“Con 4 chilometri di ferrovia si può produrre un megawatt di elettricità da fotovoltaico, abbastanza da soddisfare il fabbisogno di un anno di 500 famiglie. Se si pensa che in Italia ci sono 20mila chilometri di binari, se anche installassimo pannelli su appena il 10% della rete si potrebbero generare 500 megawatt”. L’ingegner Giuseppe Fulco è il pioniere italiano del “ferrovoltaico”. L’idea consiste appunto nel tappezzare di pannelli al silicio lo spazio tra le rotaie di linee esistenti. Numerosi i vantaggi, secondo i promotori: non si consuma suolo sottraendolo ad altre destinazioni, si interviene su una infrastruttura già esistente riducendo al minimo i lavori necessari, si riducono i conflitti con le popolazioni locali e l’iter autorizzativo è semplificato: anziché interloquire con Comuni e Regioni, ciascuno con i suoi regolamenti, si tratterebbe con un numero limitato di gestori delle diverse reti ferroviarie, locali e nazionali. Ma funziona? Il primo prototipo (lungo un centinaio di metri) è in sperimentazione con successo da 16 mesi in Svizzera, perché l’azienda che ha brevettato il sistema è la Sun-Ways con sede a Ecublens, nel Canton Vaud. I risultati sono incoraggianti, tanto da aver spinto la società a cercare partner per ripetere l’esperimento in altri Paesi, a cominciare dall’Italia. Fabio Ronchi è il referente della Gfj, società svizzera che detiene i diritti delle tecnologie per l’estero, mentre l’azienda che si occuperà dello sviluppo del progetto pilota in Italia si chiamerà Sun2Rail e avrà come amministratore l’ingegner Fulco.
Sui possibili partner “ferroviari” italiani massimo riserbo, anche se è chiaro che sono in corso interlocuzioni anche con il player principale, Rfi. Il Gruppo Ferrovie non si espone: “segue con attenzione l’evoluzione delle tecnologie innovative per la produzione di energia da fonti rinnovabili, valutando le opportunità che possano contribuire agli obiettivi di sostenibilità ed efficienza energetica. Qualunque soluzione viene analizzata tenendo conto, come priorità assoluta, della piena compatibilità con le esigenze di esercizio, sicurezza e affidabilità dell’infrastruttura ferroviaria”.“Ci rivolgiamo ai gestori di reti ferroviarie, ma possono anche essere tratte locali o binari all’interno di un porto”, dice Fulco. Esclusa invece l’alta velocità, per il momento. “Il brevetto e le autorizzazioni riguardano linee ferroviarie con treni che non superano i 150 chilometri orari”, spiega Fulco, “ma non escludiamo che in futuro si possano mettere pannelli anche tra i binari dei treni veloci”. L’esperimento svizzero ha dimostrato la fattibilità tecnica e l’efficienza del sistema nel produrre elettricità. Ma sarà esportabile in un contesto completamente diverso come quello italiano, le cui linee ferroviarie sono spesso vittime di furti di rame? “E’ la prima cosa che ci siamo chiesti”, ammette Fulco. “Ma di rame nei nostri impianti ce n’è davvero poco. Ed è vero che i pannelli sono rimovibili, ma smontarli non è semplice. E considerando quanto ormai si è abbassato il loro costo, rubarli non varrebbe l’impresa. Infine le tratte coperte dal ferrovoltaico si candidano a ospitare sensori per il monitoraggio della rete. Quindi eventuali ladri o sabotatori verrebbero scoperti in tempo reale”.
Altro nodo, i tempi di smontaggio in caso di necessità, per esempio per intervenire sui binari. “I 100 metri del progetto pilota svizzero vengono montati e smontati nel giro di mezz’ora”, spiega Fulco. “Ma siamo curiosi di vedere come potremmo risolvere il problema quando avremo a che fare con tratte lunghe diversi chilometri”. A preoccupare di più è però la “scalabilità” del sistema. Un conto è farlo funzionare su poche decine di metri, altro è immaginare una sua diffusione su una rete ferroviaria nazionale: “Sarà necessaria tutta un’organizzazione, logistica e produttiva che accompagnare la diffusione dei pannelli sui binari” ammetta l’ingegnere. Inizialmente uno dei problemi sembrava essere la pulizia dei pannelli, tanto da far immaginare apposite carrozze ferroviarie attrezzate allo scopo. “Poi si è scoperto che lo spostamento d’aria generato dal transito dei convogli è sufficiente a pulire i pannelli e a lasciarne intatta l’efficienza”.
L’elettricità prodotta, secondo Sun2Rail, potrà alimentare la stessa linea ferroviaria su cui sono installati i pannelli, o soddisfare il fabbisogno delle stazioni, o essere distribuita in rete per il consumo domestico. Ma quanto ci vorrà per vedere tutto questo? “Il primo passo”, dice Fulco, “è avviare in Italia un prototipo dimostrativo di 100 metri, come quello che sta funzionando in Svizzera. Poi ci vorrebbe un pilota operativo per poterne validare tutti gli aspetti tecnici più stringenti: secondo noi la distanza ottimale può oscillare tra 1 e 4 chilometri. Superati tutti i test e le procedure autorizzate si potrebbe iniziare con l’installazione vera e propria. Si tratta di un’opera pubblica, ma le tecnologie usate sono ben note. Quindi sono convinto che nel giro di due o tre anni potremmo veder comparire i pannelli fotovoltaici tra i binari italiani”.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

