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Olimpiadi Milano-Cortina 2026: sulla mini stazione di Tirano il peso dei Giochi


Non c’è classifica dei borghi più belli e suggestivi d’Italia che non citi Tirano, in provincia di Sondrio. Un luogo fiabesco sul quale si sta per abbattere un ciclone: le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

L’insostenibile viabilità della Valtellina

A 200 chilometri da Milano e a 300 da Cortina, nel cuore della Valtellina, Tirano fino adesso era famoso per ospitare la stazione di partenza del Trenino rosso del Bernina, ferrovia storica alpina dichiarato Patrimonio Unesco che arriva fino a Saint Moritz. Un piccolo convoglio a basso impatto ambientale che sale a oltre 2 mila metri e che in autunno prima di vedere i ghiacciai attraversa boschi di faggi, abeti, larici colorati di rosso, arancione, giallo. Una meta per appassionati del turismo lento e sostenibile Tirano, visto che gli unici momenti di overtourism sono gli arrivi dei pellegrini diretti al Santuario della Madonna. Fino ad ora. Sì, perché tra palazzi antichi e i vigneti del Nebbiolo di montagna, da tre anni la vita del paese è alterata dai cantieri aperti in mezzo a boschi, prati e vecchie malghe. Dagli organizzatori, dagli amministratori della Regione Lombardia e anche dai manager della società Simico Spa, la società responsabile delle realizzazione delle opere olimpiche, questo piccolo paese di montagna di 8 mila residenti viene considerato “cruciale” per i Giochi che si terranno in Lombardia.

Il Trenino del Bernina che parte da Tirano borgo della Valtellina e nodo cruciale per le Olimpiadi Milano-Cortina 

Tutta colpa di una piccola stazione

In tutti i dossier sui Giochi olimpici infatti si parla di Tirano come “l’importante snodo con parcheggi per bus navette e transito tra treni e autobus”. Insomma, questa sarà l’unica via di accesso possibile per salire in pullman, auto o treno a Bormio e Livigno dove saranno assegnate tra le medaglie più attese: quello dello sci alpino maschile, scialpinismo, snowboard e freestyle.

Il fascino di viaggiare nel silenzio a bordo del Trenino del Bernina tornerà. Al momento, però Tirano si prepara al accogliere atleti, giornalisti e pubblico da tutto il mondo. Dal 6 al 22 febbraio, proprio per “colpa” di quella stazioncina da dove parte il treno delle fiabe il paese sarà, come spiega il sito delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, “lo snodo principale del sistema di interscambio treno-auto per chi sarà diretto ai campi di gara”. Perché è vero come si legge sui depliant distribuiti nel megastore in piazza Duomo che da Milano Centrale e Milano Malpensa si può arrivare in Valtellina in treno, ma solo fino a Tirano perché la ferrovia lì si interrompe, poi chi ha il pass o il biglietto dovrà proseguirà per Bormio e Livigno in autobus. Per un’altra ora e mezza.

L’inchiesta

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la cabinovia sulle Tofane l’ultima sfida alla montagna

Trenord ha garantito una partenza ogni trenta minuti con un gioco di incastri sugli orari che si sta perfezionando. Non è facile. Perché, nonostante in questi tre anni siano stati soppressi 16 passaggi a livello lungo la ferrovia Milano-Lecco-Sondrio-Tirano, la linea non è però stata rimodernata (come chiedevano invece pendolari e residenti), ma rimane in gran parte a binario unico. Per un viaggio lungo 2 ore e mezza.

