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L’economia globale dipende dalle foreste


Il denaro non cresce sugli alberi, ma gran parte della nostra prosperità sì.

Le foreste sostengono silenziosamente migliaia di miliardi di dollari di attività economiche, milioni di posti di lavoro ed elementi essenziali da cui dipendiamo come il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo e il clima. In realtà, l’economia globale non può funzionare senza foreste sane.

Le foreste sono molto più che legname. Stabilizzano i suoli e regolano l’acqua, fattori vitali per i sistemi agroalimentari e la produttività industriale, forniscono energia e una vasta gamma di prodotti forestali e offrono spazi per il tempo libero e l’ecoturismo. Il solo settore forestale formale contribuisce ogni anno con circa 1,52 trilioni di dollari all’economia globale, mentre oltre la metà del prodotto interno lordo mondiale – circa 44 trilioni di dollari – dipende dalla natura, comprese le foreste.

Per oltre 2 miliardi di persone, il combustibile legnoso è essenziale per cucinare e riscaldarsi, e centinaia di milioni di persone dipendono direttamente dalle foreste per il proprio sostentamento. Oltre al legno, le foreste forniscono cibo, medicinali, resine, fibre, mangimi per animali e piante ornamentali che sostengono circa 5,8 miliardi di persone nel mondo. Questi prodotti forestali non legnosi valgono almeno 9,41 miliardi di dollari all’anno e il loro valore potrebbe crescere molto di più.

Immagazzinando carbonio, le foreste aiutano a proteggere le economie dagli impatti climatici, che possono costare miliardi. In Brasile, ad esempio, è stato dimostrato che la conversione delle foreste tropicali in terreni agricoli riduce del 30 per cento l’evapotraspirazione – il movimento dell’acqua dal suolo all’atmosfera – aumentando le temperature locali e mettendo a rischio l’agricoltura pluviale. Senza le foreste, la produzione alimentare globale semplicemente non può essere mantenuta.

Le foreste rappresentano anche una soluzione naturale mentre il mondo inizia la transizione verso una bioeconomia basata su alternative più rispettose del clima rispetto a materiali ad alta intensità di emissioni come acciaio, cemento e plastica. Con la crescita della popolazione, il legno rinnovabile e sostenibile utilizzato nelle costruzioni per abitazioni può diventare una pietra angolare di un’economia a basse emissioni di carbonio, mentre prodotti innovativi come tessuti derivati dal legno, imballaggi alimentari e persino “vetro” trasparente a base di legno sono già una realtà.

Ciò comporterà un aumento della domanda di prodotti forestali, già oggi a livelli record. Ad esempio, entro il 2050 il mondo potrebbe aver bisogno di 1 miliardo di metri cubi di legname industriale in più rispetto ai 4 miliardi di metri cubi attualmente prodotti ogni anno.

E naturalmente le foreste sono già sotto pressione. Ospitano fino all’80 per cento della biodiversità terrestre, eppure continuano a essere convertite ad altri usi economici, anche se la deforestazione e il degrado forestale stanno rallentando in molte parti del mondo.

Con l’intensificarsi dei cambiamenti climatici, l’economia globale del futuro dovrà essere diversa: più sostenibile, più circolare e più strettamente connessa alla natura. Per arrivarci, dobbiamo unire protezione e produzione invece di considerarle come opposte.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) sta lavorando per promuovere i passi concreti necessari per realizzare questa visione di foreste sane che sostengono i mezzi di sussistenza e forniscono servizi ecosistemici, anche attraverso la produzione di prodotti sostenibili.

Innanzitutto, soddisfare la crescente domanda non deve significare prelevare dalla natura più di quanto possa rigenerare. Utilizzare il legno in modo più efficiente, migliorare il riciclo e il riutilizzo dei prodotti in legno può ridurre la pressione sulle foreste. Gli utilizzi di lunga durata, come gli edifici in legno, immagazzinano carbonio per decenni, “prolungando” la durata d’utilizzo di ogni tronco raccolto. La gestione forestale sostenibile è fondamentale per garantire che il prelievo di legname e di prodotti forestali non legnosi rimanga entro limiti ecologici e che gli ecosistemi forestali restino sani.

Il commercio internazionale può anche contribuire a bilanciare domanda e offerta a livello globale, consentendo alle regioni con abbondanti risorse forestali di sostenere quelle che ne hanno meno. Ma il commercio deve basarsi su solidi standard di sostenibilità e su una buona governance, per prevenire la deforestazione e lo sfruttamento eccessivo dei prodotti forestali non legnosi e garantire che le comunità locali ne traggano beneficio.

Anche sistemi di incentivi e strumenti finanziari innovativi possono aiutare, premiando chi protegge le foreste e le gestisce in modo responsabile, dai piccoli proprietari ai produttori più grandi.

La crescente bioeconomia, basata su materiali rinnovabili come il legno e il bambù, è pronta a essere ampliata e offre un percorso promettente per il futuro – purché rimanga saldamente ancorata alla silvicoltura sostenibile. A tal fine, sono essenziali garanzie, regole chiare e una buona governance.

Mentre celebriamo la Giornata Internazionale delle Foreste il 21 marzo, una conclusione emerge con chiarezza: senza foreste non ci sono economie. Le decisioni prese oggi determineranno se riusciremo a proteggere le foreste e, allo stesso tempo, a costruire economie forti e resilienti per le generazioni future.

*Zhimin Wu è Vice Direttore Generale e Direttore della Divisione Foreste, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO)


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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