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La battaglia contro l’inquinamento da plastica parte dalle fontanelle


Un’idea semplice, quasi banale, sta cambiando il volto della Scozia e il suo rapporto con la plastica. Venti milioni: a tanto ammonta il numero di bottiglie di plastica monouso che i cittadini e i turisti scozzesi hanno evitato di usare. Il merito è di Top Up Taps, un’iniziativa promossa da Scottish Water, l’ente idrico nazionale, che ha installato una rete di 132 fontanelle pubbliche, moderne e facilmente riconoscibili dal loro colore blu acceso. Una mossa strategica che non solo offre acqua potabile gratuita ma lancia un messaggio importante: la risorsa più preziosa non ha bisogno di un imballaggio. Mentre la Scozia celebra il successo della sua campagna contro la plastica risparmiando 20 milioni di bottiglie, secondo i dati l’Italia, senza una regia unica ma con la forza delle sue iniziative locali, vince la sfida con numeri che parlano chiaro.

Se il dato scozzese rappresenta il totale raggiunto in oltre cinque anni di attività, i numeri italiani, registrati in un solo anno da singole realtà locali, raccontano una storia di un ordine di grandezza superiore. In Lombardia, il Gruppo CAP ha evitato il consumo di 96,7 milioni di bottiglie nel solo 2023; in Puglia, l’Acquedotto Pugliese stima un risparmio annuale di circa 100 milioni; in Toscana, Acque SpA ha superato i 34 milioni. Cifre che, da sole, superano dalle due alle cinque volte il totale pluriennale scozzese. Com’è possibile? La risposta sta nel confronto tra due modelli di successo completamente diversi: quello “centralizzato e di marketing” scozzese e quello “organico e diffuso” italiano. Viaggio tra due approcci vincenti che celebrano l’acqua pubblica come bene comune, con benefici per l’ambiente e per il portafoglio.

Il modello scozzese

Il successo scozzese non è casuale, ma frutto di un progetto studiato nei minimi dettagli. Le fontanelle sono state collocate in punti nevralgici: piazze, parchi, stazioni e persino sentieri di trekking, per intercettare ogni possibile bisogno. Ogni punto di erogazione è dotato di una tecnologia che monitora i litri forniti, permettendo di quantificare con precisione il risparmio di plastica. Questo dato, i “20 milioni di bottiglie”, diventa così uno strumento di comunicazione formidabile. Gillian Martin, Segretaria per l’Azione per il Clima, ha elogiato l’iniziativa sottolineando come essa supporti la transizione della Scozia verso l’azzeramento delle emissioni nette, dimostrando che le politiche ambientali possono partire da gesti quotidiani accessibili a tutti. La campagna “Your Water Your Life” fa da cornice, promuovendo i benefici per la salute e per l’ambiente nel preferire l’acqua di rubinetto, considerata di altissima qualità.

Il modello italiano: dai nasoni alle case dell’acqua

Se la Scozia ha dovuto creare una nuova abitudine, l’Italia parte da una cultura secolare. Da Nord a Sud, la penisola è costellata di punti d’acqua pubblici: i celebri nasoni di Roma, i toretti verdi di Torino, le fontane artistiche presenti in quasi ogni borgo. Questa infrastruttura storica, per decenni quasi dimenticata, sta vivendo una seconda giovinezza grazie a iniziative locali e alla sensibilità dei gestori idrici. Sebbene manchi un conteggio nazionale unificato, i dati parziali sono rilevanti. Il Gruppo CAP, nella Città Metropolitana di Milano, ha calcolato che le sue “Case dell’Acqua” hanno evitato in un solo anno (2023) l’uso di 96,7 milioni di bottiglie da 1,5 litri, con un risparmio di 8.700 tonnellate di CO2. In Toscana, Acque SpA stima un risparmio di oltre 34 milioni di bottiglie grazie ai suoi 260 “fontanelli” (2023). Ancora più a sud, l’Acquedotto Pugliese parla di circa 100 milioni di bottiglie evitate ogni anno. La somma di queste iniziative regionali disegna un quadro di un’Italia in prima linea, che supera di gran lunga l’impatto scozzese.