“A binario unico basterà un ritardo per creare l’effetto domino”

Nell’area della stazione del piccolo paese è pronta una mega area per il parcheggio. Per costruirla hanno scavato tra terreni agricoli e prati. Lì, secondo il Piano dei Giochi, potrà ospitare fino a 120 bus più c’è lo spazio per gli shuttle olimpici che faranno avanti e indietro lungo la statale 38 della Valtellina con il passo del Foscagno che rappresenta il punto più critico dell’intero sistema. I cittadini di Tirano per non soffocare di traffico avevano detto sì ad una tangenziale lunga 6,6 chilometri con ponti sul fiume Adda, gallerie e opere di collegamento che servirà anche in futuro per togliere il passaggio delle auto dal centro e migliorare la mobilità su tutta la statale. I lavori sono iniziati, ma il cantiere si è bloccato all’ultimo chilometro per problemi di impermeabilizzazione. Quando saranno risolti? Dopo le Olimpiadi, intanto, aprirà un tracciato di 3,3 chilometri. La metà. “Se c’è il rischio di ingorghi? Per noi è una certezza visto che oltre la metà delle opere che dovevano essere create per decongestionare il traffico non sono state concluse, oppure nemmeno iniziate. Per non parlare dei treni: ad un solo binario basterà un ritardo per creare un effetto domino. Servirà una precisione al minuto”, dice senza termini Barbara Meggetto, presidente della Lombardia per Legambiente, l’associazione ambientalista che nell’ultimo report Nevediversa ha descritto l’impatto ambientale, economico e sociale delle Olimpiadi.

Lavori per la realizzazione della nuova strada a Tirano: pesanti l’impatto sull’ambiente per la creazione solo dello svincolo e il sottopasso (foto Altreconomia/PlaceMarks) 

“In Lombardia su 29 opere solo 8 sono pronte”

“Questa della viabilità in Lombardia è la prova più difficile delle Olimpiadi diffuse che, se aveva come obiettivo quello di ridurre l’impatto ecologico di un evento così grande su un singolo territorio, distribuendo impianti e visitatori, in realtà sembra aver moltiplicato cantieri, disagi e inquinamento, ma anche lo spreco di soldi pubblici visto che molti lavori, in Lombardia come a Cortina, non saranno terminati con l’accensione del braciere: su 29 opere programmate per 1,39 miliardi di euro in Lombardia solo 8 saranno pronte per l’inizio del Giochi”, sottolinea ancora Meggetto, “Circa il 57% delle opere previste soprattutto quelle legati alle legacy, ossia all’eredità dei Giochi, saranno portate a termine dopo la fine dei Giochi Paralimpici. L’ultimo cantiere qui è programmato per la fine del 2033”.

“Avevano promesso un’eredità di opere durature”

La maggior pare dei residenti di Bormio, Livigno e Tirano sostiene che molte promesse non siano state mantenute: chiedevano che le Olimpiadi lasciassero sui territori opere durature viste anche le conseguenze dovute al cambiamento climatico costringono a ripensare il tipo di turismo offerto. “Ora a lamentarsi non sono solo le associazioni ambientaliste e per la tutela del territorio, anche albergatori e ristoratori chiedevano che i soldi venissero spesi diversamente, per risolvere sia il problema dell’accessibilità della Valtellina senza deturpare il territorio, sia per affrontare una delle questioni fondamentali per il futuro: lo spopolamento”, racconta Antonio Muraca responsabile di Italia Nostra Valtellina. “Diversi cantieri sono stati connessi al dossier delle Olimpiadi invernali soltanto dopo, perché in realtà non servivano direttamente ai Giochi, ma si trattava di opere che la gente della Valtellina aspettavano da anni”. Un esempio? La tangenziale del capoluogo per consentire al traffico di bypassare il centro urbano: i lavori non sono nemmeno iniziati. Sono sorti molti comitati e i cittadini sono andati avanti con i ricorsi. Qualcuno è stato perfino vinto, altri no.

Bormio, lontano da Milano e pure da Cortina

Le sedi ufficiali delle Olimpiadi sono Milano e Cortina, ma Bormio e Livigno non solo ospiteranno alcune delle gare più attese, ma sono tre anni che gli abitanti convivono con cantieri in mezzo al paese e una viabilità nei fine settimane al collasso. C’è poi il problema del Parco. Bormio insieme a Santa Caterina Valfurva è immerso nel Parco nazionale dello Stelvio. Basta uscire dal centro abitato e sei già dentro, all’inizio di molti sentieri e vallate. Gli ambientalisti più volte avevano chiesto di tenere presente l’impatto anche indiretto sulla vita del parco evitando di creare opere sovradimensionate vista la fragilità del territorio che sopporta già una crisi climatica evidente. Ma guardando il centro di Bormio sembra che le cose siano andate diversamente.

