Più le temperature aumentano, più si accendono i condizionatori. E purtroppo, in questo modo si crea un circolo vizioso, perché il loro utilizzo contribuisce ad alimentare i cambiamenti climatici, e quindi il riscaldamento globale. Produrre e far funzionare i climatizzatori comporta infatti ingenti emissioni di gas serra e, stando a una ricerca pubblicata di recente su Nature Communications, entro il 2050 l’uso di questi apparecchi potrebbe contribuire ad aumentare le temperature globali di almeno 0,05 gradi. Un valore che può sembrare marginale, ma che rappresenta un contributo non trascurabile nel bilancio climatico di un pianeta già febbricitante.
Nel loro studio, i ricercatori sono andati oltre la semplice analisi dell’aumento delle temperature, adottando un approccio più olistico che tiene conto di come il clima, la diffusione dell’aria condizionata e la crescita economica si influenzino a vicenda e determinino un possibile incremento delle temperature. Gli autori della ricerca hanno calcolato, ad esempio, in che modo cambieranno umidità e redditi in diverse regioni del pianeta e come queste variabili guideranno le vendite dei condizionatori. Con queste informazioni, hanno utilizzato un modello climatico per simulare il potenziale innalzamento delle temperature.
Le stime sono inoltre state effettuate per cinque scenari climatici futuri (quelli utilizzati nelle simulazioni dell’Ipcc), che spaziano dal più roseo, in cui un mondo adotterà rapidamente l’energia pulita, ai più pessimistici, in cui rimarremo pesantemente dipendenti dai combustibili fossili.
L’analisi ha confermato che l’aria condizionata è destinata ad essere sempre più utilizzata in tutto il mondo. Per via delle temperature in aumento, ma non solo: i modelli dicono infatti che i principali fattori trainanti saranno l’aumento dei redditi, l’urbanizzazione e il calo dei prezzi degli elettrodomestici. Attualmente assistiamo ad un paradosso legato alle disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri: le regioni ad alto reddito oggi utilizzano di più l’aria condizionata, anche se le temperature sono in media più miti, mentre in quelle a basso reddito non vi si fa molto ricorso, nonostante il caldo estremo la renderebbe necessaria. Colmare questo divario utilizzando le tecnologie attuali rilascerebbe tra i 14 e i 146 miliardi di tonnellate supplementari di gas serra, che comporterebbero un incremento delle temperature globali di 0,05 gradi.
L’aumento del reddito in molte nazioni in rapida urbanizzazione sarà il principale motore della crescita nell’utilizzo dell’aria condizionata: nello scenario SSP245 dell’Ipcc, considerato “di mezzo” perché prevede che le tendenze attuali di emissioni e sviluppo economico rimangano più o meno invariate, l’aumento di reddito peserebbe per il 190% sull’espansione del consumo globale di aria condizionata entro il 2050. Questo perché, nonostante gli Stati Uniti rimangano il principale utilizzatore, le nuove superpotenze come la Cina e nazioni come India e Indonesia, in rapida crescita, installerebbero moltissimi nuovi condizionatori.
È chiaro che un aumento di un ventesimo di grado può sembrare poca cosa. Ma mentre lottiamo per non salire oltre il grado e mezzo rispetto all’epoca pre-industriale, ogni contributo diventa fondamentale. Come fare dunque per ridurre l’impatto climatico dell’aria condizionata? Gli autori parlano di un mix di interventi: in primo luogo, puntare sulla produzione di energia pulita e refrigeranti con minore impatto ambientale; in seconda battuta, migliorare il design degli edifici e delle aree urbane, per ridurre al massimo l’effetto isola di calore e la necessità di rinfrescare gli ambienti interni.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

