La crisi climatica, con le relative ondate di calore e aumento delle temperature, colpisce anche i pendolari e i passeggeri del trasporto pubblico. Il caldo estremo delle aree urbane, infatti, non si ferma in superficie, ma penetra nel suolo e nei sistemi di trasporto sotterranei, dove rimane addirittura “intrappolato”: a differenza degli spazi all’aperto, gli ambienti sotterranei trattengono maggiormente il calore perché il suolo e le rocce circostanti agiscono come veri e propri isolanti termici. Un effetto appena certificato da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Cities da Giorgia Chinazzo e Alessandro Rotta Loria, della Northswestern University, che hanno analizzato, tramite tecniche di elaborazione del linguaggio naturale, 85mila post e recensioni pubblicati tra il 2008 e il 2024 su piattaforme come X e Google Maps, lasciati dai passeggeri delle metropolitane di Londra, Boston e New York: la conclusione è che effettivamente con l’aumentare delle temperature esterne crescono linearmente anche le lamentele e i disagi per il caldo sottoterra. Un disagio che si somma al disagio, in sostanza.
Il termometro dei social network
“Ci siamo concentrati su queste tre città”, spiega Rotta Loria, “perché i loro sistemi di trasporto sono tra i più antichi e i più grandi. Londra ha il sistema metropolitano più antico del mondo, Boston quello più antico degli Stati Uniti e New York quello più grande”. L’analisi dei dati – circa 22mila lamentele in totale, escludendo falsi positivi come i commenti su hot dog o sorrisi calorosi – ha rivelato che, per ogni grado Celsius di aumento della temperatura esterna al di sopra della soglia di dieci gradi, le lamentele aumentano del 10% a Boston, del 12% a New York e addirittura del 27% a Londra. I picchi di disagio si registrano logicamente durante i mesi estivi, in particolare a luglio, e più marcatamente in concomitanza con le grandi ondate di calore che hanno colpito le città, come quelle verificatesi nel 2018 e nel 2019. Tuttavia, il malcontento non sparisce neanche con l’arrivo dell’inverno: i passeggeri continuano a esprimere disagio anche nei mesi freddi, un paradosso che gli scienziati legano all’abbigliamento pesante indossato in superficie per affrontare le temperature invernali, che risulta però eccessivo una volta scesi nei tunnel.
Il (finto) paradosso dei fine settimana
L’analisi dei dati storici ha fatto emergere anche dinamiche temporali e sociali interessanti. I picchi di lamentele non sono infatti costanti, ma seguono fedelmente i ritmi della vita cittadina: a Londra le proteste aumentano nel tardo pomeriggio, mentre a Boston e New York si concentrano intorno a mezzogiorno e alle nove di sera, orari che probabilmente coincidono con l’inizio o la fine dei “mezzi” turni di lavoro. Poco sorprendentemente, durante i fine settimana il numero complessivo di reclami diminuisce in modo sensibile: secondo gli autori, questo calo non è dovuto a un reale e improvviso miglioramento delle condizioni termiche delle stazioni, ma semplicemente al fatto che “la metropolitana è meno affollata e le persone sono vestite in modo più comodo”, commenta Chinazzo, aggiungendo che “lo stato d’animo è altrettanto importante: un turista in vacanza o un residente che si sposta per una gita di piacere potrebbe essere meno propenso a lamentarsi rispetto a chi va al lavoro”. Un dato che conferma in modo marcato quanto anche i fattori non termici, come lo stress o i vincoli di abbigliamento lavorativo possano influenzare la tolleranza al disagio.
Un’infrastruttura da raffreddare
Il problema è pressante e rappresenta molto più che un fastidio: basti pensare che nel 2008 nella metropolitana di Londra si sono raggiunti i 47 gradi Celsius, superando la temperatura dell’aria più alta mai registrata nella capitale britannica. Il caldo estremo è una minaccia per la salute pubblica che causa più morti all’anno rispetto a tutti gli altri disastri naturali messi insieme, e con l’esposizione prolungata si possono innescare risposte comportamentali gravi, tra cui un aumento dell’aggressività. Come se non bastasse, temperature così alte minacciano fisicamente anche la tenuta dell’infrastruttura, perché il calore deforma i binari, accelera l’invecchiamento dei componenti meccanici, altera gli ecosistemi del sottosuolo e intacca la qualità delle acque di falda.
Gli autori auspicano allora che il loro studio possa aiutare le aziende di trasporto ad anticipare questi problemi e implementare strategie di mitigazioni mirate. “Avere informazioni su quando e dove le persone percepiscono più disagio”, aggiunge Chinazzo, “potrebbe aiutare le aziende di trasporto e i decisori politici a effettuare interventi mirati, come banalmente l’aumento del numero di ventilatori in funzione durante specifiche ore del giorno”, con un occhio anche all’efficienza energetica: “A seconda del sistema metropolitano considerato”, sottolinea Rotta Loria, “potrebbe non avere senso raffreddare l’ambiente sotterraneo tutto il giorno, e limitare il raffreddamento ai momenti di maggiore criticità significherebbe anche sprecare meno energia”. E forse ridurre le imprecazioni dei pendolari.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

