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Il Nobel per la chimica Omar Yaghi lascia gli Usa e sceglie la Cina


Il premio Nobel per la chimica 2025 Omar Yaghi lascia gli Stati Uniti e si trasferisce in Cina. Chi lo conosce bene dice: “Ha capito che il futuro della ricerca è lì”. Alla Tsinghua University lo hanno accolto a braccia aperte: le foto scattate il 3 luglio scorso lo ritraggono sorridente accanto al Rettore e agli altri vertici dell’ateneo di Pechino mentre riceve l’incarico di professore a tempo pieno. “Omar Yaghi è uno dei chimici e scienziati dei materiali più eminenti al mondo e vanta legami di lunga data con Tsinghua”, ha detto il Rettore Li Luming. “Il professor Yaghi darà un forte impulso allo sviluppo di alta qualità della chimica di Tsinghua in questo nuovo secolo, unirà diverse discipline per concentrarsi su campi di frontiera per scrivere insieme un nuovo capitolo nel percorso di Tsinghua verso l’eccellenza”.

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Da parte sua lo scienziato di origine palestinese ma nato in Giordania e premiato con il Nobel l’anno scorso per i suoi lavori sui Mof (Metal-organic framework) – nonché insignito del premio Balzan nel 2024 – ha ricordato come “la precoce passione per la scienza mi ha portato a superare confini geografici e culturali, ad apprendere nuovi modi di pensare e a sviluppare un nuovo campo scientifico. Oggi, il mio lavoro affronta alcune delle sfide più urgenti del mondo, tra cui l’acqua, il carbonio, la sostenibilità e il futuro della vita su questo Pianeta.… Scegliere Tsinghua, è un modo per ricominciare, non per rallentare o per ripetere ciò che è già stato fatto, ma per fare scienza con più energia, più intensità e più ambizione che mai”. Eppure in una intervista a Repubblica rilasciata poche settimane dopo l’annuncio del massimo riconoscimento per uno scienziato, Yaghi aveva detto: “Sono orgoglioso di essere cittadino statunitense”.

L’intervista

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E aveva raccontato il suo sogno americano diventato realtà: arrivato negli Usa poco più che bambino, ha studiato e lavorato duramente ed è stato valutato per quello. “Negli Stati Uniti funziona così”. Una carriera accademica iniziata all’Università dell’Illinois – Urbana-Champaign, proseguita ad Harvard e consolidatasi a Berkeley, in California, terra di innovazioni e hi-tech.

Ma perché allora a 61 anni ha deciso di volare in Cina? Secondo i media di Pechino “Yaghi guiderà la ricerca sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale per trasformare la progettazione e la sintesi di nuovi materiali, accorciando il loro ciclo di sviluppo ‘di ordini di grandezza’”.

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I due progetti di punta del premio Nobel riguardano la cattura dell’acqua contenuta nell’aria, per dare sollievo a popolazioni che vivono in zone desertiche, e la cattura della CO2 nell’atmosfera per contrastare il cambiamento climatico. Ma se nel primo caso il meccanismo è relativamente semplice e la tecnologia è già matura (tanto da indurre Yaghi a varare una startup che si occupa di commercializzare il dispositivo), nel secondo sono molte le difficoltà tecniche ed economiche per lo sviluppo su grande scale di una tecnologia che usi i Mof come fossero spugne capaci di assorbire l’anidride carbonica responsabile dell’effetto serra.

Proprio nelle stesse ore in cui veniva accolto con tutti gli onori a Pechino, Yaghi ha annunciato il lancio di un progetto “che collegherà scienziati provenienti da Stati Uniti, Corea del Sud, Regno Unito, Italia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Cina: la Yaghi Science Initiative sosterrà studenti, ricercatori post-dottorato e giovani scienziati impegnati in campi quali progettazione molecolare, chimica reticolare, scoperta di nuovi materiali, intelligenza artificiale per la scienza, raccolta dell’acqua, cattura del carbonio e stoccaggio dell’energia. “Attraverso la creazione di questi istituti globali, stiamo creando un ambiente globale in cui i giovani studiosi possono collaborare per risolvere problemi che ci riguardano tutti”, ha spiegato il Nobel.

È probabile che le autorità cinesi abbiano messo a disposizione dello scienziato palestinese congrue risorse intellettuali ed economiche per realizzare il suo progetto, che negli Usa faticava a trovare. Se così fosse, la fuga di un cervello come quello di Omar Yaghi finirebbe per essere emblematica di uno scambio di ruoli tra potenze.

La storia

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Gli Stati Uniti, che devono la loro attuale grandezza anche alla cultura scientifica costruita con il contributo di studiosi arrivati dall’Europa post Seconda guerra mondiale e dal resto del mondo, con l’Amministrazione Trump stanno penalizzando la ricerca e chi la fa. Anche l’Europa si è offerta di accogliere i “cervelli in fuga” dall’America di oggi. Ma è evidente che, almeno dal punto di vista delle infrastrutture e degli investimenti, la Cina rischia di essere più attraente. Anche perché, come gli Usa di una volta, dimostra di aver compreso che, più delle armi, saranno la conoscenza e l’innovazione a conferire la leadership globale.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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