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Il ghiacciaio dell’Apocalisse cambierà il volto del pianeta?


In Antartide esiste un gigante di ghiaccio grande quanto la Florida che tiene i ricercatori con il fiato sospeso. Il suo nome è Thwaites, ma per i media è ormai il “Doomsday Glacier”, il Ghiacciaio del Giorno del Giudizio o dell’Apocalisse. Se questa immensa distesa ghiacciata dovesse sciogliersi completamente, infatti, il livello globale del mare salirebbe di circa 60 centimetri, ridisegnando le coste di ogni continente. Ma cosa sta succedendo davvero tra i ghiacci perenni dell’emisfero meridionale? Recenti scoperte scientifiche stanno portando a nuove conclusioni: massima allerta, ma con qualche nota rassicurante.

Riscaldamento globale

Sopra l’Antartide aria fino a 35ºC più calda del normale

Un circolo vizioso sotto il ghiaccio

Il nostro pianeta – è noto a tutti – si sta scaldando. Nel 2025 le emissioni di carbonio in atmosfera hanno raggiunto nuovi livelli record, ma il pericolo per il Thwaites non viene (solo) dall’alto, ma soprattutto dal basso. Come spiega al New York Times Hilmar Gudmundsson, glaciologo della Northumbria University (Inghilterra) e membro della International Thwaites Glacier Collaboration, le correnti oceaniche calde stanno erodendo il ghiacciaio a livello della cosiddetta linea di galleggiamento (grounding line), ossia nel punto dove il ghiaccio smette di poggiare sulla terraferma e diventa una lingua bianca sull’oceano. Questo confine rappresenta una grossa criticità per il Ghiacciaio dell’Apocalisse per via della conformazione del terreno antartico: il fondale sotto il ghiacciaio degrada verso l’interno, diventando più profondo man mano che ci si allontana dalla costa verso l’entroterra. Questa morfologia crea una trappola geologica: più la linea di galleggiamento si sposta verso l’interno per via dello scioglimento, più acqua calda penetrerà e più ghiaccio verrà esposto al calore, in un ciclo che si auto-alimenta.

Se in passato il collasso totale del ghiacciaio per queste dinamiche era solo un’ipotesi, i glaciologi oggi parlano di una “quasi certezza”, se le condizioni ambientali non cambieranno drasticamente.

Ci sono anche buone notizie

In questo cupo scenario, tuttavia, c’è una piccola nota positiva. Un recente studio del 2024 basato su modelli computerizzati suggerisce che una delle circostanze peggiori — il “collasso delle scogliere”, cioè il crollo a catena di imponenti pareti verticali e scoscese che restano scoperte dopo che grandi blocchi di ghiaccio si staccano e cadono in mare — sia meno probabile di quanto ipotizzato in precedenza.

Crisi climatica

La ritirata da record del ghiacciaio Hektoria

Il Thwaites non è ancora “spacciato”. Anche se i dati a oggi non sono incoraggianti, esiste per gli esperti la possibilità di proteggere il ghiacciaio e frenare la sua scomparsa. A condizione di tagliare drasticamente le emissioni di carbonio che alimentano il cambiamento climatico.

Pianificare il presente

I ricercatori continueranno a studiare i mari antartici per affinare le previsioni (e il Thwaites resta un sorvegliato speciale), ma, sottolinea il glaciologo della University of St. Andrews (Scozia) Doug Benn, le autorità locali e le nazioni più basse sul livello del mare non possono aspettare un secolo per agire: hanno bisogno oggi di piani concreti per gestire i cambiamenti a cui andremo incontro nei prossimi decenni. Il monitoraggio costante di queste trasformazioni è fondamentale, ma non basta per la sopravvivenza di ecosistemi e popolazioni vulnerabili.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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