Le piante muoiono, la vita delle persone cambia, i costi crescono. La siccità legata ai cambiamenti climatici, come quella che stiamo sperimentando questa estate nel Nord dell’Italia, ha un costo enorme, sia in termini di miliardi sia di posti di lavoro.
Il Cmcc, il Centro euro mediterraneo per i cambiamenti climatici, ha calcolato quella del passato in Italia: l’evento siccitoso del 2015-2018 è associato, secondo il centro di ricerca, “a una perdita di 1,45 punti percentuali di crescita del PIL per abitante (circa 24,3 miliardi di euro) e a 330.000 posti di lavoro in meno”. Questo è avvenuto in un mondo con un riscaldamento globale intorno a +1,5 gradi rispetto al periodo preindustriale. Se arriveremo a +2 gradi, le perdite salirebbero a 3,99 punti percentuali (circa 74 miliardi di euro) e a circa 960.000 posti di lavoro, quasi 1 milione.
Sono dati allarmanti quelli che emergono dal paper guidato dai ricercatori della Fondazione CMCC e del Politecnico di Milano che hanno tentato di quantificare l’impatto della siccità prolungata sull’economia europea. Se si allarga lo sguardo, in Europa la siccità (sempre fra il 2015-18) è già costata circa 439 miliardi di euro.
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Il conto per l’economia
Lo studio suggerisce che le stime ufficiali dei danni da eventi estremi (738 miliardi di euro nel periodo 1980/2023, con 208 miliardi solo nel quadriennio 2021-24), potrebbero “sottostimare in modo sostanziale il costo economico reale della siccità se non prendono in considerazione anche gli anni successivi all’evento meteoclimatico”.
“La siccità impone costi per un lungo periodo, ben oltre la sua durata. Un singolo evento siccitoso influisce immediatamente sul PIL pro capite, ma le perdite maggiori si accumulano nei sei anni successivi, arrivando a circa 1 punto percentuale di crescita cumulata perduta: una cifra assai maggiore dell’impatto del primo anno” ricordano i ricercatori. In un mondo più caldo, sempre in Europa, la stessa siccità che ha colpito diversi Paesi tra il 2015 e il 2018 “costerebbe quasi il doppio: 5,21 punti percentuali di PIL, circa 760 miliardi di euro e circa 10,8 milioni di posti di lavoro”.
Non soffre solo l’agricoltura
Nel lungo periodo chi paga il conto più salato per la siccità non è solo il comparto agricolo. Anzi: “L’agricoltura subisce il colpo immediato più forte, ma recupera in due o tre anni grazie ad assicurazioni, aggiustamenti dei prezzi e cambio delle colture; l’edilizia e il manifatturiero, al contrario, portano le cicatrici più lunghe, con perdite che restano le più profonde tra tutti i settori e si intensificano per anni dopo l’inizio della siccità”, spiegano dal Cmcc.
“Le siccità pluriennali stanno diventando sempre più frequenti, ed è proprio qui che risiede il vero rischio. Un solo anno di siccità provoca danni economici concreti, ma una siccità persistente è diversa: i suoi effetti possono sommarsi in vari settori e continuare ad accumularsi per anni. Le stime tradizionali tendono a trascurare questa combinazione di effetti cumulativi e di lunga durata e questo aspetto rappresenta un elemento di innovazione di questo studio” ricorda Marta Mastropietro, del Cmcc e Politecnico di
Milano, autrice principale dello studio.Progettare anche in termini di adattamento. “L’Europa – aggiunge Massimo Tavoni del CMCC e autore senior dello studio – è chiamata a progettare istituzioni e mercati in grado di far fronte a condizioni climatiche estreme: un’opportunità da cogliere nel suo prossimo piano di adattamento”.
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Prepararsi al futuro: l’appello della Fao
Un avvertimento, quello che arriva dal CMCC in questi giorni di ondate di calore, che ha ancor più valore dopo le ultime stime della Fao e delle associazioni degli agricoltori. La Fao ha da poco diffuso una nota spiegando come l’indice di riferimento dei prezzi mondiali delle materie prime alimentari è aumentato a luglio. Per esempio l’indice Fao dei prezzi dei cereali “è aumentato del 3,4% rispetto a giugno e si attesta al 6,9% al di sopra del livello di luglio 2025”. Non solo: i prezzi globali del grano sono balzati in alto del 5,8%, quelli del mais sono aumentati del 3,6%, quelli dello zucchero del 5,6%.
Crisi climatica e tensioni geopolitiche ed energetiche si faranno sentire anche in Italia. Nel nostro Paese, dal punto di vista dell’agricoltura, adesso “si aggrava la situazione climatica nei campi italiani con oltre il 60% del territorio nazionale colpito dalla siccità, tra situazioni di allerta lieve, moderata e grave” scrive Coldiretti.
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Le regioni più colpite
Le situazioni più gravi riguardano mais, riso, pascoli, soia, oltre a ortaggi, uva, olive e frutta, mentre la produzione di latte nelle stalle è calata del 20%.
Le regioni più colpite sono il Piemonte, pronto a chiedere lo stato di calamità, ma anche la Liguria e la Lombardia, dove nel Mantovano è allarme per le zucche. In Veneto ed Emilia-Romagna “cresce il ricorso all’irrigazione, con un forte aumento dei costi aziendali, mentre restano sotto osservazione pomodoro, soia, barbabietole e foraggi. A pesare è anche la risalita del cuneo salino” aggiunge l’associazione ricordando come, nonostante una situazione migliore, più in basso “nel Centro Italia il caldo continua a penalizzare ortaggi, frutta, oliveti e vigneti, mentre al Sud e nelle Isole soffrono ortaggi e pomodori, con il rischio di un calo delle rese”.
Come lo studio del Cmcc, anche Coldiretti chiosa con un appello preciso: “Per affrontare in modo efficace l’emergenza climatica è necessario adottare una strategia complessiva che includa anche la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione, così da garantire una gestione più efficiente delle risorse idriche. Una sfida non più rinviabile, considerato che gli eventi climatici estremi hanno provocato negli ultimi quattro anni danni per circa 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana”.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

