Cattive notizie per l’Artico, una delle regioni del globo che sta sperimentando con maggiore forza l’impatto dei cambiamenti climatici e che, purtroppo, sembra destinata a portarne con sé le conseguenze piuttosto a lungo. A prescindere dagli sforzi che faremo nei prossimi anni. Una nuova ricerca realizzata dall’Istituto di fisica dell’atmosfera dell’Accademia delle Scienze Cinese ha infatti analizzato come evolveranno le temperature artiche nell’arco dei prossimi decenni in relazione alla maggiore o minore concentrazione di gas serra nell’atmosfera. E le conclusioni, pubblicate sulla rivista Environmental Research Letters, non sono incoraggianti: anche nello scenario migliore, servirà ben più di un secolo per vedere sparire gli incrementi osservati negli ultimi decenni.
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Oggi la regione artica è considerata tra le più sensibili al riscaldamento globale: a fronte di un aumento medio delle temperature che si aggira attorno al grado e mezzo rispetto all’epoca preindustriale, quello dell’estremo Nord del pianeta ha raggiunto già i tre gradi, e si prevede che possa arrivare a superare i cinque gradi entro la metà del secolo in corso. Si tratta di un fenomeno noto come amplificazione artica, ha molte cause, e spinge in salita le medie artiche ad un ritmo tre o persino quattro volte superiore a quello che si osserva nel resto del pianeta.
La traiettoria attuale non lascia molte speranze sul futuro di queste terre ghiacciate. Ed è per questo che ormai in molti ragionano non più solamente sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, ma anche sulla possibilità di intervenire con tecniche di rimozione della CO2 dall’atmosfera, che aiutino a ripristinare condizioni più simili a quelle che caratterizzavano la Terra prima che esplodesse la rivoluzione industriale.
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Anche in questo modo, però, non è detto che le temperature tornino a scendere ovunque con la stessa velocità con cui sono salite. Specie nell’Artico, dove le temperature delle acque oceaniche – più lente ad aumentare ma anche a ridursi – influenzano il clima molto più di quanto non facciano quelle atmosferiche. Per avere un’idea più chiara di cosa ci aspetta, i ricercatori dell’Accademia delle Scienze Cinese hanno utilizzato 11 diversi modelli climatici, proiettandone le previsioni lungo il resto del secolo in diversi scenari di taglio delle emissioni e di riduzione delle concentrazioni atmosferiche di CO2 con tecniche di carbon capture.
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In tutti gli scenari analizzati, le temperature artiche sono rimaste elevate ben oltre la fine del secolo. Nei due casi migliori, in cui le tecniche di cattura della CO2 riceverebbero una spinta sostanziale a partire dal 2070, le medie artiche sembrano destinate a rimanere un grado e mezzo sopra quelle preindustriali ben oltre il 2100, accompagnate anche da precipitazioni sopra la media che potrebbero accelerare ulteriormente lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

