Valli alpine dove tra gli abeti svettano ancora decine di gru, deroghe ambientali, opere accelerate. A meno di un mese dall’accensione del braciere nello stadio di San Siro, sono tanti gli interrogativi sempre più pressanti sul prezzo ecologico delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. “Presentati nel dossier di candidatura come i Giochi invernali più sostenibili della storia, il Comitato organizzatore aveva garantito che il 92% delle strutture sportive esistesse già, stanziando un budget di 1,5 miliardi di euro. Come è finita? Decine di cantieri in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige con i finanziamenti saliti a 5,7 miliardi. Almeno per il momento. Soldi pubblici spesi per finanziare 98 infrastrutture tra strade, ferrovie, bacini di innevamento, cabinovie, impianti sportivi”. A parlare è Luigi Casanova presidente di Mountain Wilderness, che sui rischi ambientali causati dai Giochi olimpici in alta quota ha scritto due libri. Questione che conosce da vicino, visto anche che la sua associazione era tra quelle che, all’inizio, erano state invitate dalla Fondazione Milano-Cortina 2026 ad un tavolo di confronto. Obiettivo: valutare insieme alla Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico Spa) la sostenibilità ambientale delle infrastrutture da realizzare. Tra gli altri, c’erano anche i rappresentanti di Legambiente, Italia Nostra, Wwf, Lipu e Cai.
“Troppi cantieri commissariati”
Il tavolo però due anni dopo si è rotto. Motivo? La decisione di commissariare i cantieri che avrebbe portato all’esonero di molte opere dalle Valutazioni di impatto ambientale, strumento ritenuto invece fondamentale dalle associazioni. “Ci siamo alzati dal tavolo quando abbiamo capito che per procedere più velocemente, molti progetti sono stati esclusi dalle procedure standard grazie a commissariamenti straordinari: voleva dire che una percentuale notevole di opere pubbliche, circa il 60%, non sarebbe stata sottoposta alla valutazione di impatto ambientale o alle valutazioni preliminari. Forse basterebbe raccontare questo passaggio, per capire l’impatto delle nuove opere e delle ristrutturazioni sull’ecosistema alpino. Altro che Olimpiadi a impatto zero”, racconta il presidente di Mountain Wilderness, Casanova.
“Il villaggio olimpico: occasione mancata per chi vuole restare”
E se lo scopo del tavolo aperto tra associazione ambientaliste e la Fondazione Milano-Cortina era garantire la trasparenza, la partecipazione dei territori e capire quali fossero le opere necessarie e quelle no e, nel caso, trovare soluzioni alternative, tutto questo – raccontano – non è avvenuto. “In realtà, nessuno ci ascoltava e se ponevamo domande c’erano scontri. Così ce ne siamo andati, ma senza rinunciare al nostro ruolo di controllo. Abbiamo fondato Open Olympics 2026 a cui ha aderito anche l’associazione Libera di Don Luigi Ciotti. Oggi siamo venti associazioni e non credo che il nostro lavoro di vigilanza e monitoraggio finirà dopo le Olimpiadi che iniziano il 6 febbraio. Penso durerà anni, perché dopo i Giochi bisognerà capire come si gestiranno i nuovi impianti e con quali soldi pubblici”, promette Casanova che tiene a sottolineare “Non sono un ambientalista del ‘no’ e come sportivo ritengo che le Olimpiadi siano un valore. Una competizione di questo livello si poteva gestire diversamente, riducendo costi e impatto ambientale. Avrebbe potuto rappresentare una rinascita per i territori in alta quota che soffrono lo spopolamento e combattono, stagione dopo stagione, il cambiamento climatico. Lasciare in eredità strutture importanti utili per la comunità. Invece tutto è andato diversamente. Se vogliamo sintetizzare, davanti a queste Olimpiadi è chiaro che c’è l’intento di ‘urbanizzare la montagna’. Ossia, abbiamo ancora una volta assoggettato la montagna ai divertimenti e lo stile di vita delle città di pianura. Basta vedere quanto sta accadendo a Cortina”
