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Il centro di ricerca di Marevivo sul Tevere: “Saremo le sentinelle su ciò che accade al fiume”


Sabato 11 aprile festa sul Tevere. Anzi: per il Tevere. E di conseguenza per il mare in cui sfocia il fiume che attraversa la capitale. MareVivo inaugurerà infatti la sua nuova struttura galleggiante ormeggiata allo Scalo De Pinedo, accanto allo storico barcone che ospita la sede centrale della Fondazione. Si chiamerà Marevivo Floating Hub e ospiterà il Centro della Biodiversità Fluviale e Urbana, realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Tra gli ospiti il presidente del Cnr Andrea Lenzi e l’esploratore e divulgatore ambientale Alex Bellini. Il progetto è stato curato da Raffaella Giugni, segretario generale di Marevivo: “Siamo sul Tevere da 35 anni”, racconta. “Eravamo in un barcone diverso da quello attuale, che però 15 anni fa è affondato a causa della magra del fiume. Abbiamo chiesto i permessi per costruire la struttura che avevamo perduto e un anno e mezzo fa abbiamo cominciato i lavori. Ora è tutto pronto”.

Sarà la vostra nuova sede?

“Non solo. Sarà un centro dedicato alla ricerca e alla divulgazione di ciò che accade al Tevere, di cui noi ci sentiamo un po’ le sentinelle. Abbiamo voluto creare una struttura che potesse essere un punto di riferimento sui temi della biodiversità, della protezione del mare e anche della sostenibilità. Tant’è vero che è stata costruita con materiali sostenibili, ed è energeticamente indipendente, perché dotata di pannelli fotovoltaici”.

Qual è la connessione con la tutela del mare, che è la vostra missione principale?

“Basta ricordare che l’80% dei rifiuti che arrivano in mare passano per i fiumi…”.

Perché Floating Hub?

“Sarà un polo scientifico, didattico, di divulgazione. Sia per la cittadinanza che per i ragazzi, per le scuole, per le aziende. Un punto di riferimento su questi temi”.

E in cosa consiste la collaborazione con il Cnr?

“Il Cnr fa parte di un progetto molto grande, finanziato dal Pnrr: il National Biodiversity Future Center, che prevede, tra l’altro, hub fisici dedicati ad aspetti specifici della biodiversità. Ce n’è uno a Venezia che è stato appena inaugurato. E la settimana prossima ne sarà inaugurato uno a Napoli. Noi ci siamo proposti come hub sulla biodiversità fluviale e urbana. Qui si faranno analisi delle acque, monitoraggio dei rifiuti e della fauna fluviale”.

Collaborerete con le istituzioni che si occupano di ambiente o sarete i loro cani da guardia?

“Siamo tutti sulla stessa barca. E lavoriamo per la salute del fiume e dei suoi abitanti. Quindi collaboriamo con Regione Lazio e Comune di Roma, cercando soluzioni insieme a loro. Quando però le istituzioni non funzionano, facciamo sentire la nostra voce”.

Perché proprio il Tevere?

“E’ un fiume simbolico. La nostra sede centrale è qui. Ma speriamo che questa iniziativa sensibilizzi anche altre realtà sul fatto che la cura dei corsi d’acqua è fondamentale per un mare in salute”.

E qual è lo stato di salute del fiume di Roma?

“Certo non si può dire che le sue acque siano pulite. Ma la situazione sta migliorando, anche grazie alle barriere filtra-rifiuti che, su nostro stimolo, sono state collocate in diversi punti. Però è proprio la biodiversità che osserviamo a dirci che il Tevere è pieno di vita”.

Non ci sono solo le pantegane su cui ironizzano i romani?

“Assolutamente no. Nel Floating Hub metteremo a disposizione i binocoli per vedere aironi e cormorani: qui ce ne sono tantissimi. E pesci, naturalmente. Non è un ambiente sano, ma non siamo nemmeno di fronte a una situazione drammatica”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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