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Il ghiaccio delle Alpi conservato in Antartide, inaugurato lo storico santuario


Sulla porta della grotta che conserva la memoria del Pianeta c’è scritto semplicemente “Quo Vadis?”. Perché quando le nuove generazioni del futuro la apriranno sarà per cercare una risposta all’interrogativo su “dove stiamo andando”. La piccola porta beige, sovrastata da un mare di neve, si raggiunge percorrendo un corridoio scavato nel bianco e protetto da muri di ghiaccio, situato a pochi metri dalla base italo-francese della Stazione Concordia nel cuore dell’Antartide. Dentro alla grotta c’è ora un tesoro fatto di memoria: per la prima volta nella storia verrà infatti custodito lì dentro una sorta di ipotalamo delle Alpi, due campioni di ghiaccio prelevati dal Monte Bianco e Alpi svizzere – prima che scomparissero per sempre – e fatti arrivare fino alla fine del mondo dopo un viaggio via nave e aereo lungo 50 giorni, tutto a guida italiana. Oggi in Antartide è stato infatti inaugurato ufficialmente l’ICE Memory Sanctuary, il santuario che ha il compito di custodire per l’umanità il ghiaccio, proveniente da diversi ghiacciai del mondo, per permettere agli studiosi e alle generazioni del futuro di attingere nei secoli a una sorta di banca dati di informazioni, sul clima e l’ecologia, del passato.

L’interno del “santuario del ghiaccio” (© Gaetano Massimo Macri – PNRA-IPEV) 

Come sappiamo entro il 2100, con l’attuale crisi del clima, i principali ghiacciai alpini (e non solo) sono tutti destinati all’estinzione. In quel ghiaccio però ci sono informazioni preziosissime sull’atmosfera, l’ambiente, le composizioni chimiche e persino il “meteo” dei secoli passati: riuscire a preservarlo significa poter avere accesso alla conoscenza della storia del Pianeta. Si tratta di qualcosa di unico e straordinario a cui hanno lavorato per oltre dieci anni centinaia di persone che hanno preso parte al progetto lanciato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università a Ca’ Foscari Venezia con Cnrs, Ird e Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer Institute (Svizzera). L’unione delle competenze di esperti italiani e francesi ha portato a realizzare quello che per molto tempo è sembrato impossibile: scavare una caverna capace di reggere alle intemperie dell’Antartide progettandola per conservare, a – 50 gradi, i campioni.

Ice Memory, in Antartide la memoria del ghiaccio

Parallelamente è stato necessario stipare il ghiaccio delle Alpi, circa 1,7 tonnellate, in container a – 20 gradi sulla nave da ricerca antartica e rompighiaccio Laura Bassi che, salpata da Trieste, in quasi due mesi di viaggio ha permesso alle preziose “carote” di attraversare Mediterraneo, Atlantico, Pacifico e giungere sino al Mare di Ross. Poi, dalla Stazione Mario Zucchelli, un volo speciale organizzato dall’ENEA ha fatto arrivare il 3 gennaio i campioni sino alla Stazione italo-francese Concordia, a 3.233 metri di altitudine. Un viaggio reso possibile grazie all’aiuto del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (PNRA) e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS).

Crisi climatica

Nel 2100 sopravvivrà solo il 12% dei ghiacciai delle Alpi con 1,5 gradi in più

“Si tratta di un momento storico” ha detto Riccardo Scipinotti, capo della spedizione Concordia che ha eseguito il taglio del nastro, un “sogno che sta diventando realtà” aggiunge il presidente di Ice Memory Thomas Stocker o, come sintetizza Carlo Barbante, vice presidente dell’Ice Memory, dell’inaugurazione di “un ponte attraverso il tempo”. Un ponte che include fiducia nella tecnologia e il progresso e anche nella diplomazia. Sicuri del fatto che i progressi della scienza apriranno la strada a nuove scoperte future, l’idea di preservare i ghiacci è infatti un lascito per le generazioni che nei secoli vorranno interrogarsi sul cammino del Pianeta. I campioni alpini, che furono prelevati nel 2016 sul Monte Bianco e sul Grand Combin nel 2025, sono solo i primi di quella che potrebbe rivelarsi una grande banca dati universale perché presto potrebbero arrivare anche “carote” provenienti dai ghiacciai in difficoltà del Tagikistan e dell’Himalaya. Collegati con l’inaugurazione antartica c’erano rappresentanti di tutto il mondo, dalla Cina alle Ande, pronti a prendere parte al progetto in futuro. La chiave delle riuscita di Ice Memory sta infatti anche nel coltivare la diplomazia e il multilateralismo nella scienza e nel clima proprio in un momento in cui Donald Trump negli Usa sta tentando invece di affossarli.

Secondo le stime fatte dagli scienziati i campioni riusciranno ad essere conservati per “un minimo di 50 anni” ma probabilmente anche “per secoli”. Secoli nei quali purtroppo, a causa della crisi climatica innescata dalle emissioni antropiche e l’uso di combustibili fossili, tutti i ghiacciai del mondo sono destinati a sparire, lasciandoci privi di informazioni chiave: ecco perché il santuario promette di essere una vera e propria “capsula del tempo”. L’iniziativa coordinata dall’Istituto di scienze polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche e supportata da Unesco, SEA BEYOND e altri attori ha incluso anche la non semplice preparazione della grotta: per conservare il ghiaccio al meglio è infatti stata realizzata una infrastruttura naturale lunga 35 metri e alta e larga 5 metri, “scavata interamente negli strati di neve compatta a circa 5 metri sotto la superficie, per una profondità totale di 9 metri” spiegano gli autori dell’operazione ricordando come “la sua stabilità è assicurata dalle temperature antartiche estreme e naturalmente costanti, che tutto l’anno si mantengono prossime a -52 °C”. Forse, solo in Antartide, era possibile realizzare una tale cassaforte di sicurezza della memoria. Altrove infatti i ghiacciai montani stanno arretrando senza sosta a velocità spaventose: in un quarto di secolo si è arrivati a perdere già quasi il 40% dei ghiacciai a livello regionale. Ora però, nella speranza che venga definita anche una governance internazionale di tutela della Fondazione, bisogna accelerare anche la raccolta dei campioni prima che sia tardi: l’obiettivo, ambizioso e costoso, è di campionare 20 ghiacciai in 20 anni e custodire la loro memoria nel plateau antartico prima che scompaiano. “Siamo l’ultima generazione che può agire” dice Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation. Alle future generazioni invece, il compito di trovare una risposta, si spera positiva, a quella domanda scritta a mano sulla porta della caverna dei ghiacci: “Quo vadis?”


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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