Quando, nel back stage del Green&Blue Festival lo scorso giugno a Milano, chiedemmo a Mark Thomson cosa ci fosse di vero nelle voci che descrivevano la sua nomina a futuro direttore del Cern come un’operazione congiunta britannico-tedesca per frenare il progetto del nuovo superacceleratore di particelle, il Future Circular Collider (Fcc), il fisico britannico sorrise e scosse la testa: “Si tratta di ricostruzioni giornalistiche che non hanno alcun fondamento”.
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A poche settimane dal suo effettivo insediamento, avvenuto il primo gennaio scorso, Thomson ha confermato formalmente tale versione in una intervista a Repubblica, raccolta dal collega Antonello Guerrera. “I dubbi sono legittimi vista la grandezza dell’investimento: Fcc costerà almeno 16 miliardi di euro, una somma però spalmabile in 5 anni, cui contribuiranno gli Stati membri del Cern ma anche altri partner esteri. In ogni caso, sono ottimista e assolutamente convinto che il Fcc sia la cosa giusta per il Cern, per il futuro della fisica delle particelle e, più in generale, per il futuro della scienza”, rispondeva a fine novembre. Eppure, notizia svelata ieri dai media britannici, il Regno Unito si appresta a cancellare il proprio contributo economico a uno dei prossimi importanti aggiornamenti del Large Hadron Collider, l’attuale acceleratore in funzione al Cern. Lo Science and Technology Facilities Council (Stfc) ha infatti annunciato una serie di tagli ai programmi di fisica fondamentale, compreso un progetto a guida britannica da realizzare nel grande laboratorio di Ginevra.
“La lettera che annuncia tagli alla collaborazione tra Regno Unito e Cern è arrivata proprio mentre Thomson assumeva l’incarico: un esempio decisamente poco appropriato di diplomazia scientifica”, ha commentato The Guardian. Gli investimenti del Regno Unito nella fisica delle particelle, nell’astronomia e nella fisica nucleare diminuiranno del 30%. “Questo sarà devastante per il successo, e probabilmente anche per la sopravvivenza, di diversi eccellenti dipartimenti di fisica in tutto il Paese, nonché per la carriera di una generazione di ricercatori”, ha commentato il quotidiano britannico. Il paradosso è che Thomson, prima di prendere la direzione del Cern, è stato, da gennaio 2018 a dicembre 2024, è stato il presidente esecutivo proprio dello Science and Technology Facilities Council, quello stesso organismo che ora annuncia tagli ai finanziamenti per la fisica fondamentale, mentre lui dichiara che Fcc, con i suoi 16 miliardi di euro, “è la cosa giusta da fare”. Difficile che il Regno Unito si avventuri in un investimento di queste dimensioni dopo aver annunciato drastici tagli a progetti ben meno ambiziosi. La Germania ha già da tempo dichiarato la sua contrarietà a Fcc e che in ogni caso non aumenterà i propri contributi, che rappresentano comunque la principale voce nel bilancio del Cern. Da parte sua il governo britannico ha confermato che intende restare il secondo contributore del laboratorio ginevrino. Resta da capire se questa inversione di rotta, impressa dall’astrofisica Michele Dougherty, che ha sostituito Thomson al vertice di Stfc, abbia colto di sorpresa l’attuale direttore del Cern. O se invece si tratti di un gioco delle parti.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

