Il progetto si chiama Parkipelago, ma è diventato famoso in tutto il mondo con il nome di Copenhagen Islands. Ideato dall’architetto Marshall Blecher insieme al designer Magnus Maarbjerg è un progetto di urbanistica che unisce design, ecologia e biodiversità. In pieno centro cittadino, tra palazzi moderni e strade trafficate è diventato familiare per i cittadini della capitale danese l’arcipelago urbano composto da piccole isole artificiali che galleggiano ricoperte di fiori selvatici e vegetazione varia, su una c’è perfino un tiglio. Si tratta di piattaforme di circa venti metri quadrati costruite con legno, acciaio e materiali recuperati da vecchie imbarcazioni.
Il progetto
New York alza il “muro” da 1,8 miliardi per salvare il cuore di Manhattan
Perché sono importanti
L’aspetto sorprendente di questi giardini galleggianti è che sono diventate delle oasi naturali, veri e propri micro ecosistemi che stanno fornendo rifugio agli uccelli e ricreando habitat che sembravano scomparsi. Anche se non sono state progettate esclusivamente per gli insetti impollinatori, queste isole sorte nel pieno centro di Copenhagen stanno svolgendo un ruolo importante nella tutela delle api e non solo. Monitorate da un gruppo di biologici hanno notato che queste oasi urbane offrono nutrimenti e rifugio in spazi dove il verde è limitato. Così, se le piante e i fiori attirano oltre le api anchefarfalle e altri insettiminacciate dalla perdita di habitat negli ambienti urbani, molte specie di uccelli le scelgono perché lì trovano piccoli rifugi sicuri.
Emissioni
Un deserto in Cina “rifiorisce” e contribuisce a catturare anidride carbonica
The Opera Park
Visto il successo, l’arcipelago continua ad ampliarsi. Sempre nel cuore della capitale sulle ceneri di un sito industriale dismesso nel porto cittadino è stato costruito un parco sospeso sull’acqua dotato di una serra e giardini nel quale sono state piante numerose specie di alberi e piante si chiama The Opera Park. Ma il progetto Parkipelago prevede la realizzazione di diverse isole galleggianti: oltre a giardini urbani sull’acqua, piccole fattorie di cozze, saune galleggianti, zone per nuotare. Strutture pensate come spazi pubblici gratuiti accessibili via kayak, barca o dal lungomare.
Biodiversità
Esiste un piano B per la conservazione delle piante alpine e del Mediterraneo?
Depurazione naturale
Oltre a tutto questo le isole galleggianti si stanno dimostrando necessarie per migliorare anche la qualità dell’acqua. Le radici delle piante, immerse nel fiume o nel porto stanno infatti favorendo processi naturali con hanno un effetto benefico su tutto l’ecosistema: al di sotto delle isole si è creato un substrato ideale per la crescita di alghe e organismi marini che a loro volta attirano pesci e molluschi, contribuendo a ricostruire una rete ecologica nelle acque del porto. Non solo, le radici crescono nell’acqua e assorbono inquinanti depurandoli.
L’esempio danese un modello anche per l’Italia
Il progetto danese sta ormai diventando un progetto di studio anche in Italia e un modello replicabile in altre città europee. Suggerisce un nuovo approccio di rigenerazione urbana che non richiede grandi opere soprattutto per le città costiere dove porti e canali sono considerati esclusivamente spazi industriali. Possono invece trasformarsi in ambienti naturali condivisi. In Italia non ci sono ancora esperienze nelle città come a Copenhagen, ma si sta diffondendo anche da noi il concetto di isole galleggianti artificiali (Artificial Floating Islands – AFI) per la riqualificazione ambientale, la fitodepurazione e la biodiversità, specialmente in laghi e bacini. Esempi ci sono già: Progetto Life Imagine (Lago Trasimeno) dove piccole isole galleggianti sono utilizzate per sostenere il canneto e proteggere la biodiversità, in particolare l’habitat di libellule e altre specie. Oppure l’AcquaFlora(Naviglio Pavese) nato per migliorare la biodiversità nei corsi d’acqua artificiali e il Progetto Manifattura (Rovereto) dove isole “Floating Green” vengono utilizzate per fitodepurazione, rimuovendo alghe maligne e inquinanti grazie all’azione delle piante. E poi c’è il progetto a cui stanno lavorando gli ingegneri del Politecnico di Torino. Si chiama SEAform. Obietttivo: creare strutture galleggianti modulari, anche per attività portuali.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