A Cortina si rilasciano i pass, ma i cantieri sono aperti
Il conto alla rovescia a Cortina d’Ampezzo, dove si terranno le gare sci alpino femminile, di bob, slittino, skeleton e curling, corre spedito. Adagiata su ampia conca circondata dalle cime più suggestive delle Dolomiti, il suo skyline è interrotto ancora da decine di gru. Sulle piste sono pronti i cannoni per l’innevamento artificiale (98 litri al secondo per garantire il fabbisogno necessario alle piste olimpiche), in Comune si distribuiscono i pass per poter accedere con l’auto durante i Giochi Olimpici e Paralimpici, mentre i vecchi hotel sono stati trasformati in alberghi a cinque stelle e quasi il 90% delle abitazioni sono ormai seconde case. Lo spopolamento a Cortina si conta facilmente: sono rimasti solo 5 mila residenti e in tutto il 2025 sono nati appena 17 bambini. Con questi numeri vedono il proprio futuro complicato. Chiusi il cinema e la piscina comunale, nel vecchio ospedale “Codivilla” medici e infermieri scarseggiano e per molte visite specialistiche i cortinesi devono raggiungere Belluno o Brunico, percorrendo quasi un’ora di macchina lungo strade di montagna. In cambio, però, ora hanno una nuovissima pista da bob costata 118 milioni di euro.
“La manutenzione della pista da bob: 1,5 milioni di euro all’anno”
Quanto sta accadendo alla vigilia delle Olimpiadi nel paese sulle Dolomiti, luogo riconosciuto Patrimonio Unesco, lo racconta Roberta De Zanna consigliera comunale di minoranza per la lista ‘Cortina Bene Comune’: “Ormai è chiaro per come sono andate le cose che a Cortina è stato favorito un turismo di lusso, non certo le esigenze di chi in montagna continuerà a viverci dopo il 15 marzo, giorno in cui finiranno i Giochi Paralimpici. Perché a preoccuparci, adesso che abbiamo perso quasi tutte le battaglie per salvare il nostro territorio, è come gestiremo quello che è stato già costruito, soprattutto con quali soldi. Solo per mantenere la pista da bob serviranno 1,5 milioni all’anno. Certo, non si può pensare di utilizzare i soldi del bilancio comunale. Dopo aver gridato a gran voce di tenere conto dell’impatto ambientale, ecologico ed anche economico dei Giochi Olimpici sulle comunità di montagna, oggi assistiamo impotenti ai cantieri che rimarranno aperti dopo i Giochi e, inutile nasconderlo, molti di questi ci preoccupano”. De Zanna si riferisce a due opere controverse, anzi ora sono tre: la pista da bob ex “Eugenio Monti”; la nuova cabinovia Apollonio-Socrepes e il Villaggio Olimpico temporaneo a Fiames dove ci sono le scuole per lo sci di fondo.
L’impianto con la pista da bob, oggi ribattezzato “Cortina sliding centre” nella zona di Ronco ospiterà le gare di slittino, skeleton e bob. È costato l’abbattimento di 500 larici secolari e 118 milioni di euro (nel dossier della candidatura ne erano previsti per la ristrutturazione “appena” 45). Le associazioni ambientaliste, ma anche i comitati cittadini, hanno più volte chiesto di poter utilizzare la pista di Innsbruck spendendo 12 milioni, ricordando cosa è successo a quella realizzata nel 2006 a Cesana-Pariol per le Olimpiadi invernali di Torino. Costata 110 milioni di euro, quanto uno stadio di calcio, è stata smantellata spendendo altri milioni per la bonifica del terreno. Cosa non ha funzionato? In Italia gli atleti iscritti alla Federazione bob, skeleton e slittino sono circa una settantina, 500 in tutta Europa. Si tratta di impianti che non hanno un bacino tale da giustificare i costi ed ora si cerca di capire quale sarà il destino dell’opera che richiede spese di manutenzione e gestione di circa 1,5 milioni all’anno. “Sappiamo solo che la pista da bob sarà utilizzata per i Giochi Olimpici Giovanili Invernali del 2028. Poi nessuno si è ancora posto il problema cosa accadrà tra due anni”, ribadisce De Zanna.
