Nel 2025 un’aquila reale, disorientata e in evidente difficoltà, viene recuperata dalla polizia provinciale nel Bresciano e consegnata al Centro di recupero animali selvatici di Vanzago (Milano), dove riceve cure veterinarie. Liberata in natura, muore il giorno dopo. Le analisi sulla carcassa individuano la causa della morte: saturnismo, ovvero avvelenamento da piombo. Battezzato Attilio come il presidente di Regione Lombardia, Fontana, per attirare la sua attenzione su questo problema, il rapace è soltanto uno dei 2,3 milioni di uccelli che, secondo la European Chemical Agency (ECHA), ogni anno nell’Unione Europea muoiono dopo aver ingerito munizioni da caccia contenenti piombo.
Il convegno Piombo nemico invisibile – che si è svolto al Palazzo Reale di Milano il 5 marzo, in occasione della mostra Il veleno dopo lo sparo, visibile al Museo di Storia Naturale della città fino al 29 marzo – ha voluto rompere il silenzio che circonda questa strage, sottolineando l’urgenza di tutelare ambiente, persone e animali dagli effetti devastanti di questo metallo altamente tossico, contenuto nei proiettili usati dai cacciatori.
Il piombo avvelena tutti
Secondo Alessandro Andreotti, primo tecnologo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), intervenuto alla discussione pubblica, le ragioni per vietare le munizioni da caccia contenenti piombo sono molteplici. Per iniziare, l’esposizione a questo metallo, che può avvenire ingerendo selvaggina contaminata, è pericolosa per la salute umana. Come messo in luce da Giorgio Fedrizzi del Dipartimento di sicurezza dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, (Izsler), alcuni studi hanno dimostrato come micro frammenti di piombo siano presenti anche nei ragù di selvaggina venduti nei supermercati. Negli adulti l’intossicazione porta effetti come anemia, insufficienza renale, problemi cardiovascolari e all’apparato riproduttivo. Nei bambini al di sotto dei sette anni e nelle donne in età fertile (visto che il piombo, accumulato nelle ossa, durante la gravidanza viene rilasciato nel sangue, arrivando così al feto), le conseguenze sono ancora più temibili, includendo danni renali, neurocognitivi e allo sviluppo fisico. Oltretutto, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, per queste categorie non ci sono livelli di esposizione considerati sicuri: anche piccole dosi possono risultare tossiche.
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Del resto, che il piombo sia pericoloso per l’uomo è noto da parecchio tempo. Infatti, a livello europeo è vietato nelle benzine, nei giocattoli, nelle vernici e nei Moca (Materiali e oggetti a contatto con gli alimenti). Il suo uso è invece consentito per la caccia (tranne che in alcuni Paesi, come la Danimarca). E in Italia, le munizioni in assoluto più utilizzate in ambito venatorio sono proprio quelle di piombo. All’interno dell’Unione Europea ogni anno, attraverso la caccia, vengono disperse circa 14mila tonnellate di questo metallo, con risultati devastanti sugli ecosistemi e la biodiversità.
La pericolosità di questo materiale aumenta a contatto con l’acqua. Per questo nel 2023 l’Unione Europea ha vietato la detenzione, il trasporto e l’uso di questo metallo nelle aree umide. In Italia, però, queste restrizioni non vengono rispettate e infatti nei nostri confronti è stata una procedura di infrazione. Vivendo in acque e suoli contaminati, molti animali rimangono intossicati. Oche, folaghe, gallinelle d’acqua, beccaccini, anatre e fenicotteri muoiono dopo aver inghiottito i pallini (che scambiano per i sassetti usati per frantumare il cibo nello stomaco). Ma sono a rischio anche uccelli terrestri come tortore, fagiani, colombacci, starne, pernici rosse e picchi, che assumono il piombo mangiando su alberi o terreni inquinati. In totale a livello europeo, secondo Echa, 150 milioni di volatili sono esposti agli effetti del piombo.
