L’Europa (e non solo) è sempre più a rischio di un’invasione aliena. Ma ET non c’entra: a farsi largo verso i Poli saranno specie vegetali considerate invasive, e la colpa è del cambiamento climatico. A sostenerlo, sulle pagine della rivista a Nature Ecology & Evolution, è una nuova ricerca di un team internazionale, guidato dall’Università di Vienna, che ha prodotto la prima mappa globale ad alta risoluzione del fenomeno, avanzando previsioni fino al 2100.
Cosa sono le piante aliene invasive
È una delle caratteristiche dell’Antropocene, l’attuale epoca geologica in cui l’attività umana è la causa principale dei cambiamenti ambientali: per volontà o per errore, certe specie vengono trasportate fuori dal loro territorio, venendo così catalogate dagli esperti come “aliene” o “esotiche”. Per le specie vegetali, in particolare, solo una piccola percentuale (6% circa) riesce non solo a sopravvivere e a riprodursi in modo stabile nel nuovo ambiente, ma addirittura a diventare invasiva, soffocando la flora locale e causando problemi sia all’agricoltura sia di salute pubblica (l’ambrosia e il suo polline altamente allergenico ne è un esempio). Il fenomeno non è nuovo, ma per la prima volta se ne delineano chiaramente i contorni e ci si presenta un futuro in cui il panorama potrebbe cambiare in modo molto radicale.
Le piante invasive alla conquista del verde urbano
Migliaia di specie allo studio
Attraverso modelli matematici e mappe con una risoluzione di 10 chilometri per lato, alimentati con dati di 9.701 specie vegetali da tutto il mondo, i ricercatori hanno simulato come le piante si sposteranno in relazione a diversi scenari climatici. Al momento – sostengono – circa un terzo delle terre emerse è adatto a ospitare almeno il 10% di specie aliene. Queste aree, che corrispondono principalmente a quelle subtropicali e temperate calde, sono quelle che a oggi sono a maggior rischio di essere invase, ma le cose, da qui al 2100, potrebbero cambiare anche più in fretta di quel che si possa credere.
Europa nel mirino
Secondo questi modelli, per esempio, con l’attuale trend di aumento delle temperature, non solo il sud ma anche il centro e il nord Europa saranno oggetto di colonizzazione da parte di specie invasive adatte a climi caldi, e piante come la robinia o il poligono del Giappone saranno ancora più diffuse. Persino zone remote come la Siberia non possono più dirsi “sicure”: diventeranno sempre più vulnerabili alla compromissione della loro particolare biodiversità. Al contrario, alcune zone subtropicali oggi infestate potrebbero diventare troppo secche per le specie aliene attuali, vedendo così diminuire la pressione invasiva.
Più biodiversità, più rischio
La saggezza popolare sostiene che “i soldi vanno dove stanno i soldi”, e lo stesso concetto viene ripreso dai ricercatori, per i quali le aree che ospitano una grande varietà di piante native non sono necessariamente più resistenti alle invasioni. Al contrario, dove la natura è più rigogliosa e diversificata, anche le piante aliene trovano condizioni ideali per stabilirsi. Le conseguenze saranno, però, la perdita di biodiversità, soffocata dai vegetali invasivi. Un fenomeno che, dicono gli esperti, sarà ancora più marcato se l’essere umano ci metterà a sua volta il carico, intensificando il consumo e lo sfruttamento del suolo e la costruzione di infrastrutture.
Come cambierà il paesaggio
Per gli scienziati, dunque, in questo secolo si assisterà a uno spostamento geografico considerevole e a un ricambio delle specie nelle diverse fasce climatiche: le piante che a certe latitudini oggi consideriamo aliene con molta probabilità si muoveranno e verranno sostituite da nuove specie esotiche invasive adatte a un clima ancora più caldo. Le strategie finora adottate per gestire l’introduzione delle specie aliene odierne potrebbero quindi diventare obsolete: serviranno metodi di sorveglianza molto più stringenti e nuovi piani di conservazione della biodiversità, per proteggere ambiente, economia e salute umana.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

