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Ondate di calore e diseguaglianze: nelle periferie al suolo fino a 64 gradi


35,9 gradi nell’aria, 45,3 sulle superfici urbane. Sono le temperature medie registrate nelle ore più calde in sei quartieri periferici di Napoli, Milano, Roma, Torino, Terni e Bari. In alcuni punti l’asfalto ha superato i 62 gradi (virale è diventato il caso dello chef Antonio Rizzuto che a Palermo ha cucinato un uovo su un muretto), mentre la gomma dei parchi giochi è arrivata anche 75,6. E quasi due infrastrutture o servizi su tre tra quelli censiti risultano esposti al sole. I dati della campagna 2026 “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città più fresche, città più giuste”, realizzata da Legambiente con la Croce Rossa Italiana e RSE, descrivono città nelle quali l’aumento delle temperature si combina con una distribuzione molto diseguale di alberi, ombra, acqua e spazi pubblici attrezzati. In pratica, le ondate di calore non colpiscono tutti allo stesso modo. Il caldo estremo, del resto, non investe uno spazio urbano neutro: incontra quartieri già differenti per reddito, qualità degli edifici, disponibilità di servizi e cura del territorio. Finisce così per amplificare fragilità preesistenti, trasformando anche la possibilità di trovare refrigerio in una misura concreta della disuguaglianza.

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I numeri dell’emergenza

Tra l’11 giugno e il 17 luglio, nella fascia compresa tra le 11 e le 16, la temperatura ambientale media è stata di 35,9 gradi. Il valore più alto, 39, è stato rilevato l’8 luglio a Barriera di Milano, quartiere di Torino. Il più basso, 32 gradi, è stato registrato l’11 giugno a San Pietro a Patierno, a Napoli. Il problema non riguarda soltanto l’aria. Delle 465 infrastrutture e dei servizi mappati – panchine, fermate, marciapiedi, aree di sosta e parchi giochi – 288, pari al 64,4%, erano esposti al sole nelle ore centrali della giornata. È soprattutto nei quartieri con redditi medi più bassi che la minore presenza di alberature, edifici efficienti e sistemi di raffrescamento aumenta l’esposizione alle temperature estreme. “Il caldo torrido e le ondate di calore non colpiscono in modo uniforme la popolazione”, osserva Mariateresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente. “Esistono forti diseguaglianze termiche tra quartieri con diverse caratteristiche economiche e infrastrutturali. In quelli a basso reddito, la mancanza di spazi verdi e di soluzioni di raffrescamento aumenta l’esposizione al caldo e il rischio di malori”. Le termografie mostrano con particolare chiarezza il peso delle scelte urbanistiche. La temperatura media delle superfici analizzate — asfalto, cemento, sanpietrini, mattonato, terreno naturale, panchine e pavimentazioni antitrauma — è stata di 45,3 gradi. La media più alta è stata registrata nel quartiere San Paolo di Bari, con 52 gradi; la più contenuta al Villaggio Italia di Terni, con 41. Tra i materiali più critici figura l’asfalto, che al sole ha raggiunto una temperatura media di 52 gradi e un picco di 62,7 in una strada del Parco Palatucci, a Roma. Ancora più elevati i valori della gomma utilizzata nelle aree gioco: 66 gradi di media, fino ai 75,6 rilevati sotto gli scivoli del Giardino Giuseppe Saragat, a Torino.

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Un’alternativa è possibile

L’ombra modifica però radicalmente il quadro. Le pavimentazioni gommate scendono in media a 33 gradi, l’asfalto a 35. La temperatura minima dell’intera campagna, 23,5 gradi, è stata misurata su un terreno naturale vicino a una fontanella presso l’Acquedotto Alessandrino, a Roma. Una differenza che conferma il ruolo concreto di alberature, suoli non impermeabilizzati, fontane e aree verdi nella mitigazione delle isole di calore. “La scelta di abbattere o mettere a dimora alberature, così come quella dei materiali utilizzati per rivestire una piazza o un parco giochi, può influire sulle possibilità di adattarsi e resistere all’innalzamento delle temperature”, sottolinea Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente. I numeri, aggiunge, rendono evidenti “le criticità urbanistiche di fronte al clima che cambia”.

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Se l’estate arriva prima

A cambiare non è soltanto l’intensità del caldo, ma anche il calendario. L’analisi condotta da Legambiente sui quartieri di Bari, Napoli, Milano, Roma e Torino mostra che, tra il 2015 e il 2025, le temperature superficiali più elevate si sono progressivamente anticipate al mese di giugno. Il caso più evidente è Milano. Nel 2015 erano soltanto sei i quartieri con una temperatura media diurna del suolo compresa tra 41 e 45 gradi; nel 2025 sono diventati 68. Nello stesso periodo sono diminuiti i quartieri compresi nelle fasce più fresche. A Napoli, rispetto al 2015, sono otto in più quelli tra 41 e 45 gradi e uno in più ha raggiunto la fascia tra 46 e 50. Roma presenta invece la situazione più critica ad agosto. Rispetto al 2017, primo anno disponibile per il confronto, i quartieri compresi tra 46 e 50 gradi sono aumentati di 32 unità, mentre quelli tra 41 e 45 sono cresciuti di 71. Milano e Torino mostrano nello stesso mese una riduzione delle aree nella fascia più estrema, pur registrando uno spostamento verso le classi immediatamente inferiori.

“Ripensare le periferie delle nostre metropoli”

È in questo contesto che Legambiente parla di “cooling poverty”, la povertà di raffrescamento: la difficoltà economica e materiale di mantenere abitazioni e spazi di vita a temperature accettabili. “È indispensabile ripensare le nostre città a partire dalle periferie e dalle aree dove vivono le persone più vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico”, insiste Imparato. L’associazione chiede al Governo di finanziare l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e di affiancargli un programma specifico per le città e le coste. Tra le sette proposte figurano una mappatura nazionale dei rifugi climatici, più infrastrutture verdi e blu, campagne di informazione, la riqualificazione energetica degli edifici e l’attuazione del Piano sociale per il clima. I dati raccolti indicano una priorità precisa: intervenire non soltanto sulle emergenze estive, ma sulla struttura stessa delle città. Materiali, alberature, fontane, ombreggiamenti e qualità degli edifici determinano differenze di decine di gradi anche nello spazio di pochi metri.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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