Con la crisi energetica che bussa prepotente alle porte, la notizia di un nuovo, efficiente, sistema per ottenere biodiesel a basso costo non può che essere accolta con favore. A illustrare il metodo alla platea della conferenza dell’American Chemical Society (Acs Spring 2026), è un team di ricercatori della Nicholls State University, che spiega di aver utilizzato gusci d’ostrica e alghe, estremamente abbondanti nelle distese paludose (bayou) della Louisiana, per produrre carburante sostenibile a prezzo competitivo.
Biodiesel, tra vantaggi e ostacoli
Considerato da tempo un’alternativa “verde” (nel senso che potrebbe ridurre le emissioni di gas serra) al gasolio, il biodiesel è un combustibile che si ottiene da fonti rinnovabili, come oli vegetali e grassi animali, attraverso un processo chimico chiamato transesterificazione. Finora, però, non è mai stata una soluzione competitiva e la sua diffusione è rimasta limitata. Gli ostacoli al suo successo sono principalmente due: il consumo di suolo agricolo per coltivare piante come soia e colza da cui estrarre l’olio (quindi non a scopo alimentare) e i costi molto elevati dei catalizzatori chimici necessari per la produzione.
L’innovazione dagli scarti
Cercando una soluzione sostenibile, il team statunitense ha pensato a un modo per utilizzare l’enorme quantità di “rifiuti” biologici che si accumulano sulle spiagge e, soprattutto, nei bayou (le zone paludose tra i rami del delta del fiume Mississippi) della Louisiana. Il metodo sviluppato prevede l’estrazione dell’olio dalle alghe e la sua conversione in biodiesel attraverso la transesterificazione con metanolo, ma la vera innovazione sta nella scelta del catalizzatore di reazione, cioè della sostanza che favorisce e accelera il processo. Attraverso un riscaldamento ad alte temperature (800-900°C), i ricercatori hanno trasformato i gusci di ostrica – quindi un altro scarto – in ossido di calcio, un catalizzatore estremamente efficace. Gli scienziati riferiscono che l’utilizzo delle alghe è pensato proprio per evitare di sottrarre suolo all’agricoltura a fini alimentari, mentre l’impiego dei gusci d’ostrica permette di ridurre i costi di produzione del biodiesel del 70-85% rispetto all’impiego di catalizzatori commerciali. Senza contare il vantaggio di aver trasformato un problema ambientale e logistico – l’eccesso di alghe nei canali e i gusci che finiscono in discarica – in una risorsa.
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Dalla Louisiana al resto del mondo
Senza voler anticipare troppo i tempi, gli scienziati credono che il loro approccio possa approdare sul mercato e che sia applicabile ovunque proprio perché alghe e conchiglie sono rifiuti comuni in molte zone costiere. Prima, però, devono essere ottimizzati i parametri di produzione, così da garantire la massima resa e la qualità del biocarburante, che va testato secondo gli standard internazionali di sicurezza e infiammabilità.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

