Api e bombi, vespe e farfalle, falene e coleotteri: chi li ha visti? Una specie su dieci è in declino secondo la European Red Lists of Bees, mentre in Italia 34 delle 151 specie di api native sono in pericolo. E poco meglio se la passano le farfalle: a rischio estinzione 18 delle 289 specie di quelle diurne. Nelle nostre metropoli, in particolare, gli impollinatori sono sempre meno presenti. Non certo una buona notizia, trattandosi – com’è noto – di specie fondamentali per l’equilibrio di ecosistemi e biodiversità e di un prezioso sostegno naturale per l’agricoltura e la sicurezza alimentare. Da loro, non a caso, dipende la riproduzione di oltre l’85% delle piante selvatiche e più del 70% delle colture agrarie.
E la colpa di trend così negativi è, neanche a dirlo, di crisi climatica e inquinamento, con squilibri favoriti dalle pratiche agricole intensive che, di fatto, hanno anticipato di 6 giorni l’attività degli impollinatori negli ultimi 60 anni e diminuito di due la durata del loro volo. Quanto basta per correre ai ripari: di qui la nascita del progetto europeo Buzz Life, che mira a contrastare il declino degli insetti impollinatori, in particolare della famiglia Apoidea, attraverso azioni concrete nei contesti urbani e periurbani di Italia, Cipro, Francia e Grecia, agendo nel solco delle strategie comunitarie come Nature Restoration Law e New Deal for Pollinators. L’obiettivo è ambizioso: il ripristino di oltre 36 milioni di metri quadrati di habitat idonei, quanto basti per aumentare del 40% l’abbondanza e la diversità degli impollinatori e del 30% la presenza di flora entomofila nelle aree coinvolte. A coordinare il progetto è Legambiente, il via a Roma, a Villa Celimontana, nella sede del Crea il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, tra i partner di un progetto che partirà con l’approfondimento della conoscenza sulla distribuzione e sull’ecologia degli impollinatori attraverso sistemi di monitoraggio innovativi.
Biodiversità
Le api stanno diminuendo ma stiamo imparando a contarle
Tra questi, soluzioni IoT e strumenti di telerilevamento per raccogliere dati sulle api selvatiche e sulla flora entomofila. Si chiama “Spectrum”, per esempio, il sistema di monitoraggio sviluppato dal partner 3BEE in grado di registrare le firme acustiche degli impollinatori: sensori bioacustici e immagini satellitari, combinati con l’intelligenza artificiale, aiuteranno a mappare gli habitat per le specie target, quantificando il potenziale nettarifero, la presenza di acqua e altri fattori che influenzano la disponibilità di risorse per gli impollinatori. Quindi, via a interventi mirati di conservazione e ripristino degli habitat con la creazione di infrastrutture verdi dedicate agli impollinatori, progettate per ristabilire la connettività ecologica tra habitat naturali e seminaturali frammentati dall’urbanizzazione.
Prevista, inoltre, la realizzazione di corridoi ecologici denominati, giardini per api e impollinatori e aree rifugio, non marginale la riqualificazione di zone urbane. Dove? A Roma (Valle dell’Aniene e Parco Acqua Acetosa, in primis) e a Imola, a Siena e a Campobasso. Perché, spiega Stefano Raimondi, responsabile Ufficio Biodiversità di Legambiente, “non v’è dubbio che il declino degli impollinatori rappresenti una delle sfide ambientali più urgenti per l’Europa”. E tra le iniziative più interessanti, figura un percorso di formazione per tecnici e governance locale, per una gestione del verde urbano verso zero pesticidi. La dimensione scientifica del progetto sarà affiancata da attività di citizen science e da una ampia attività di sensibilizzazione verso agricoltori urbani, orticoltori e giardinieri. Per promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza degli impollinatori per gli ecosistemi. Da loro, in fondo, dipende anche la qualità della vita nelle nostre città.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

