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La crisi climatica cambia la geografia dell’Europa: conviene ancora vivere a Nord?


Il Nord sarà il rifugio climatico del futuro? Da tempo, dagli scienziati sino al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, ci viene ricordato un concetto: “Davanti alla crisi climatica, nessuno è più al sicuro”. In effetti, basta osservare che le conseguenze di un Pianeta surriscaldato a causa dei combustibili fossili si fanno infatti sentire ovunque: problemi come la siccità, le ondate di calore o gli elevati tassi di umidità non sono più soltanto una esclusiva, per esempio in Europa, dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo o si trovano a sud del Vecchio Continente. Gli eccezionali dati registrati quest’estate, a partire da maggio, lo confermano. Il 4 agosto in alcuni paesi dell’Austria, a sud di Vienna, le notti erano a 28,5 gradi. In almeno dieci stazioni meteo austriache, di giorno, sono stati superati i 40 gradi. Si è arrivati persino al record di 41 gradi.

Caldo record a Parigi: in costume sotto la torre Eiffel 

Il Nord impara a convivere con le ondate di calore

MeteoSwiss indica come anche in Svizzera, a più riprese, si sono sfiorati i 38 gradi. Centinaia di nuovi record sono stati registrati poi ovunque, questa settimana, durante la quarta ondata di calore che ha colpito il Vecchio Continente, dalla Germania sino all’Ungheria.

Se i tedeschi stanno imparando a convivere con temperature intorno ai 40 gradi, lo stesso vale per la Repubblica Ceca (40.6 gradi a Doksany), la Slovacchia (40,8 gradi a Bratislava), l’Ungheria (38.8 a Gyor), la Polonia, la Slovenia e altre realtà del centro-nord Europa. A seconda dei periodi, seppur un po’ inferiori, picchi di calore sono stati sperimentati perfino nella “mecca” del rifugio dal grande caldo estivo, la Scandinavia.

In Danimarca, a Odense, in giugno la colonnina di mercurio è arrivata a sfiorare i 37 gradi, in Svezia i 36. La vicina Norvegia, così come anche (per la prima volta) l’Islanda, con le temperature che cambiano sta perfino sperimentando un importante presenza di zanzare.

In Svizzera laghi in piena sofferenza a causa della siccità 

Sulle Alpi lo zero termico oltre i 5 mila metri

Il Nord e le montagne, come le nostre Alpi, sono sempre state sinonimo di fresco e rifugio durante le estati. Ma l’innalzamento globale delle temperature sta cambiando anche questo: negli ultimi giorni lo zero termico è stato spesso oltre i 5000 metri e realtà come Trento, Rovereto e zone limitrofe hanno toccato i 40 gradi. Spesso poi, come accaduto anche di recente in Piemonte, Trentino Alto Adige o Valle d’Aosta, quando arriva l’aria fresca dopo il grande caldo gli eventi meteo estremi, tra gradinate ed alluvioni, complicano la vita di residenti e vacanzieri.

La “coolcation“, come è stata definita l’idea di vacanze al fresco, è dunque sempre più complessa in Europa e anche la fuga al Nord, non è sempre indice di un sistema sicuro per ripararsi dagli impatti del nuovo clima.

Riscaldamento globale

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L’Olanda nuova meta di vacanze estive

Per lo più, si va per tentativi davanti alle incertezze meteo. Il New York Times, in un recente reportage, racconta ad esempio come L’Aia, in Olanda, sia diventata una inaspettata meta turistica per scappare dal caldo: è ventilata, offre spiagge sul Mare del Nord, e le temperature medie sono più vicine ai 20 gradi che ai 30 (qui le visite di italiani sono aumentate del 9%).

Dalla Carinzia all’Irlanda sino alle Isole Faroe, negli ultimi anni i flussi turistici a caccia del fresco stanno aumentando e, secondo l’European Travel Commission, ormai per il 16% dei viaggiatori europei il clima mite sta diventando il primo criterio per scegliere le vacanze. Il problema è che la geografia climatica è in costante mutamento: lo scorso anno per esempio almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature superiori alla media, anche in luoghi decisamente considerati da “maglioncino”.

L’imprevedibilità nel calcolare gli impatti

Pensiamo agli incendi. A causa dei roghi abbiamo assistito all’evacuazione di 300mila persone fra Francia e Spagna nell’ultimo mese, situazione che sta spingendo i vacanzieri a ritrovare un turismo di prossimità, a viaggi più vicini, possibilmente il più in alto possibile.

La Svizzera, fa sapere l’ente del turismo del Paese, per esempio ha visto un aumento di turisti (anche del 29% rispetto alla media del quinquennio) durante le ultime ondate di calore. L’Oberland bernese ha incassato una delle crescite più forti: turisti sono accorsi, tra seggiovie e sistemi di risalita, per provare a godere del fresco e la natura in alta montagna.

Crisi del clima

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Talvolta però, come al confine con la Francia, anziché incontrare temperature miti hanno sperimentato il caldo, oppure gli effetti della siccità: il lago di Les Brenets, meta di tuffi e relax, quest’estate è quasi scomparso. Molti dei turisti svizzeri, ricorda l’ente, erano provenienti dall’interno del Paese o dalla Germania, da luoghi “vicini” insomma. Anche perché calcolare in anticipo il quando, il come e quale meteo si troverà, è sempre più difficile.

Il Nord come nuova frontiera

Calcoli che, insegna la crisi del clima, dovrebbero includere un concetto: con il surriscaldamento globale, anche a Nord, si innescano criticità a catena. Un esempio? Quest’anno, in fuga dalla calura, molti italiani hanno scelto le vacanze in montagna (arrivi in crescita del 14,4% secondo l’Osservatorio sulla montagna estiva di Jfc).

Se avranno fortuna, troveranno temperature miti, ma anche una nuova complicazione: dai rifugi ai fiumi, manca infatti sempre più acqua e, anche le passeggiate, le arrampicate o le escursioni, non sono più così sicure perché – come avverte anche il Cai – tra permafrost che si scioglie e crisi dei ghiacciai il rischio crolli è in costante aumento.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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