Se da una parte proteggono i nostri cani e gatti, dall’altra alcuni trattamenti contro pulci e zecche potrebbero rappresentare una grave minaccia per altri animali. A evidenziare l’effetto nocivo di questi farmaci veterinari è stato un nuovo studio pubblicato di recente su Environmental Toxicology and Chemistry da un team di ricerca francese, che ha mostrato appunto come alcuni principi attivi possano persistere negli escrementi di cani e gatti e potenzialmente entrare in contatto con gli insetti coprofagi, cruciali per il ciclo dei nutrienti e la salute del suolo. Risultati, quindi, che confermano ulteriormente la precedente allerta lanciata dagli esperti dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), secondo cui queste sostanze tossiche possono contaminare l’ambiente, provocando potenzialmente danni a interi ecosistemi.
I trattamenti contro pulci e zecche
Gli antiparassitari isoxazolinici sono una nuova generazione di farmaci ampiamente usati per proteggere gli animali domestici e progettati per uccidere pulci e zecche tramite 4 principi attivi diversi (fluralaner, (es)afoxolaner, lotilaner e sarolaner). La loro popolarità, infatti, si deve al fatto che sono stati i primi trattamenti orali ad ampio spettro, in grado di controllare entrambi i parassiti, ossia pulci e zecche, per un mese e più. Tuttavia, dopo l’assunzione di questi farmaci, i principi attivi attraversano l’organismo di cani e gatti e vengono escreti tramite le feci.
Inquinamento
Anche i dolcificanti artificiali hanno un impatto sull’ambiente e la nostra salute
Sostanze tossiche negli escrementi
Per capire come questi farmaci veterinari possano influire sulla salute di animali che non sono i bersagli previsti, i ricercatori hanno monitorato 20 cani e 20 gatti, tutti trattati con isoxazoline per un periodo di 3 mesi. Da qui, hanno poi raccolto campioni di feci per poter misurare la quantità di principi attivi rimasta e per stimare l’esposizione a cui potrebbero essere esposti altri animali, e in particolare gli insetti che si nutrono di escrementi. Dalle loro analisi, i ricercatori hanno scoperto che anche dopo la fine del periodo di trattamento, due dei quattro principi attivi comuni negli antiparassitari a base di isoxazoline, ossia il fluralaner e il lotilaner, continuavano ad essere presenti negli escrementi.
Gli effetti sugli insetti e sul’ambiente
I risultati del nuovo studio, quindi, evidenziano che anche gli insetti che si nutrono di escrementi, come mosche, scarabei stercorari e alcune farfalle, possono essere esposti a queste sostanze tossiche. Queste specie di insetti, tuttavia, svolgono un ruolo fondamentale nella decomposizione dei rifiuti, nel riciclaggio dei nutrienti, nel miglioramento della qualità del suolo e nel controllo dei parassiti. La loro esposizione agli antiparassitari di cani e gatti, come avvertono i ricercatori, potrebbe compromettere importanti processi ecologici e potenzialmente portare a gravi conseguenze per i cicli di vita ambientali.
“La nostra conclusione – si legge nello studio – è che, considerando il crescente utilizzo di antiparassitari isoxazolinici, in particolare quelli con intervalli di trattamento più lunghi e concentrazioni elevate, la questione del loro potenziale impatto sulla fauna non bersaglio dovrebbe ricevere maggiore attenzione e merita una valutazione del rischio ambientale specifica”.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

