Tutto è nero: il futuro, la salute, le piogge, il fumo, persino le auto che un tempo erano bianche. Le immagini che arrivano da Teheran e dall’Iran dopo l’inizio del conflitto e il bombardamento da parte di Israele di alcuni depositi petroliferi dell’Iran appaiono apocalittiche e nascondono gravi rischi ambientali e di salute per ecosistemi e popolazione. In alcuni quartieri della città è stata anche già rivelata la fuoriuscita di petrolio nelle strade. Domenica sera il cielo della capitale iraniana è stato avvolto da un fumo nero denso provocato dagli attacchi e dopo il bombardamento di almeno quattro depositi petroliferi sono apparse chiaramente visibili una serie di nuvole nere e scure.
Il cielo plumbeo sopra Teheran: le conseguenze dell’incendio degli impianti petroliferi attaccati
Le fotografie mostrano auto ricoperte di liquidi e polveri nere, così come le pavimentazioni di ingresso delle case o le superfici più chiare della città che hanno improvvisamente cambiato colore. Le autorità locali hanno lanciato allerte sanitarie che parlano di rischi per “fumi tossici” e “piogge acide” mentre l’Iranian environmental protection organization ha diffuso un’allerta per potenziali “gravi rischi ambientali” e la Mezzaluna Rossa iraniana indica il rilascio in atmosfera di sostanze chimiche dannose spiegando come “il fumo ha immesso nell’aria e nelle nuvole enormi quantità di composti tossici, come idrocarburi, ossidi di zolfo e di azoto”.
Perché si parla di “piogge acide” e “piogge nere”?
Tra venti particolarmente calmi, il fumo continua a persistere sulla città e la Cnn in vari servizi ha mostrato come nel centro urbano si è accumulata su ogni superficie una strana acqua nera. Ma di cosa si è trattato esattamente e perché si parla di “pioggia nera” e di “piogge acide”? Gabriel da Silva è un professore associato di ingegneria chimica dell’Università di Melbourne che su The Conversation ha scritto un articolo in cui racconta come la pioggia di Teheran potrebbe “contenere non solo acidi ma anche una serie di altri inquinanti dannosi per l’uomo e l’ambiente nel breve e lungo termine”. Di base gli inquinanti atmosferici possono essere rimossi attraverso la pioggia ma quando l’aria è ricca di inquinanti “questi vengono raccolti dalle gocce d’acqua che cadono e “escono” dall’atmosfera sotto forma di pioggia”. Per questo motivo, in generale, si può parlare di “piogge tossiche” dovute dalla condensazione del vapore acqueo intorno ai nuclei legati agli incendi dei depositi petroliferi. Per Da Silva si parla di “pioggia nera” perché “indica che inquinanti tossici come idrocarburi, polveri sottili come PM2.5 e composti cancerogeni come gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono penetrati nella pioggia”. Inoltre, potrebbero contenere anche sostanze chimiche come residui di metalli pesanti e composti inorganici di materiali da costruzione. Il fumo dovuto agli impianti bombardati potrebbe invece contenere anidride solforosa e biossido di azoto: questi sono “i precursori della formazione di acido solforico e diossido di azoto nell’aria. Questo acido si trasforma poi in goccioline d’acqua ed è responsabile di ciò che convenzionalmente chiamiamo pioggia acida”.
Per pioggia acida generalmente si intende una precipitazione con un pH molto basso causato appunto da emissioni di ossidi di zolfo e azoto che reagiscono con l’acqua in atmosfera. Queste piogge possono causare danni a lungo termine agli ecosistemi. Per pioggia nera invece, sempre come nel caso di Teheran, ci si riferisce a precipitazioni nerastre causate dal mescolamento con alte concentrazioni di particolato, oppure cenere o residui oleosi, come per gli attacchi ai depositi petroliferi, nell’atmosfera. In entrambi casi i rischi, soprattutto nel caso di bombardamenti ripetuti e prolungati nel tempo, sono quelli di contaminazione (come quella dell’acqua potabile) e con la pioggia nera che deposita composti su edifici, strade e superfici, in futuro gli inquinanti potrebbero “tornare nell’aria quando vengono disturbati da forti venti” ricorda Da Silva.
Teheran, l’inferno nella notte: enorme incendio nel deposito di carburante di Aqdasieh
Come comportarsi: “Gettate i vestiti, sigillateli”.
Domenica, nell’Iran che ha sofferto a lungo per siccità, è arrivata la pioggia ma come detto purtroppo quella caduta a Teheran – dove vivono quasi 10 milioni di persone – “ha proprietà altamente acide, estremamente pericolose” sostiene la Mezzaluna Rossa spiegando che “il fenomeno può causare ustioni chimiche alla pelle e gravi danni ai polmoni”. I consigli diffusi fra i residenti, oltre a non uscire, sono dunque quelli di non strofinare la pelle esposta alla pioggia, ma di lavarla solo con acqua fredda, così come di cambiare gli indumenti contaminati: è sempre meglio metterli in un sacco e sigillarli.
Ovviamente bambini, anziani, persone con problemi cardiaci e polmonari e donne incinte sono tutti estremamente vulnerabili in questo momento e “dovrebbero evitare in particolare l’esposizione all’aria aperta”. Nel frattempo alcuni residenti hanno già segnalato mal di testa e difficoltà respiratorie.
Un altro consiglio fornito alla popolazione iraniana è tentare di proteggersi indossando mascherine e protezioni per il viso, chiudere tutte le finestre e ripulire dove possibile gli inquinanti che si sono depositati.
Iran, scende la notte su Teheran: ancora bombe. Fiamme e colonne di fumo nella città
Quali gli impatti a lungo termine?
Difficile prevedere come gli attacchi di Stati Uniti e Israele ai depositi petroliferi e alle raffinerie (anche in Bahrein) possano impattare a lungo termine su ecosistemi e vite in Medio Oriente. Dalle esplosioni di oltre 700 pozzi e il rilascio di enormi quantitativi di petrolio in Iraq negli anni Novanta abbiamo però purtroppo già imparato il durissimo colpo che queste forme di inquinamento possono lasciare nell’ambiente, segnandolo per secoli. Se i bombardamenti saranno ripetuti, in Iran – come in Libano e le altre zone di guerra – i rischi cresceranno in maniera esponenziale.
Il problema infine è che la “pioggia di petrolio” come è stata ribattezzata da alcuni media locali e la presenza di polveri e inquinanti potrebbero presto avere ripercussioni anche in vari altri Paesi tant’è che altri stati stanno iniziando a diffondere le allerte. Fra gli ultimi il Kirghizistan: alcuni parlamentari hanno infatti denunciato come “le sostanze chimiche nocive rilasciate nell’aria durante gli attacchi israeliani alle raffinerie di petrolio iraniane potrebbero potenzialmente raggiungere il Paese sotto forma di pioggia acida”.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