“Finite le gare cosa ci faremo con lo Stelvio Olympic Ski Center”

Impianto fotovoltaico sul tetto, basso consumo energetico, alimentazione da centrale a biomasse, 1.500 metri quadrati di aree polifunzionali di uffici, a cui si aggiungono un parcheggio multipiano, una rotatoria e la passerella ciclopedonale sul Frodolio. Benvenuti allo Stelvio Olympic Ski Centre, l’opera più costosa realizzata a Bormio per le Olimpiadi, costata circa 13 milioni euro. Si trova nella zona di arrivo delle celebre pista “Stelvio” che sarà teatro delle gare maschili di discesa libera, Super G e combinata. Assodato che l’impianto è stato pensato come centro logistico per gli atleti, le squadre, il personale e il pubblico, il dibattito ora è questo: cosa dovrà diventare una volta finite le gare? Per il Comune dovrà essere usato per ospitare eventi sportivi e pubblici una decisione contestata perché poco distante c’è già il Pentagono Center un palazzetto riqualificato sempre con i soldi delle Olimpiadi.

La Piana dell’Alute di Bormio dove si sarebbe dovuta creare una strada: progetto bloccato dai cittadini 

Tutti contro la tangenziale dell’Alute

A parte i cantieri aperti e che forse chiuderanno quando gli atleti se ne saranno andati, un sospiro di sollievo però gli abitanti di Bormio lo hanno tirato quando il Tar ha momentaneamente sospeso la costruzione di una nuova strada olimpica: la tangenzialina dell’Alute. Voluta dalla Regione per far arrivare gli sciatori direttamente agli impianti di risalita, lunga circa un chilometro, per anni ha diviso popolazione e amministratori locali, costo 7 milioni di euro. Racconta ancora Muraca di Italia Nostra, che insieme a tutte le associazioni ambientaliste nazionali e locali si è schierata a fianco dei cittadini: “Un’opera palesemente inutile. Quella strada sarebbe stata un disastro dal punto di vista ambientale e sociale. L’Alute è l’ultima bellissima e storica piana agricola di Bormio, incastonata tra le Alpi mantenuta così da generazioni, un paesaggio considerato identitario dagli abitanti di questa valle e anche per i turisti. Importante area naturale e rifugio della fauna lungo il fiume Adda, come è possibile che la stessa Regione che vuole la tangenziale, classifica però la Piana dell’Alute come corridoio primario delle rete ecologica regionale e vincolata inderogabilmente”. Come finirà? “Il rischio è che quando l’attenzione mediatica si abbasserà e i riflettori si spegneranno, i cantieri riprenderanno”.

Milano-Cortina 2026, Livigno: lavori in corso e cannoni sparaneve accesi per le Olimpiadi

A Livigno, cascate d’acqua per produrre la neve

Vista dall’alto grazie alle foto satellitari che ha pubblicato in rete Altreconomia, in collaborazione con PlaceMarks, è una sorta di cratere bianco tra pascoli verdi. Il nuovo bacino alpino per l’innevamento artificiale realizzato sul Monte Sponda a Livigno ( uno dei più grandi d’Europa) ha rimodellato la sagoma naturale del monte. Una grande diga artificiale con una capacità di 203 mila cubi di acqua a 2.600 metri di altitudine occupa un’area di oltre tre ettari. Considerata cruciale per le gare di snowboard e freestyle tutto è pronto per alimentare i cannoni da neve per lo Snow Park. Forse è questa l’opera più emblematica delle Olimpiadi piombate a Livigno “e di un modello di uso della montagna che non vuole sapere di cambiare” sottolinea Barbara Meggetto di Legambiente. Costo dell’opera 21,7 milioni di soldi pubblici serviti sia per costruire il bacino di accumulo sia per la stazione di pompaggio. Per i tecnici di Simico tra qualche anno i bacini si integreranno perfettamente al paesaggio diventando perfino utili come vasche antincendio.

