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Ispra: emissioni in calo del 30%, ma i trasporti restano il settore critico


Da Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, arrivano una notizia buona e una meno buona. Se nel 2024 le emissioni nazionali di gas serra registrano una riduzione del 30% rispetto ai livelli del 1990 e in calo del 3,6% rispetto al 2023 – attestandosi a poco più di 360 milioni di tonnellate di CO2 – dall’altra, le emissioni dei trasporti rimangono responsabili del 31% del totale nazionale e per oltre il 90% legate al trasporto stradale. Nessuna riduzione da questo settore, anzi le emissioni dovute alla mobilità continuano a crescere e risultano superiori di oltre il 10% rispetto al 1990.

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Sono alcuni dei dati elaborati da Ispra nell’ambito dell’Inventario nazionale delle emissioni dei gas serra e dell’Inventario delle emissioni atmosferiche, trasmessi agli organismi europei e internazionali, in particolare la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e la Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE).

Energia pulita

A trainare la riduzione è dunque la crescente diffusione delle fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico, al miglioramento dell’efficienza e alla progressiva sostituzione dei combustibili più emissivi con alternative a minor contenuto di carbonio. Un segnale positivo anche se per il 2025 si prevede un lieve aumento delle emissioni (0,3%) dovuto soprattutto a un maggiore ricorso al gas naturale per la produzione di energia elettrica, dovuta ad una riduzione della produzione idroelettrica. Prosegue invece il calo delle emissioni associate all’uso del carbone, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione.

Le idee

Stiamo bruciando il futuro per alimentare il presente

Diverse invece la situazione di trasporti, che si confermano il principale punto critico. A pesare è l’elevata dipendenza dalla benzina e diesel oltre alla diffusione ancora limitata di alternative a basse emissioni, situazione che rende complicato invertire la tendenza almeno nel breve e medio periodo. Insieme ai trasporti, i settori della produzione di energia (18%), del residenziale (18%) e dell’industria manifatturiera (13%) contribuiscono complessivamente a circa l’80% delle emissioni nazionali.

L’intervista

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Cresce il Pil

Un segnale rilevante sul fronte economico. Sempre secondo l’analisi dell’Ispra, “a partire dai primi anni 2000 si osserva un progressivo disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni di CO2: dopo una breve ripresa post-pandemica, le emissioni tornano a diminuire mentre il Pil continua a crescere, rafforzando questa tendenza”. Il disaccoppiamento non è comunque uniforme in tutti i settori. Quello energetico resta la principale fonte di emissioni per molti inquinanti (oltre l’80%), mentre i processi industriali incidono soprattutto su particolato, metalli pesanti e inquinanti organici persistenti. Le emissioni di ammoniaca (NH₃), derivano quasi esclusivamente dall’agricoltura (oltre il 90%) mentre il settore dei rifiuti, in particolare l’incenerimento, contribuisce in modo rilevante a black carbon, cadmio, esaclorobenzene e diossine.

Lo studio

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“Una sfida non ancora vinta”

“I dati sulle emissioni di gas serra e sugli inquinanti atmosferici ci consegnano un messaggio chiaro: il percorso intrapreso sta producendo risultati concreti. Dimostra come politiche mirate, innovazione tecnologica e comportamenti responsabili possano davvero fare la differenza”, così Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra che sottolinea “La sfida però non è ancora vinta. Ed è proprio per questo che i progressi vanno letti come uno stimolo ad accelerare, non a rallentare. Come Ispra e come Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente abbiamo il compito di garantire dati solidi, trasparenti e tempestivi, perché è sui dati che si costruiscono decisioni efficaci e politiche credibili. Abbiamo le competenze, gli strumenti e la consapevolezza per continuare a ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria nel nostro Paese. Il futuro che vogliamo costruire è già in movimento: sta a noi consolidarlo, trasformando i segnali positivi di oggi in risultati strutturali e duraturi per l’ambiente e per la salute di tutti”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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