“39 milioni di euro per costruire case che spariranno”
Anche sul Villaggio Olimpico le associazioni avevano presentato una proposta alternativa all’installazione delle 377 casette prefabbricate realizzate a Fiames e costate 39 milioni di euro. Ospiteranno 1400 atleti per un totale di 28 notti: praticamente 970 euro a notte per ospite. “Uno spreco, visto anche che il Villaggio sarà smantellato e quindi non porterà alcun beneficio permanente alla comunità – continua la consigliera De Zanna – eppure a Cortina il problema casa è una vera emergenza, i residenti faticano a trovare abitazioni a prezzi sostenibili. Sarebbe stato più utile ristrutturare comprensori già esistenti, come l’ex villaggio Eni a Borca di Cadore, chiuso da anni. Le case sarebbero state un’eredità importante per la gente che vuole restare a vivere qui. Il Villaggio Olimpico con le casette prefabbricate e che sparirà insieme ai Giochi, è un’altra occasione sprecata”. Senza contare che alcuni atleti hanno già annunciato di voler alloggiare in alberghi per maggiore comodità.
“La nuova cabinovia non è un cantiere come gli altri”
E poi c’è la questione della nuova cabinovia Apollonio-Socrepes che collegherà il centro di Cortina con la cima delle Tofane. Dieci piloni, 3 stazioni, 50 cabine da dieci posti, 2.400 persone da imbarcare all’ora. Ma l’avvio del cantiere è stato tormentato così come la chiusura dei lavori. Per rispettare i tempi del calendario olimpico è stata inserita tra le opere a procedure accelerate e commissariamento. Una scelta che ha consentito di snellire l’iter delle autorizzazioni, ma ha sollevato critiche da parte dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. Spiega Fabio Tullio, di Legambiente Cortina e membro della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra Italia): “A poche settimane dalla cerimonia di inaugurazione non solo manca ancora il collaudo dell’impianto, ma anche i lavori di completamento della stazione di partenza e quella intermedia sono in ritardo” racconta l’ambientalista che quasi ogni giorno sale a Cortina e fotografa lo stato di avanzamento dei cantieri e boschi distrutti, i piloni piazzati in mezzo ai prati, le proteste dei residenti che si sono visti costruire una cabinovia davanti casa. “Fotografo perché è l’unico modo per testimoniare quanto sta accadendo, di questa vicenda della cabinovia se ne parla davvero poco”.
“C’è una frana a Mortisia monitorata dal 1965”
In effetti, leggendo la storia della nuova cabinovia si capisce perché questo non è un cantiere come tutti gli altri e perché la comunità cortinese sia così preoccupata. Nel 2024 la valutazione Ambientale strategica aveva bloccato il progetto per i rischi idrogeologici, poi nel 2025 quella regionale (VIA) ha ribaltato la decisione, ponendo però diverse prescrizioni di sicurezza. Ma la prima gara d’appalto era andata deserta, perché due multinazionali si erano tirate indietro all’ultimo. Solo l’intervento del commissario straordinario Fabio Massimo Saldini, con una procedura negoziata e più fondi, ha poi convinto un gruppo di imprese a partire con i lavori. Ora sono gestiti da un’associazione temporanea di imprese tra cui la bresciana Graffer; l’Ecoedile di Bergamo, l’austriaca Doppelmayr costruttore principale insieme a Simico Spa. Le cabine dell’impianto sono state fornite dalla ditta turca Anadolu Teleferik, mentre gli azionamenti elettrici sono stati realizzati da una ditta di Vicenza, la RopeTec.
