Passeggiando nel centro di Saronno, prima o poi ci si imbatte in una piccola bottega in stile vintage, con un’insegna elegante che ne reca il nome: “Millepiedi”. Dietro le vetrine, scaffali ordinati e rotoli di stoffe colorate, disposti con cura. All’interno, l’atmosfera di una merceria contemporanea, dove l’artigianalità è di casa. Qui si incontra Viviana Villa, capelli ramati e grandi occhiali, china sul tavolo da lavoro, circondata da macchine per cucire, colle, forbici, attrezzi.
Contro la logica dell’usa e getta
Il suo è un vero e proprio laboratorio del riciclo, che racconta di un impegno quotidiano che passa dalle mani, dalle scelte e da un modo diverso di guardare agli oggetti: non come prodotti da usare e gettare, ma come risorse da riparare, trasformare e rimettere in circolo.
Così, come riporta Impegnati a cambiare, la piattaforma di Altroconsumo, tutto può avere una seconda vita: un barattolo di shampoo vuoto diventa un portaocchiali, un flacone di detersivo una borsetta, gli abiti usati pochette, trousse o sacchetti portascarpe.
Una lunga storia
Il negozio è sempre stato una piccola impresa famigliare, tramandata di generazione in generazione. Una storia iniziata molti decenni fa con i finimenti per cavalli e proseguita fino al 1986, quando la mamma di Viviana ha introdotto la sistemazione di borse, zaini, valigie. “Mia madre invitava i clienti a conservare tutto ciò che avevano in casa per ripararlo”, ricorda lei. “Oggi dobbiamo tornare all’economia del dopoguerra, non per sopravvivenza, ma per non aggravare la crisi climatica”.
Il periodo della pandemia
Fin da piccola, Viviana giocava nel retrobottega con gli scarti delle lavorazioni. In seguito aveva studiato per diventare restauratrice, ma, dopo la nascita dei tre figli, era diventato difficile fare le trasferte richieste da questo mestiere. E lei, mettendosi in gioco, ha riscoperto una passione nata per divertimento e mai sopita: imbastire orli, modellare i tessuti, cucire capi. A partire da questo, la prospettiva si è ampliata, con molto impegno e altrettanta creatività. L’attività non ha chiuso i battenti nemmeno durante il Covid, pur rispettando le restrizioni imposte. “La mia produzione dipende dalla merce che mi arriva, perciò non è mai in serie, ogni realizzazione è unica”, sottolinea la titolare. “Per esempio, nel periodo della pandemia ho iniziato ad acquistare la pelle da un rivenditore che recupera gli scarti di aziende calzaturiere e ho poi creato portachiavi, svuota-tasche e vari accessori”.
Benefici anche sociali
Realtà come quella di Viviana contribuiscono a generare impatti positivi sull’ambiente. Secondo un report di Eurostat, infatti, l’Italia nel 2023 ha accumulato 219,5 chili di rifiuti da imballaggio per abitante di cui, grazie a persone impegnate nel recupero, 162,2 chili sono stati riciclati. Ma c’è di più. Oltre a essere vantaggiosa per il pianeta, l’economia circolare sostiene anche l’occupazione, in un periodo di precarietà e incertezza: tre anni fa gli addetti nel settore erano 508mila e le loro attività hanno prodotto 34,5 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,6% del Pil.
Meno rifiuti e gas serra
Estendendo l’analisi al continente, in base ai dati del Parlamento europeo, ogni anno i beni scartati danno origine a 35 milioni di tonnellate di rifiuti e a 260 milioni di tonnellate di gas serra. Per fortuna c’è sempre la riparazione, che può generare, in 15 anni, una riduzione di tre milioni di tonnellate di rifiuti, di 18,4 milioni di tonnellate di gas serra e di 1,8 milioni di tonnellate di risorse.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