Vittime degli effetti del piombo sono poi i necrofagi e rapaci come Attilio, morti dopo aver ingerito carcasse o visceri contaminati. Spesso, si tratta di specie protette perché in pericolo di estinzione, al centro di progetti di reintroduzione costati parecchi milioni di fondi pubblici. Enrico Bassi, vicepresidente del Centro italiano studi ornitologici (Ciso) e advisory board della Vulture conservation foundation, ha sottolineato che, ad esempio, ben il 67% degli avvoltoi monaci, una specie rarissima, risulta esposta all’intossicazione da piombo. Come per grifoni e gipeti, si tratta di animali fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi e il contenimento di focolai epidemici. Questi maestosi volatili sembrano però destinati a scomparire, a meno che non si intervenga con una messa al bando delle munizioni tossiche: viceversa a milioni continueranno a morire di saturnismo.
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Fermare la strage
In questo quadro drammatico, la buona notizia è che un rimedio c’è. In commercio, infatti, esistono già munizioni per la caccia atossiche. Tuttavia, a oggi, la maggior parte dei cacciatori italiani rifiuta di utilizzarle sia per i costi più elevati sia per le prestazioni balistiche a detta loro peggiori rispetto a quelle di piombo. Questa resistenza al cambiamento – che ha un costo elevatissimo per l’ambiente e la nostra salute – si inserisce all’interno di una scarsa consapevolezza dei rischi associati a questo metallo. Il paradosso, infatti, è che proprio i cacciatori dovrebbero correre ai ripari perché costituiscono la categoria più esposta all’intossicazione da piombo: oltre a inalarne particelle mentre sparano, sono i primi consumatori di selvaggina contaminata.
Durante il convegno, Andrea Giampreti, medico tossicologo del Centro antiveleni Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha parlato dei casi clinici di due cacciatori che ha avuto in cura, i quali avendo sintomi aspecifici sono arrivati a una diagnosi solo dopo molto tempo e non senza difficoltà. In generale, il consumo di selvaggina contaminata può dare conseguenze anche gravi soltanto a distanza di mesi o addirittura anni, perché nel frattempo il metallo rimane all’interno dell’apparato digerente.
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C’è anche un altro motivo se il piombo contenuto nelle munizioni da caccia non è ancora stato vietato. È noto come la lobby di produttori di armi e munizioni sia tra le più potenti. Questo Governo, poi, sembra particolarmente attento ad assecondarla con sempre maggiori concessioni. In generale, pur rappresentando una minoranza, la categoria dei cacciatori negli ultimi anni ha visto rappresentati i propri interessi anche a costo di pesanti sanzioni dell’Unione Europea e di danni ambientali incommensurabili.
“In Regione abbiamo una maggioranza refrattaria a parlare di caccia”, ha detto la consigliera lombarda Carmela Rozza (Pd). “La discussione sui rischi del piombo andrebbe invece allargata, anche ai cacciatori”. Diverse federazioni che erano state invitate al convegno di Milano, però, hanno declinato l’invito.
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L’uso del piombo da parte dei cacciatori potrebbe avere conseguenze ancora più preoccupanti in un futuro se si considera da una parte la crescita della caccia agli ungulati (tra cui cinghiali, cervi, caprioli e daini) e dall’altra la deregolamentazione proposta dal Ddl 1552, attualmente in discussione al Senato. Se dovesse essere approvato, il disegno punta infatti a consentire la caccia in aree protette, parchi e centri abitati (nonché con piccoli uccelli selvatici catturati come richiami vivi e durante periodi fondamentali per la riproduzione degli animali, mettendone a rischio la sopravvivenza). Come hanno denunciato diverse associazioni ambientaliste, tra cui Lav, Lipu e Wwf, la proposta è solo l’ultimo di una lunga serie di tentativi di demolire la legge nazionale 157/92 sulla tutela della fauna selvatica.
Il successo della mostra di Milano (con 26mila accessi solo nel mese di gennaio) dimostra che la società civile non è sorda alle evidenze scientifiche e alla necessità di lavorare alla tutela degli ambienti naturali. La politica, però, sembra più attenta a non indispettire l’esigua minoranza di armieri e cacciatori. Così, il piombo continua ad avvelenarci tutti.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

