in

L’arrivo della “goccia fredda”, l’instabilità del meteo e il caldo che verrà


Immaginatevi un pallone di aria calda proprio sopra le nostre teste. Quel pallone ci tiene in scacco con temperature bollenti ma, per un attimo, viene bucato da uno spillo: forse si sgonfierà appena, rendendo determinati territori più vivibili, ma non risolverà il problema di quel pallone che resterà di fatto lì, portando a notti tropicali e giornate di caldo estremo. Quello spillo potrebbe essere la “goccia fredda” intravista da alcuni modelli meteo che, tra sabato e domenica, aiuterebbe l’attuale ondata di calore che attraversa l’Europa e che sta cominciando a farsi sentire sull’Italia, a sgonfiarsi appena. “Ma si tratta di poca roba” spiega Pierluigi Randi, meteorologo presidente dell’Ampro (Associazione Meteo Professionisti).

Focus

Isole di calore. Meno asfalto, più alberi: così le città italiane possono perdere 4 gradi

La goccia fredda è un piccolo vortice di aria fredda in quota, nella media alta troposfera. Capita spesso, soprattutto d’estate, che dal flusso occidentale principale, quello atlantico da ovest verso est, si stacchino delle piccole sacche di aria fredda che scendono verso sud. Quando questo avviene, nelle zone interessate, anche se magari non arriva una vera e propria perturbazione forte, la presenza di aria fredda in quota, se sotto fa caldo, favorisce temporali e possibile rinfrescamento”. Sebbene alcuni modelli indichino la possibilità che questo avvenga a partire dalla Francia e poi fino all’Italia, per ora “non si vedono grandi gocce fredde all’orizzonte. Tra sabato e domenica ci sarà però sì un piccolo nucleo di aria più fresca in arrivo dalla Francia che verrà agganciato da una circolazione depressionaria sull’Europa orientale. Che significa? Più instabilità”. Non ci sarà un grande ricambio d’aria ma potrebbe portare “un po’ di refrigerio in caso di fenomeni temporaleschi al Centro-nord, anche se le temperature resteranno ancora sopra la norma”.

Insomma, spiega Randi, con l’attuale conformazione ad Omega – ovvero quella dove un robusto campo di alta pressione è affiancato da due aree di bassa pressione sui due fianchi dell’anticiclone che non gli permettono di spostarsi ed evolvere, mantenendo il caldo persistente su un’area – “è come se su di noi ci fosse un grande pallone: fra sabato e domenica verrà praticato un piccolo foro e il palloncino si sgonfierà un po’ rendendo l’atmosfera più instabile. Ma è un effetto transitorio: già da lunedì e martedì il pallone sarà più pimpante che mai”.

Riscaldamento globale

Lo scorso giugno è stato il più caldo di sempre in Europa: 3°C sopra la media

La prossima settimana infatti al Centro-sud, in Sicilia, Sardegna e regioni tirreniche, ci sono segnali di “caldo feroce”. Solo nella terza decade di luglio, ma limitatamente al nord, l’instabilità potrebbe portare a un generale raffreddamento. Le anomalie, a partire da lunedì, saranno infatti anche di possibili +8 gradi rispetto alla media del periodo, “dunque ci saranno diversi luoghi soprattutto su isole e versante tirrenico che andranno ben oltre i 40 gradi”.

Tra il persistere di notti tropicali, legate anche alle temperature bollenti del Mediterraneo e queste continue ondate di calore così intense, per il meteorologo “questa estate farà sicuramente parlare, ce la ricorderemo a lungo. In Francia sarà l’estate più calda della storia, da noi forse supereremo l’estate più calda di sempre, quella del 2003. Ad oggi siamo a quei livelli, anche se bisogna capire cosa accadrà in agosto, mese per cui per ora c’è qualche piccolo segnale di instabilità anche se servono conferme”.

Per risparmiare e stare freschi il condizionatore va tenuto a 26°

In pratica, “così intensa e duratura” come calore, potremmo definire questa estate decisamente bollente anche se “non più rara, perchè ormai sono trend che stiamo vedendo ripetersi. Nella mia vita da meteorologo, di estati così intense, ne ho viste davvero poche: ora capiremo, con mari così caldi, cosa accadrà in autunno, temo però che avremo costantemente una spada di Damocle sopra la testa. E la cosa che mi preoccupa di più, in fondo, è questa: quella del 2003, davvero rovente, era un’estate fuori da qualsiasi logica, che si credeva potesse ripetersi chissà quando nell’arco del secolo. Ora invece sta diventando la norma dato che, anno dopo anno, estati così sembrano ripetersi con una frequenza altissima”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

Licia Colò: “Anche se passa il ddl, aboliremo la caccia con un referendum”

L’Albero Bioclimatico, l’oasi high-tech che rinfresca la città (senza elettricità)