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Narcotraffico, degrado ambientale, violenza: l’impatto devastante del consumo di avocado


Da noi è il principe del detox, oltreoceano è ormai il re dei narco-frutti. L’avocado è un cibo sempre più consumato in Europa e soprattutto negli Stati Uniti (oltre 1 milione di tonnellate l’anno). Ci sono Paesi, come il Cile, dove le monocolture per coltivare la “palta” stanno prosciugando le risorse idriche e creando crisi ambientali e sociali sempre più estese. Più a nord però, in Messico, quello dell’avocado sta diventando un commercio al centro direttamente degli affari dei narcos che da mesi – tra episodi di corruzione, pizzo e omicidi – hanno innescato una escalation di violenza di cui i consumatori di avocado sono spesso inconsapevolmente ignari.

A fine 2025 nello stato messicano da dove provengono l’80% dei frutti destinati al mercato Usa l’escalation sanguinaria ha toccato il suo apice. Nel giorno de il Dia de Los Muertos il sindaco della città di Uruapan, la principale realtà per il commercio di avocado, è stato ucciso. L’omicidio di Carlos Alberto Manzo Rodríguez, che si batteva contro le ingerenze e la violenza dei cartelli messicani, ha mostrato il volto più spietato dell’economia del cosiddetto ”oro verde”, quel frutto che da noi è sinonimo di guacamole e insalate ma in Messico attraversa tutte le sfumature del verde, soprattutto quella dei dollari. L’avocado genera infatti oltre 3 miliardi di dollari l’anno in esportazioni: cifre che hanno fatto gola ai cartelli messicani a tal punto da applicare le stesse infrastrutture che prima erano destinate ad eroina ed altre droghe alle coltivazioni e i trasporti. I contadini vengono pressati con le “cuotas”, le tasse da pagare per avere protezione: chi non sborsa rischia torture o morte. Talvolta, per la “protezione”, si pagano anche 2.500 dollari per ettaro.

Nel 2019 sono apparsi i primi cadaveri appesi o ammucchiati ai cavalcavia, corpi di persone collegate ai cartelli relativi al commercio di avocado, non alla droga. L’estorsione è poi gradualmente entrata in tutti i settori: dai contadini ai trasportatori fino ai rivenditori e le organizzazioni criminali come il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) o la Nueva Familia Michoacán stanno diventando sempre più brutali nell’operare. Per rispondere alla violenza, anche i gruppi di contadini, uniti, hanno imbracciato le armi.

Parallelamente, ogni anno nello stato messicano quasi 17mila acri di foresta vengono abbattuti per fare spazio a nuovi frutteti: tra consumo d’acqua e degrado ambientale la crisi degli ecosistemi è così diventata evidente e alcuni laghi, come il Cuitzeo, si sono quasi totalmente prosciugati. Le risposte da parte del governo finora sono state però insufficienti a impedire sia il degrado ambientale che l’ingerenza dei narcos. Lo scorso dicembre l’Unità dell’Esercito Messicano e della Guardia Nazionale sono state dispiegate con lo scopo di proteggere la produzione di avocado a Uruapan poco dopo l’assassinio del sindaco. Oltre 720 soldati e poliziotti hanno cercato di prevenire le interferenze criminali nei frutteti e migliorare le condizioni di vita e lavoro dei coltivatori: le rapine ai trasportatori e alle spedizioni e anche gli atti di violenza sono effettivamente calate, ma la tensione resta altissima nelle aree di produzione dell’oro verde.

Più in generale, alcuni report internazionali stimano come tra il 2016 e il 2021, quando il valore dell’avocado è esploso ed è diventato un cibo sempre più comune anche sulle nostre tavole, sono aumentati anche gli omicidi in Messico che hanno superato in quel periodo quota 2600 morti ammazzati. Da inizio anni Duemila ai giorni nostri la Commissione Forestale Nazionale Messicana (CONAFOR) stima inoltre che l’80% dei frutteti nel Michoacán sia stato creato illegalmente e che a causa di pesticidi chimici nelle falde sia aumentata la contaminazione dell’acqua destinata al consumo umano, con tanto di malattie correlate.

Di recente, sul tema, Claudia Ignacio Álvarez della Red Solidaria de Derechos Humanos che difende i diritti umani in Messico, ha scritto sul The Guardian come “espropriazione delle terre, distruzione ambientale e violenza” stiano aumentando in maniera preoccupante con impatti devastanti per la popolazione locale. Nello stato di Michoacan sono infatti già tre i sindaci uccisi e decine i difensori dei diritti umani assassinati, centinaia quelli minacciati.

Tutto questo però, spesso, i consumatori del frutto verde, quando lo comprano al supermercato, non lo sanno. “La responsabilità non ricade solo sul Messico. Gli Stati Uniti, principale destinazione degli avocado del Michoacán, svolgono un ruolo centrale nel sostenere questo modello. Anche i mercati europei e britannici sono coinvolti attraverso importazioni, finanza aziendale e relazioni commerciali che privilegiano il profitto ignorando le condizioni locali” scrive Álvarez concludendo che “se la comunità internazionale continua a godere dei benefici dell’estrazione ignorandone i costi, la violenza in luoghi come il Michoacán non cesserà. Resterà semplicemente nascosta”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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