Luigi Casanova, che ha seguito il progetto fin dall’inizio, spiega perché quella cabinovia preoccupa: “Come rilevato dall’Autorità di bacino e documentato anche dal Piano regolatore di Cortina già nel 1965 lì c’è la famosa frana di Mortisa. Significa che ci troviamo davanti ad una frana in movimento lunga tre chilometri e larga 400 metri che si muove in superficie a seconda della zona. Senza contare che i piloni sono stati costruiti sui prati di Mortisa, uno degli ultimi pascoli che si affacciano sulla città. Eppure, nonostante le criticità idrogeologiche individuate, il 6 febbraio 2025 l’Autorità di Bacino ha approvato il progetto della cabinovia ponendo comunque 5 prescrizioni di sicurezza. Allo stesso modo, la soprintendenza ha espresso parere favorevole al progetto, pur definendo la cabinovia una ‘compromissione di un paesaggio rurale di eccezionale valore’ e definendo altre sette prescrizioni”. Così, per monitorare gli eventuali spostamenti del suolo lungo tutta la linea della cabinovia sono stati installati sensori di movimento. Il destino dell’impianto è nella mani di chi dovrà procedere al collaudo e dare il via alla partenza della prima cabina verso le Tofane.
Quando, nel settembre 2025, le famiglie che vivono tra i piloni a Mortisa e Lacedel hanno visto comparire nel terreno accanto al cantiere una spaccatura di quindici metri, si sono spaventati e hanno protestato, chiedendo l’intervento di geologi prima di continuare i lavori. Hanno presentato un ricorso, ma non c’è stato niente da fare: il cantiere è andato avanti a ritmo serrato. Tra l’altro, avrebbe dovuto essere collegata ad un parcheggio di cui era prevista la costruzione, rimandata invece a data da destinarsi. Ma era proprio necessaria questa cabinovia per arrivare a Socrepes? “No”, dice chiaro e torno Fabio Tullio, “perché una cabinovia c’è già: la Freccia del cielo nella zona dello stadio di Cortina rinnovata per i Mondiali di sci del 2021 con 19 milioni di euro”.
Le prove generali a Capodanno
A Capodanno a Cortina si è creata la solita coda di auto ai parcheggi, lungo la statale Alemagna e per accedere agli impianti di risalita. “In pochi giorni abbiamo visto cosa potrà accadere durante le Olimpiadi. Quando tutto il sistema verrà spinto al limite”, racconta Roberta De Zanna. La gestione del traffico rischia di diventare il vero nodo irrisolto dei Giochi e si sta cercando di programmare gli arrivi delle auto evitando picchi tutti concentrati nelle stesse ore. Intanto a 12 chilometri di distanza da Cortina, nel centro abitato di San Vito di Cadore è comparsa una nuova strada: 2,3 chilometri con rotatorie, gallerie artificiali e un nuovo ponte. Aprirà il 26 gennaio, ma il suo completamento è previsto solo a metà di quest’anno. C’è però un problema: il traffico pesante continuerà ad attraversare il paese. Proprio il contrario di quanto avevano chiesto i cittadini di San Vito soffocati dal traffico e dalle code interminabili verso Cortina. Quando hanno detto “sì” alla variante, avevano chiesto che la nuova strada (per la quale hanno sacrificato prati e boschi) servisse a togliere soprattutto il passaggio dei tir dal centro abitato. Per migliorare la qualità della vita, pressata tra rumore e inquinamento, per la sicurezza soprattutto per i pedoni. Le cose invece andranno diversamente.
La vicenda di San Vito, secondo gli ambientalisti è emblematica. Tra cantieri olimpici e traffico eccezionale, il paese si trova a pagare un prezzo alto pur non essendo sede di Giochi olimpici. E i cittadini che prima vivevano lungo una sola strada ora si sentono schiacciati anche da una variante e un mega parcheggio con le navette che per settimane faranno avanti e indietro da Cortina notte e giorno. Terra di scambio San Vito, al massimo di passaggio per ospiti frettolosi che a malapena guarderanno il sole tramontare sulle rocce della Tofana di Rozes, tra i laghi alpini.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

