L’Etiopia è il primo paese al mondo ad aver vietato l’importazione di auto con motore termico. Mentre l’Europa ha fatto un passo laterale sullo stop al 2035 per le automobili endotermiche, e gli Stati Uniti nell’era Trump hanno messo in standby l’elettrificazione del trasporto leggero, bisogna guardare al paese africano come modello da seguire. Almeno in parte. Infatti, dietro alla decisione di vietare l’import di veicoli a combustione interna, le motivazioni ecologiche sono secondarie rispetto a quelle meramente economiche. L’Etiopia ogni anno spende una cifra di circa 5-6 miliardi di dollari in carburanti fossili, ma il Paese in crisi finanziaria, si è trovato a corto di valuta estera.
Il decennio dei trasporti sostenibili
Energia disponibile a basso costo
Per contro possiede in abbondanza energia idroelettrica prodotta dalla diga Grand Ethiopian Renaissance, completata nel 2025 con un costo di 5 miliardi di dollari, che produce 5.150 megawatt di energia. Insieme ad altri impianti di generazione, tra cui parchi eolici e solari, il Paese dispone di una capacità energetica che gli permette di avere un surplus di energia a bassissimo costo, che rivende ai vicini Kenya e Tanzania. Energia che potrebbe alimentare i veicoli elettrici senza intaccare le riserve monetarie. Infatti, il divieto imposto dal governo nel 2024 ha creato un mercato di auto elettriche quasi istantaneo. In appena due anni, l’adozione di auto a batteria è cresciuta da meno dell’1% a quasi il 6% di tutti i veicoli in circolazione nel Paese. Secondo i dati riportati da un articolo di Bloomberg, che cita fonti governative, sarebbero oltre 100.000 le elettriche circolanti in Etiopia.
L’Ue rafforza i dazi sull’import di prodotti inquinanti
D’altronde gli elevati dazi doganali sulle importazioni di veicoli, hanno reso impossibile per la maggior parte della popolazione comprare un’auto nuova, visto che il Pil pro capite è di circa 1.000 dollari, motivo per cui l’Etiopia ha uno dei tassi di proprietà di automobili più bassi: 13 veicoli ogni 1.000 persone, contro la media africana di 73. La politica di import è stata letteralmente sconvolta dalla riduzione delle tariffe doganali: quelle sui veicoli elettrici completi sono state ridotte al 15%, che scendono al 5% per i componenti e semi-assemblati ed addirittura a zero per i veicoli spediti in pezzi e assemblati localmente. Risultato? Il costo dei nuovi veicoli elettrici è molto competitivo.
L’importazione dalla Cina
Se il paese africano non è appetibile per i costruttori di auto elettriche europee ed americane, in Etiopia ha trovato terreno fertile la Cina, in particolare il potente marchio BYD, dominante sulle strade etiopi, grazie ad accordi con fabbriche locali che importano i kit delle auto e li assemblano creando una filiera automotive praticamente da zero, con posti di lavoro qualificati nel settore tecnologico.
Rimane il problema della ricarica
Certo, il prezzo di accesso è ancora troppo elevato per un paese con redditi così bassi, ma la classe medio-alta trova più facilmente accesso al credito per comprare elettriche che non usate a benzina. Ma non mancano i problemi che ostacolano la diffusione più ampia. Sebbene l’Etiopia produca molta energia, in realtà la rete di distribuzione è fragile. I blackout sono frequenti e molti automobilisti, spesso si trovano in difficoltà per ricaricare i propri mezzi durante la giornata. A questo si aggiunge la rarità delle colonnine pubbliche, motivo per cui chi possiede un’elettrica la ricarica in casa utilizzando impianti elettrici non adeguati con conseguenti problemi sulla sicurezza.
L’intervista
“Sullo stop ai motori endotermici dalla Ue un passo indietro non un’inversione di rotta”
Infine, essendo un mercato esploso in pochissimo tempo, mancano tecnici specializzati nelle riparazioni. Ma l’esperimento etiope è di grande interesse, perché dimostra che l’elettrificazione può diventare una leva di indipendenza economica anche per i Paesi in via di sviluppo. L’Etiopia, che ospiterà il vertice annuale delle Nazioni Unite sul clima, COP32, nel 2027, ha fatto dell’aumento del tasso di elettrificazione nei trasporti un elemento chiave del suo ultimo piano climatico presentato nel 2025. L’obiettivo è raggiungere 500.000 veicoli elettrici entro il 2032.
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