Ti svegli al mattino e scopri che del filare alberato sotto casa rimane solo qualche ramo spezzato lasciato a terra. I pali della luce, per fortuna, sono rimasti in piedi. Più che la befana, di notte vengono i tecnici del verde urbano. Complice l’inizio della primavera, dopo un inverno con tanta pioggia, sono ripresi gli abbattimenti di alberi nelle città italiane: dalle querce a Pescara ai lecci a Roma fino ai pini a Siena solo per citare alcuni casi di cronaca.
Biodiversità
Verde urbano, stop a tagli e potature per proteggere gli uccelli (e gli alberi)
Il rumore delle motoseghe risveglia comitati di quartiere, associazioni ambientaliste e semplici cittadini pronti a difendere le piante con il proprio corpo e a colpi di carte bollate. Un conflitto che si ripropone con regole di ingaggio sempre identiche e che, con ogni probabilità, e si origina da un deficit di comunicazione delle istituzioni. Ora il CONAF, (Consiglio dell’Ordine nazionale degli agronomi), ha pubblicato un vademecum sulla gestione del rischio arboreo nel verde urbano per provare a ristabilire un clima di fiducia.
La città di Roma, con un patrimonio pubblico di oltre 300mila alberi e 65 piante monumentali, è tra le situazioni ad alta tensione. Si taglia per fare spazio ai cantieri della linea C della metropolitana, i lavori per la tramvia e per la manutenzione delle aree archeologiche. E il tappo salta: l’ultima domenica di marzo nella capitale si è tenuta una marcia per salvare i giganti verdi.
“Siamo di fronte a un problema di deforestazione urbana, non si può rottamare un paesaggio storico come quello di Roma senza confrontarsi prima con tutte le parti in causa. – spiega Jacopa Stintichelli, presidente di CURAA (Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e Abitanti), tra le associazioni più battagliere con l’amministrazione capitolina per la gestione del verde – Nessuno di noi vuole tenere in piedi un esemplare pericolante ma non si può curare solo con la motosega. A Roma sono stati eliminati decine di migliaia di alberi vincolati e ricchi di benefici ecosistemici. I crolli improvvisi non sono diminuiti ma è cresciuta la dendrofobia”. Quello tra comuni e associazioni, non solo a Roma ma in tutta Italia, è un muro contro muro.
Le garanzie di compensazione, come nuovi boschi urbani e la sostituzione degli alberi, sono spesso considerate rischiose assicurazioni in bianco. “Anche perché non si può ridurre a una questione di numeri, eliminare una pianta ad alto fusto significa privare tutta la comunità dei servizi che offre come il miglioramento della qualità dell’aria, l’ombreggiamento, la filtrazione dell’acqua. – commenta Alessandra Viola, autrice e pioniera dei diritti delle piante – Per sostituire un albero con una chioma di venti metri, e non rimpiazzarlo come se fosse un cartello stradale, bisognerebbe metterne a dimora almeno quattro con una chioma da cinque metri. Tagliare un albero e piantarne un altro non è mai un’operazione a somma zero. Sono organismi con una fitta rete di relazioni e chi ci dà il diritto di uccidere un altro essere vivente, a volte persino molto più anziano di noi?”.
In questi giorni il CONAF ha pubblicato una serie di linee guida (qui il .pdf) per cambiare passo nelle liaisons dangereuses tra cittadini e istituzioni. Un documento per rendere ogni scelta relativa al verde urbano motivata, comprensibile e tracciabile. “In città il rischio zero non esiste e ormai la stabilità dell’albero non è un criterio a senso unico per orientare gli interventi perché le piante sono un’infrastruttura per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. – spiega Barbara Negroni, agronoma e consigliera del CONAFche ha coordinato la redazione delle linee guida – Nella gestione del rischio arboreo negli ambienti urbani è necessario adottare una valutazione più ampia, che tenga conto di cinque criteri fondamentali: il livello di rischio per le persone e le cose, il valore ecosistemico dell’albero, ovvero i benefici ambientali che garantisce, le condizioni del suolo e dello spazio in cui cresce, lo stato fitosanitario e strutturale della pianta e infine le possibili alternative all’abbattimento, privilegiando sempre interventi di gestione e conservazione”. A breve queste linee guida saranno presentate all’interno del Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico e con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
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