Altro che grandi felini esotici da custodire in casa, con rischi annessi e connessi, o rettili rari, in primis serpenti: l’ultima frontiera del bracconaggio e del business a cifre blu cui è legato riconduce a dimensioni assai più ridotte.Sono quelle delle formiche mietitrici africane, Messor cephalotes: la regina può arrivare fino a 25 millimetri e i collezionisti di tutto il mondo, neanche a dirlo, ne vanno matti. Al punto che un singolo esemplare può arrivare a costare 220 dollari sul mercato nero, che opera – naturalmente – soprattutto online.
Richieste dai collezionisti di tutto il mondo
L’ultima denuncia, rilanciata dalla Bbc, parte da una piccola cittadina agricola della Rift Valley, in Kenya: si chiama Gilgil, proprio come il fiume che costeggia, ed è diventata l’hub di un fiorente commercio illegale. E c’è un momento particolarmente indicato per catturare le ricercatissime regine: subito dopo lo spettacolare rituale di accoppiamento, quando i maschi alati lasciano il nido per fecondarle, incontrandole. Una singola regina fecondata può creare, da sola, un’intera colonia e può vivere per decenni: di qui il suo valore economico, che asseconda i desiderata di una rete sempre più consistente di collezionisti, intrigati dall’opportunità di allevare la specie, affascinante e non aggressiva, in teche trasparenti osservando, passo dopo passo, la formazione di una colonia. E una colonia può vivere anche fino a 70 anni, collassando soltanto con la morte della regina.
Il traffico di insetti verso Europa e Asia
Trasferire le formiche mietitrici dall’Africa non è particolarmente difficile: spesso gli scanner aeroportuali non rilevano materiale organico, i rischi sono minimi. E per la popolazione indigena recuperare esemplari in natura è un gioco da ragazzi: “Sì, basta individuare formicai nei campi aperti, meglio se al mattino, prima del grande caldo, e catturare le formiche, inserendole in provette e siringhe”, spiegano alla Bbc i cittadini locali, primo anello di una rete illegale. La parte più difficile è, a ben vedere, individuare la regina, che è spesso nascosta in profondità. “All’inizio non immaginavamo neanche fosse illegale”, aggiungono. Gli intermediari preferiscono correre rischi calcolati, attendendo lontano dai punti di raccolta.
Ma non sempre va bene: lo scorso anno 5000 regine vive sono state trovate in una guest house di Naivasha, centro turistico della Rift Valley: dirette in Europa ed Asia, è stata la prima prova provata di un commercio illegale e florido in un Paese, il Kenya, abituato piuttosto a crimini legati ad elefanti e rinoceronti. E dunque sono arrivate le prime condanne, con multe di oltre 7500 dollari e l’arresto, solo poche settimane fa, di un cittadino cinese, sospettato di essere il capo di un’organizzazione criminale: fermato all’aeroporto di Nairobi, portava con sé duemila regine.
Biodiversità
Il problema delle tigri siberiane: sempre più affamate in un habitat ridotto, ora fanno più paura
Catturata la regina si distrugge la colonia
Un commercio che ha conseguenze negative non solo sugli ecosistemi locali – la raccolta illecita può causare il collasso delle colonie e minacciare la biodiversità – ma anche nei luoghi di destinazione: le formiche “aliene” accidentalmente fuggite dalle teche possono diffondersi, competendo con le specie autoctone. Si tratta, evidentemente, di specie potenzialmente invasive.“In effetti l’aumento della domanda di animali domestici sempre più bizzarri e in qualche modo ‘originali’, capaci di distinguere il collezionista dalla massa, ha alimentato il mercato degli invertebrati come pet da compagnia. – conferma Roberto Battiston, ricercatore del Museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore, tra i massimi esperti di invertebrati – In un nostro studio sul Journal of Orthoptera Research avevamo già offerto uno prima visione d’insieme di questo mercato semisconosciuto, ma dalle dimensioni impressionanti. Dai grandi ragni velenosi agli insetti stecco fino a farfalle, mantidi religiose e formiche, i prezzi di questi nuovi animali da compagnia stanno salendo sempre più velocemente raggiungendo anche le centinaia di euro per un singolo esemplare adulto.
Reportage
Cristina Lapis, la donna che salva gli orsi
I rischi connessi alle specie aliene
Ma la ricerca di specie sempre più belle, curiose e stravaganti alimenta il bracconaggio soprattutto nelle aree tropicali, in barba alle normative sul commercio internazionale legale e i regolamenti Cites, che fatica a censire e monitorare un gruppo di organismi così vasto e poco studiato come gli insetti”. E i rischi sono evidenti. “Già, oltre ad impoverire gli habitat nativi di queste specie, spesso alla base di interi ecosistemi, questi animali una volta arrivati nelle nostre case, pongono enormi problematiche di gestione da parte degli allevatori nostrani, spesso improvvisati, che poco sanno della biologia e delle loro esigenze”, conferma Battiston. “Spesso questi animali scappano dagli allevamenti non ben attrezzati, e si riversano nei nostri ecosistemi. – aggiunge – Finora gli inverni rigidi hanno limitato la diffusione delle specie tropicali, ma il cambiamento climatico li sta rendendo sempre più miti e la possibilità che queste sopravvivano e proliferino nei nostri ambienti naturali aumenta di anno in anno”. E non c’è dubbio che, una volta in natura, diverse specie esotiche sono in grado di predare un gran numero di impollinatori, persino piccoli vertebrati e specie minacciate di estinzione, modificando equilibri ecologici costruiti in migliaia di anni. Un caso emblematico? Quello della piccola Linepithema humile una formica sudamericana altamente invasiva recentemente approdata in Europa. “In pochi anni ha formato una singola supercolonia che si estende dell’Italia alle coste atlantiche della Spagna per oltre seimila chilometri, formando la più grande unità cooperativa nota del pianeta, nonché il più grande esercito non umano al mondo. – spiega Battistono – E se le formiche italiane sono generalmente innocue, la recente comparsa in Sicilia della formica di fuoco (Solenopsis invicta) ci ha fatto sperimentare un veleno capace di provocare dolori e irritazioni che finora non avevano considerato”. Un motivo in più per fermare il mercato nero degli insetti, formiche mietitrici africane comprese.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