L’Aqua Granda sotto pressione

La pensano diversamente gli ambientalisti che ricordano il problema della gestione del torrente Spöl chiamato anche “Aqua Granda” dalla gente del posto che rappresenta la principale risorsa idrica di Livigno. Ben il 98% della sua portata pari a 254 milioni di metri cubi annui è destinato alla produzione di energia idroelettrica con A2A in Italia e EKF in Svizzera. C’è un trattato che stabilisce le quantità massime da destinare ai vari scopi nei due paesi. Solo l’1% corrispondente a 3,4 milioni di metri cubi viene utilizzato per innevamento e per scopi agricoli e potabili. La preoccupazione, con le Olimpiadi invernali alle porte, è che la mega produzione di neve artificiale alteri la vitalità del torrente messo sotto pressione (ci sono anche concessioni storiche da rispettare con la Svizzera). Il torrente attraversa tutto il Comune, ci si domanda quanta acqua verrà sottratta al suo flusso ecologico naturale? “Da queste parti l’acqua è una grande risorsa – ricorda Muraca di Italia Nostra – ma la crisi del clima negli ultimi 50 anni ha generato un aumento della temperatura media”. Quanto costa innevare una posta lunga un chilometro? Secondo la Techno Alpin dai 30 ai 40 mila euro, mentre il Cipra (la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi) ha stimato che i macchinari che producono neve artificiale sono estremamente energivori. L’acqua? Servono 3,6 milioni di litri. Per un chilometro di pista innevata artificialmente.

A Livigno il gigantesco parcheggio del Mottolino in località Bondi. Evidente l’impatto sulla zona agricola (foto concessa da Altreconomia e PlaceMarks) 

Due ettari di bosco spariti per far posto alle auto

Una nuova seggiovia e un gigantesco parcheggio, anche sotterraneo da 33,8 milioni di euro. “Toglieremo 400 auto dalla Piana di Livigno” ha detto il sindaco Remo Galli quando ha accompagnato i giornalisti a visitare il cantiere. Intanto i cittadini della valle hanno visto il taglio di oltre due ettari di bosco per far spazio alle auto e organizzato una mostra di controinformazione e denuncia. Con il bacino per l’innevamento artificiale a 2.600 metri, la nuova seggiovia Alvista, fiore all’occhiello di Carosello 3000 è tutto pronto alle pendici del Mottolino per accogliere sulle piste del Livigno Snow Park le gare di sci freestyle e snowboard. Tra le più spettacolari. Manca solo la cabinovia Carosello-Freita-Valfin da 44 milioni di euro. Inserita nel Piano in vista dei Giochi Olimpici sarà disponibile solo dopo la cerimonia di chiusura.

Il clima che cambia: ci sarà neve nei prossimi anni?

“Lasciamo un’eredità alla sede olimpica della Valtellina”, hanno detto sempre quel giorno i rappresentanti di Simico ai cittadini di Livigno. Definita “come un sogno che sembrava inarrivabile” e “per garantire un futuro da protagonista a Livigno nel mondo dello sci”. Ma ci sarà neve nei prossimi anni per puntare ancora così fortemente sullo sci? Il presidente della Federazione Internazionale di Sci nei giorni scorsi ha espresso dubbi già ora e preoccupato dalle poche nevicate naturali ha sollecitato la produzione di neve artificiale per le piste di snowboard a Livigno. Ma gli organizzatori locali e il sindaco lo hanno assicurato: “Tutte le macchine per la neve artificiale sono pronte ed entro il 20 gennaio sarà tutto in regola”. Livigno dunque avrà la neve. Per risolvere i problemi dell’acqua, ci penseremo dopo le Olimpiadi.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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