Se lo scioglimento dei ghiacciai e la mancanza di neve stanno trasformando il paesaggio naturale delle Alpi mostrando l’erba dove una volta c’era la neve, l’espansione degli affitti brevi tramite piattaforme tipo Airbnb ne stanno cambiando anche l’aspetto sociale e umano. Da comunità stabili e residenziali i paesi, soprattutto quelli considerati più alla moda, si stanno trasformando in località dove il turismo diffuso o a breve termine influenzano fortemente l’assetto economico e sociale delle valli alpine. Senza contare l’uso delle risorse e le conseguenze sulla vita dei residenti che si ritrovano con meno scuole e ospedali, ma più ristoranti stellati e baite trasfromate in discoteche con dj per l’après-ski. Il fenomeno ormai è evidente in tutto l’arco alpino. Al punto che un lungo reportage pubblicato sul New York Times racconta che nelle località sciistiche francesi li chiamano ormai “lits froids”, ovvero letti freddi. “Appartamenti lasciati vuoti per la maggior parte dell’anno, occupati solo quando vengono affittati durante la stagione sciistica e per alcune settimane sparse che si allineano con i tradizionali periodi di vacanza”.
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Affitti brevi e seconde case
Per la verità non è solo la Francia a mostrare intere zone al buio durante la maggior parte dell’anno in paesi come Chamonix. In Italia Cortina, Madonna di Campiglio, Corvara, Ortisei, ma anche Kitzbühel in Austria mostrano già ampie zone di “letti freddi”. Piccoli condomini o ville in cui si accendono le luci o si aprono le finestre solo durante la stagione sciistica, le “settimane bianche” o quella estiva. Insomma, paesi che nell’immaginario collettivo rappresentano le tradizioni alpine europee si rianimano però solo durante l’alta stagione. Primavera e autunno rimangono silenziose, almeno per il momento. Si legge sul NYT: “Le località turistiche che punteggiano le montagne dall’Austria alla Francia hanno raggiunto quello che qui si definisce un punto di crisi, affrontando cambiamenti che minacciano le loro culture e persino la loro sopravvivenza, mentre la domanda di affitti turistici a breve termine rimodella città dove lo sci tradizionalmente faceva parte solo della loro identità”.
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Impatto combinato: economico, climatico, demografico
Dunque, cosa fare? Secondo gli operatori appare chiaro che il cambiamento climatico che ha già reso fragili le comunità di montagna, combinato all’esplosione degli affitti brevi anche in alta quota, sta producendo effetti a catena. Perché, se da una parte le piattaforme di prenotazioni online cercano di riequilibrare i flussi turistici verso stagioni più lunghe e versatili, promuovendo anche soggiorni che non puntano solo sullo sci, dall’altra però tutto questo spinge una pressione sul mercato immobiliare tale da allontanare per via dei costi eccessivi, i residenti dal centro. Insomma, anche sulle Alpi sta avvenendo ciò che da anni è già realtà nelle città d’arte e nelle capitali europee: Solo in Francia, nelle regioni di Savoia e Alta Savoia, le offerte Airbnb sono raddoppiate in sei anni, con 72mila annunci nel 2025, rispetto ai 38.000 del 2019. In alcuni paesi come Chamonix, le seconde case ora rappresentano il 70% di tutte le abitazioni. La cittadina di montagna ha perso il 10% della sua popolazione negli ultimi 25 anni, principalmente a causa dei prezzi inaccessibili delle case”.
E poi stanno arrivando i turisti americani
La novità che sta stravolgendo ancora di più i paesi delle Alpi è che i comprensori di sci europei hanno iniziato a collaborare con i multimountain pass americani Ikon ed Epic, ossia abbonamenti stagionali che permettono di sciare in più comprensori con un unico skipass valido per tutta la stazione. Gli sciatori che investono in pass Ikon o Epic pagano quasi mille dollari o più per pass che includono località europee. Chamonix è stata la prima stazione sciistica francese a far parte del gruppo Ikon Pass, nel 2022. Megève si è poi unita, così come la vicina Courmayeur Mont Blanc in Italia. Risultato? A Chamonix lo scorso inverno, c’è stato un aumento del 32 per cento dei pernottamenti da parte dei clienti statunitensi rispetto all’anno precedente, secondo l’ufficio turismo di Chamonix-Mont-Blanc. Non è finita qui.
Più recentemente, Vail Resorts, uno dei più grandi comprensori sciistici degli Stati Uniti nel Colorado, creatore dell’Epic Pass, ha concluso un accordo con il comprensorio di Andermatt-Sedrun nel 2022 e di Crans Montana nel 2024, entrambi in Svizzera.
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Un affare investire sulle Alpi
Vail Resorts si fermerà, oppure investirà anche in Francia e in Italia? Al momento, sempre secondo il NYT, i manager hanno solo fatto sapere che vogliono rispettare l’identità delle stazioni sciistiche. “Il nostro obiettivo è valorizzare queste qualità, non cambiarle”. L’unica cosa certa, secondo gli analisti, è che sempre più clienti internazionali affluiranno verso le Alpi, cambiando le comunità e le case che dovranno rispondere ad un certo tipo di turismo più esigente.
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Sta già accadendo in Francia dove i resort in Francia si stanno orientando verso sviluppi immobiliari di lusso per attrarre una clientela benestante. Spa, ristoranti con chef alla moda, esperienze in alta quota dove lo sci verrà considerato solo una delle risorse a causa della crisi del clima. Sul Monte Bianco la copertura nevosa dura un mese in meno rispetto al 1970. Catene di grandi alberghi stanno già comperando anche le piccole locande, chalet e appartamenti. Ma già oggi, molti affitti a breve termine sono di proprietà di società o gruppi di investimento, ha detto Valerie Paumier, fondatrice di Resilence Montagne, un’organizzazione ambientalista francese che si occupa del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile in montagna. E porta l’esempio dell’influenza del Club Med nelle Alpi con i suoi resort all-inclusive. Perchè alla fine una settimana di sci a Chamonix o a Cortina costerà molto meno che sciare in Colorado. E poi per gli americani appassionati di sci, Chamonix è una tappa obbligatoria almeno una volta nella vita.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

