Vi ricordate quando, come rimedio estremo, c’era chi metteva il cuscino nel congelatore? Oppure, in cerca di un disperato sollievo dal caldo, chi non ha aperto lo sportello avvicinando la testa a caccia di refrigerio?. Adesso tutto questo è superato: è arrivato il primo frigo per umani, dove si può entrare letteralmente dentro. In tempi di crisi climatica e ondate di calore devastanti è nato infatti il primo frigorifero pensato per esseri umani, lo chiamano “human fridge” e la carne che punta a conservare, per una volta, è direttamente la nostra. Non si tratta infatti di un comune frigorifero per gli alimenti, ma di una struttura dove una persona può entrare completamente (e sedersi) per trovare un immediato sollievo rispetto alle temperature elevate. L’invenzione arriva dal Giappone che, non a caso, anche quest’estate si è trasformato in una fornace.
In terra nipponica, un po’ come in Europa, si stanno infatti battendo uno dopo l’altro i record di calore mensili: a luglio in diverse località si sono superati i 30 gradi di notte e di recente, temperatura mai vista in questo mese, nelle zone di Kuwana, si è arrivati a sfiorare i 41 gradi. Per il Giappone si tratta di valori straordinari per questo periodo dell’anno: il problema è che con la crisi del clima le ondate di calore si stanno ripetendo, sollevando nuovi interrogativi in termini di adattamento e sicurezza della popolazione. Per questo motivo SDRS, un produttore giapponese di sistemi di refrigerazione e distributori automatici, con l’aiuto del fornitore di attrezzature industriali Trusco, ha deciso di lanciare sul mercato il “Do Hiemon Box”, una cabina di raffreddamento monoposto per raffreddare il corpo umano. Questo frigorifero per “preservare” le persone ha una temperatura interna di 15 gradi. Alto circa 2,10 metri, è dotato di una sedia integrata e soffia dall’alto – verso testa, collo, spalle e schiena – un’aria raffreddata a circa 5 gradi. Il corpo, dice chi l’ha testato, avverte immediatamente una piacevole sensazione di frescura. Secondo i produttori in circa cinque minuti si avverte infatti un miglioramento della propria condizione e trascorrere all’interno 10 minuti è sufficiente a contribuire ad alleviare i sintomi del colpo di calore, abbassando rapidamente la temperatura corporea. Lanciato la scorsa primavera, il frigo-umano sta prendendo piede in queste settimane sia in spazi pubblici del Giappone ma soprattutto negli ambienti di lavoro. Il prodotto è stato infatti pensato per ambienti in cui i lavoratori sono spesso esposti ad alte temperature come i cantieri, le fabbriche, i magazzini, i centri logistici, i grandi eventi all’aperto, oppure le scuole o gli impianti sportivi.
Si possono impostare tre differenti flussi d’aria e, una volta entrati, si spegne automaticamente dopo 20 minuti per evitare un raffreddamento eccessivo. Il frigo-umano consuma tutto sommato poco, circa “metà dell’energia elettrica di un tipico condizionatore d’aria portatile” dicono i produttori, ma ha un costo elevato: tra gli 8 e i 9 mila euro. Nella prefettura di Gunma, per esempio a Mebashi, lo si può già trovare e utilizzare gratuitamente per affrontare quelle che, di recente, i giapponesi hanno ribattezzato “Kokushobi”, ovvero le giornate con temperature oltre i 40 gradi, quelle con “caldo crudele”. Ci si chiede se questa curiosa invenzione, in futuro, possa diventare una delle nuove forme pubbliche di adattamento alla crisi del clima. Già oggi le città stanno aprendo sempre più rifugi climatici (zone dove trovare refrigerio e fuggire dal caldo) e, per esempio nella Francia stravolta dalle ondate di calore, crescono i dibattiti sull’accesso gratuito e per chiunque, anche all’interno della propria abitazione, all’aria condizionata. Non a caso il frigo-umano è dotato di ruote: è pensato per poter essere spostato facilmente, e senza installazione permanente, a seconda delle situazioni e le necessità. Con le migliaia di decessi già riscontrati quest’estate in Europa, continente che si sta surriscaldando al doppio della velocità rispetto ad altre zone del mondo, ci si chiede se investire in soluzioni del genere, per la cittadinanza, possa essere dunque un reale contributo alle forme di adattamento alle crisi del clima. Ovviamente resta però il problema principale della mitigazione: finché non smetteremo di bruciare combustibili fossili ed aumentare le emissioni di gas serra che riscaldano l’atmosfera, le temperature continueranno a crescere. Sta all’umanità decidere se fare lo struzzo che mette la testa sotto terra – o per meglio dire in questo caso nel frigorifero – oppure lavorare per porre freno all’avanzata del surriscaldamento globale.
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