“Condividiamo la posizione di Legambiente quando dice che Confindustria sbaglia sulla politica energetica del Paese. E infatti noi abbiamo una proposta alternativa”. Massimo Marengo, imprenditore piemontese, è referente il nazionale per l’energia di Confapi, associazione che rappresenta piccole e medie imprese private (100.000 aziende per oltre un milione di lavoratori). Fa riferimento alla recente intervista rilasciata a Green&Blue da Stefano Ciafani, presidente nazionale della principale associazione ambientalista italiana: “La confederazione degli industriali non sta facendo gli interessi delle imprese italiane”.
L’intervista
“Ecco perché sull’energia Confindustria non fa gli interessi delle imprese”
Qual è la posizione di Confapi sulla crisi energetica in corso con le ultime fibrillazioni geopolitiche?
“Le imprese che rappresentiamo vogliono poter produrre e accumulare con le batterie industriali energia rinnovabile per l’autoconsumo. E’ l’unico modo, attualmente, per essere competitivi, abbassando i costi della bolletta elettrica. E non solo…”.
Cos’altro ne gioverebbe?
“Si ridurrebbero anche i costi che dobbiamo affrontare per i trasporti. Se si puntasse decisamente sull’elettrificazione, ogni azienda poterebbe dotarsi di flotte di veicoli a batterie e fare il pieno con l’energia che ha prodotto nel proprio stabilimento grazie ai pannelli fotovoltaici e accumulata nelle batterie”.
Perché Confindustria non chiede queste cose e voi sì?
“Noi non abbiamo conflitti d’interesse: rappresentiamo solo piccole e medie imprese private. Confindustria, invece, è una realtà più complessa…: al suo interno ha sia i piccoli che le grandi aziende, anche a partecipazione pubblica, e tra le più grandi ci sono le utilities dell’energia che fanno valere il loro peso”.
Ma voi lo avete fatto presente al governo?
“Certo, sottolineando che la stragrande maggioranza delle imprese nazionali è costituito da realtà con decine o poche centinaia di dipendenti. Ma non ci ascoltano. Alla fine i provvedimenti sono fatti su misura per le grandi aziende e a noi viene chiesto di adattarci. E il caso, per esempio, di Transizione 5.0: dati recentissimi indicano che solo il 35% dei fruitori è costituito da piccole aziende”.
Restando al tema dell’energia, cosa ci vorrebbe perché ogni azienda potesse avere i suoi pannelli e le sue batterie? Nessuno lo vieta, giusto?
“E’ vero fino a un certo punto, perché sappiamo quanti ostacoli burocratici trovano sul loro cammino gli impianti di rinnovabili. Ma noi chiediamo soprattutto un supporto economico che ci permetta di fare cambiamenti strutturali. Le piccole imprese fanno fatica ad accedere al credito e una garanzia statale per questo tipo di investimenti aiuterebbe molto. Così come il meccanismo del credito d’imposta utilizzato nel periodo della pandemia… Tutte cose che abbiamo chiesto al governo, ma senza successo”.
La riduzione delle accise non va bene?
“Gli aiuti sono sempre accettati, ma le misure emergenziali costano denaro pubblico e non lasciano alcuna traccia duratura nel tessuto produttivo del Paese”
E il nucleare? Può essere anche quella una forma di “autoproduzione” di energia per le singole imprese, quando saranno in commercio i piccoli reattori modulari?
“Come Confapi non siamo contrari al nucleare. Ma, aldilà dei problemi tecnici, autorizzativi e di accettabilità sociale, non ci sembra una soluzione praticabile nel breve termine. Mentre è invece urgente diventare il più possibile autonomi in fatto di energia, come dimostrano gli eventi delle ultime settimane”.
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