L’acqua del rubinetto in Italia: un’eccellenza

Uno dei freni principali che allontana i cittadini dall’acqua del rubinetto è il dubbio, spesso alimentato da vecchi preconcetti, sulla sua qualità e sicurezza. È un timore legittimo, ma che i dati smentiscono categoricamente. L’acqua della rete idrica italiana non solo è potabile, ma è anche una delle più controllate in assoluto. La legislazione italiana impone controlli rigorosissimi attraverso un sistema a doppia mandata: analisi quotidiane dei gestori e verifiche esterne delle ASL. In totale, si parla di milioni di analisi ogni anno. Spesso, i controlli sull’acqua di rete sono persino più stringenti di quelli previsti per molte acque minerali e, a differenza di queste ultime, la qualità è garantita fino al punto di erogazione. Il leggero sapore di cloro non è un difetto, ma una garanzia di sicurezza imposta per legge, che assicura la purezza dell’acqua lungo tutta la rete.

La tecnologia in borraccia: le App che ti guidano alla fonte

Ciò che mancava all’Italia per valorizzare questo patrimonio era la capacità di renderlo facilmente accessibile. Un vuoto oggi colmato dalla tecnologia, che trasforma lo smartphone nella bussola del bevitore sostenibile. App come Waidy WOW, sviluppata dal Gruppo Acea, e Fontanelle d’Italia, nata da un progetto collaborativo, hanno mappato decine di migliaia di punti d’acqua. Sfruttando il GPS, mostrano su una mappa l’icona della fontanella più vicina e forniscono il percorso per raggiungerla. La loro forza sta nel database, continuamente aggiornato dagli stessi utenti che possono segnalare nuovi punti d’acqua o segnalare guasti. Waidy WOW, in particolare, aggiunge funzioni di monitoraggio del proprio consumo idrico e permette persino di segnalare perdite sulla rete pubblica. A queste si affianca Refill, un’iniziativa globale che mappa non solo le fontane, ma anche bar, ristoranti e negozi “amici della borraccia”, creando una rete di ricarica onnipresente e gratuita che elimina ogni scusa per acquistare una bottiglietta.

Sostenibilità e portafoglio: il doppio vantaggio dell’acqua a km zero

Oltre ai benefici ambientali, la scelta dell’acqua pubblica si traduce in un notevole risparmio economico. Per le famiglie, il vantaggio è evidente. Con un costo medio dell’acqua in bottiglia di 0,30-0,40 euro al litro contro i 0,002 euro di quella del rubinetto, una famiglia media può risparmiare dai 200 ai 400 euro all’anno. Per le amministrazioni comunali, l’installazione di una “Casa dell’Acqua” è un investimento strategico. Il costo, che varia dai 15.000 ai 40.000 euro a seconda del modello, viene ampiamente ripagato dai benefici: si riducono i costi di gestione dei rifiuti plastici e si offre un servizio che genera un triplice ritorno: economico per i cittadini, ambientale per la comunità e di immagine per il Comune stesso.

Preferire l’acqua del rubinetto

La lotta al monouso è solo la punta dell’iceberg. I vantaggi ambientali nel preferire l’acqua del rubinetto, infatti, riguardano l’intero ciclo di vita del prodotto. L’impronta di carbonio dell’acqua in bottiglia è devastante: per produrre 1 kg di plastica PET servono circa 2 kg di petrolio e il suo trasporto su gomma, che in Italia coinvolge circa 300.000 TIR all’anno, genera emissioni fino a 600 volte superiori a quelle dell’acqua che scorre nella rete idrica. A questo si aggiunge l’incredibile spreco di risorsa idrica: per produrre e imbottigliare un litro e mezzo d’acqua, ne servono fino a sette. È la cosiddetta impronta idrica, un costo ambientale invisibile ma enorme. L’acqua del sindaco, al contrario, è un vero prodotto a km zero: richiede energia solo per la potabilizzazione e il pompaggio, processi infinitamente più efficienti. In conclusione, la Scozia offre una lezione magistrale di comunicazione e strategia politica. L’Italia, con la sua storia e le sue iniziative diffuse, dimostra una forza potenziale ancora maggiore. Due modelli diversi, uno centralizzato e l’altro spontaneo, che convergono verso un unico obiettivo: riscoprire il valore inestimabile dell’acqua come bene comune.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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