possano più accettare prenotazioni ma bisognerà fare “valutazioni giorno per giorno”. Tra periodi di zero termico elevato, anche intorno ai 5000 metri, caldo in quota e con le riserve nivali ormai dissipate, è quindi sempre più difficile riuscire a sfruttare anche le fonti d’acqua vicine e, anche per questo, i gestori chiedono interventi strutturali affinché si lavori sia per politiche di adattamento sia per garantire in qualche modo acqua ai tanti, per fortuna, escursionisti che stanno giù visitando le vette in questa bollente estate del 2026.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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