Lavare i piatti a mano è considerato da molti come un momento piacevole e capace di allontanare lo stress, ma non si può dire che sia altrettanto salutare per l’ambiente. Sono sempre di più, infatti, gli studi che dimostrano come le spugne da cucina possano avere un impatto negativo non solo sulla nostra salute ma anche su quella dell’ambiente. A tornare sull’argomento è stato di recente un team di ricercatori dell’Università di Bonn, secondo cui appunto le spugne da cucina sarebbero responsabili, proprio durante il loro utilizzo, del rilascio di microplastiche, famose ormai per essere onnipresenti nell’ambiente ed essere potenzialmente collegate a problemi di salute. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Environmental Advances.
L’impatto delle spugne sulla salute e sull’ambiente
Le spugne da cucina sono finite sotto i riflettori di diverse ricerche precedenti. Ad esempio, uno studio tedesco ha evidenziato come queste siano dei veri e propri serbatoi di una quantità enorme di batteri che potrebbero contaminare mani e cibo, potenzialmente causando infezioni alimentari. Altri studi, inoltre, ne hanno dimostrato l’impatto ambientale, dimostrando come il lavaggio a mano delle stoviglie porti a maggiori consumi rispetto all’utilizzo della lavastoviglie.
Lo studio
Per quantificare le emissioni di microplastiche da parte delle spugne da cucina e valutare il loro impatto ambientale, il nuovo studio ha combinato esperimenti di citizen science con test di laboratorio. In particolare, ad alcuni volontari residenti in Germania e Nord America è stato chiesto di usare tre diversi tipi di spugna nella loro routine quotidiana, documentandone l’utilizzo. Le spugne, inoltre, sono state pesate prima e dopo l’uso per determinare la perdita di materiale e il rilascio di microplastiche. Per i test in laboratorio, i ricercatori si sono serviti di un dispositivo di prova automatizzato (“SpongeBot”) in grado di simulare lo stress meccanico applicato alle spugne durante il lavaggio delle stoviglie.
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Il rilascio di microplastiche
Dalle analisi è emerso che tutte le spugne analizzate perdono materiale durante l’uso e rilasciano, perciò, microplastiche in una quantità variabile a seconda della tipologia. Per esempio, come riferiscono gli autori, una spugna bio che contiene una minore quantità di plastica (15,9% in peso), ha comportato il minor rilascio di microplastiche rispetto a una spugna con una percentuale di plastica più elevata (59,3% in peso). Il rilascio totale, quindi, varia da circa 0,68 a 4,21 grammi di microplastiche per persona all’anno. Sebbene questa quantità possa sembrare bassa, estrapolando i dati, per esempio per la Germania, si possono invece raggiungere livelli significativi, fino a 355 tonnellate di microplastiche all’anno. E anche considerando che una grande parte di queste particelle venga trattenuta negli impianti di depurazione delle acque reflue, diverse tonnellate finirebbero comunque nell’ambiente.
I danni all’ambiente e i consigli per provare a ridurli
A contribuire maggiormente all’inquinamento, come evidenziano i ricercatori, non è tanto il rilascio di microplastiche delle spugne da cucina, ma piuttosto il consumo di acqua durante il lavaggio a mano delle stoviglie. In particolare, è stato calcolato che ben l’85-97% dell’impatto ambientale totale del lavaggio delle stoviglie è attribuibile al consumo di acqua, mentre le emissioni di microplastiche contribuiscono in misura molto minore al danno complessivo. Per contribuire a ridurlo, infine, gli autori consigliano di evitare di non usare troppa acqua quando i piatti si lavano a mano, di scegliere spugne con un contenuto di plastica inferiore per ridurre il rilascio di microplastiche e di utilizzare le spugne per periodi di tempo più lunghi, in modo da ridurre il consumo complessivo di risorse.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

