Abbiamo una nuova mappa dell’inquinamento luminoso, ma va interpretata come un’immagine tutt’altro che statica. Secondo i ricercatori che l’hanno ricostruita, infatti, tenendo conto anche dell’evoluzione temporale – e non limitandosi dunque a una semplice istantanea – l’inquinamento luminoso del nostro pianeta cresce in generale, ma è anche piuttosto “dinamico”, scrivono dalle pagine di Nature. Il nostro è un pianeta di fatto in continua evoluzione, anche per quanto riguarda l’inquinamento luminoso: in alcune zone si accende, in altre si spegne, e queste variazioni sono di grande interesse tanto dal punto di vista ambientale che sociale, sottolineano gli autori. Il messaggio emerge dopo aver osservato l’andamento dell’inquinamento luminoso nella finestra temporale che va dal 2014 al 2022. Per farlo i ricercatori hanno analizzato più di un milione di immagini giornaliere provenienti dalla collezione della Nasa Black Marble, che conserva dati di illuminazione notturna del nostro pianeta proprio a scopi scientifici grazie alle osservazioni satellitari. Le indagini si sono concentrate nelle aree più abitate della Terra.
Lo studio
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Come anticipato, le analisi hanno mostrato che complessivamente, nel bilancio tra il 2014 e il 2022, il nostro pianeta è più luminoso (del 16% circa in più), ma non c’è un unico trend valido per tutte le regioni analizzate, riferiscono gli autori, e che le variazioni di inquinamento luminoso cambiano anche di intensità. Nello specifico, la maggior parte dei cambiamenti osservati è del tipo graduale: sono quelli che avvengono in zone come gli Stati Uniti e l’Europa, riflesso di lenti cambiamenti demografici e a livello di infrastruttura. In misura minore si osservano anche cambiamenti più improvvisi, e ricollegabili a eventi quali instabilità energetica, rapide attività di demolizione e costruzione e conflitti, come avvenuto, rispettivamente, in Venezuela, Cina ed India o Medio Oriente. In entrambi i casi, sia per cambiamenti graduali o più repentini, nella maggior parte dei casi a guidare queste variazioni è stata un’intensificazione dell’illuminazione notturna (per circa un terzo invece i cambiamenti erano imputabili a una riduzione).
Lo studio
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Riguardo ai trend temporali, le aree che si sono accese di più in questi anni sono quelle di Cina, India e alcune zone subsahariane, mentre tra quelle che si sono oscurate di più ci sono alcune zone europee e le aree centro-orientali degli Usa. L’urbanizzazione e l’industrializzazione sono i fattori trainanti da un lato, e le politiche di riduzione dell’inquinamento luminoso dall’altro. L’Asia, con India e Cina, è anche la macroarea con la variabilità più spiccata nel tempo. “La Black Marble della Terra non sta semplicemente diventando più luminosa, sta pulsando con una volatilità sempre più intensa, riecheggiando il battito cardiaco amplificato dell’attività umana”, concludono gli autori; non solo economica, ma anche tecnologica, politica e sociale.
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