Avvolto in una fragranza inebriante, il gelsomino si distingue con la sua bellezza delicata. Tra le sue foglie decorative sbocciano suggestivi fiori a forma di stella, capaci di arricchire qualsiasi ambiente con il loro fascino elegante. Questa incantevole pianta sempreverde ama crescere all’aperto e può presentarsi in forma arbustiva o rampicante. Oltre al suo aspetto ornamentale, si distingue per la facile cura: per crescere in modo rigoglioso, richiede poche attenzioni. Scopriamo di seguito come coltivare il gelsomino e le mosse per mantenerlo sano e vigoroso, favorendone uno sviluppo ottimale.
Gelsomino: varietà ed esposizione
Avvolto in un aroma irresistibile, il gelsomino appartiene al genere Jasminum della famiglia delle Oleaceae, è originario delle zone tropicali di Africa, Asia ed Europa e comprende circa 200 specie, alcune arbustive, altre rampicanti. La maggior parte fiorisce tra la primavera e l’estate e presenta fiori bianchi, ma esistono anche varietà gialle e rosa.
Spesso è confuso con il falso gelsomino, che appartiene invece alla famiglia delle Apocynaceae. Il gelsomino è abbastanza resistente, anche se alcune tipologie temono il freddo rigido.
Tra le varietà più comuni troviamo il gelsomino bianco (Jasminum officinale), noto per i suoi fiori piccoli, abbondanti e dall’aroma dolce, quello giallo (Jasminum humile), che emana una fragranza di agrumi, e quello rampicante (Jasminum polyanthum), dagli steli lunghi, ideale per recinzioni e pergolati.
Altre varietà sono il gelsomino di Spagna (Jasminum grandiflorum), rampicante e dai fiori grandi e profumati, quello stellato (trachelospermum jasminoides), rampicante, con fiori bianchi a stella profumati e molto decorativo, e il gelsomino del Madagascar (stephanotis floribunda), delicato, elegante e profumato.
Per una fioritura rigogliosa e abbondante, il gelsomino richiede un’esposizione soleggiata con una buona circolazione d’aria e almeno sei ore di luce solare diretta al giorno, anche se cresce comunque nella mezz’ombra. La pianta va protetta da correnti d’aria ed eccessiva esposizione al sole o freddo: in caso di temperature molto rigide le foglie tendono a cadere. Il terreno scelto deve essere drenato, leggero e fertile, potendo arricchirlo con del compost oppure con sabbia o perlite per migliorare il drenaggio.
Coltivazione in giardino e vaso del gelsomino
Il gelsomino è noto per la sua presenza elegante, capace di abbellire gli spazi con i suoi fiori graziosi e le foglie decorative. Nonostante preferisca crescere all’aperto, è spesso coltivato in giardino per decorare muri e pergolati, può essere anche utilizzato come pianta d’appartamento.
Per la semina all’aperto il momento ideale per procedere è la tarda primavera. I semi vanno scarificati per poi interrarli a una profondità di 1-2 centimetri, distanziandoli circa 5-10 centimetri e lasciando tra le file 30 centimetri. Dopo aver interrato i semi, il terreno va annaffiato regolarmente per mantenerlo umido. Nel caso di un gelsomino rampicante coltivato in giardino è necessario ricorrere a supporti e sostegni, in modo che i rami possano arrampicarsi in modo ordinato, ricevere più luce e fiorire meglio.
Per la coltivazione in vaso del gelsomino è necessario un recipiente capiente, profondo almeno 40 centimetri, in modo da garantire alle radici spazio a sufficienza per svilupparsi correttamente. Il contenitore deve essere dotato di fori di drenaggio ed è utile collocare sul fondo uno strato di argilla espansa, per evitare i ristagni idrici.
I semi vanno interrati a una profondità di un centimetro in un substrato fertile, ben drenato, soffice e organico. Anche in questo caso, qualora si coltivi un gelsomino rampicante, è opportuno inserire nel vaso sostegni in legno o canne di bambù, griglie e graticci, sui quali i rami si possano arrampicare. Una volta all’anno bisogna procedere con il rinvaso.
La coltivazione del gelsomino tramite seme richiede tempi piuttosto lunghi e, proprio per questo, spesso si preferisce ricorrere alla propagazione con margotta o talea. Il metodo della talea è semplice e va effettuato tra la primavera e l’estate. Per eseguirlo si preleva una talea lunga 10-15 centimetri da un ramo vigoroso, utilizzando un coltello affilato e pulito. Dopo aver eliminato le foglie inferiori, la parte tagliata va immersa in una soluzione di ormoni radicanti per evitare marciumi e stimolare la formazione delle radici.
Successivamente la talea va piantata in vaso, a una profondità di 3-5 centimetri, in un terriccio drenante e leggero, mantenendo il substrato leggermente umido ma non eccessivamente bagnato. Il vaso può essere coperto con un sacchetto di plastica trasparente per mantenere calore e umidità, creando un effetto serra: è necessario fare in modo che il sacchetto non tocchi le foglie e bisogna aprirlo periodicamente per favorire il ricambio d’aria, evitando la formazione di muffe.
Le radici di solito si sviluppano in circa 2-3 settimane. La talea va posta in un luogo luminoso, evitando però il sole diretto, e una volta radicata si può trapiantare in un vaso più grande o direttamente in giardino.
In questo processo, tra i problemi più diffusi rientra l’appassimento delle talee, che può essere determinato da diversi fattori come assenza di luce, temperature troppo elevate o troppo basse, scarsa umidità o annaffiature esigue. Per ovviare a questa criticità è necessario fornire il giusto apporto di acqua, evitando però gli eccessi idrici che possono causare marciume radicale, e collocare le talee in un luogo luminoso, ma con luce indiretta e temperature moderate, condizioni ideali per favorire la formazione delle radici.
Come prendersi cura del gelsomino
La cura del gelsomino è alla portata anche dei principianti, essendo una pianta poco esigente e che richiede attenzioni semplici per rimanere sana e vigorosa.
Le irrigazioni devono essere costanti, ma moderate, assicurandosi che tra una e l’altra il terreno sia sempre asciutto per evitare i ristagni, causa del marciume radicale. In estate il gelsomino in piena terra va annaffiato una o due volte a settimana, mentre in vaso quotidianamente o a giorni alterni. In inverno le irrigazioni vanno ridotte drasticamente. La pianta tollera la siccità, ma in questa condizione la sua fioritura è minore.
Un intervento importante è la potatura, che favorisce la crescita e rende la pianta più robusta. Nei primi anni di vita si accorciano i rami di due terzi alla base, mentre in quelli successivi ci si limita a rimuovere le parti secche e i fiori appassiti, stimolando così la formazione di nuovi fiori e germogli. Dopo la fioritura si effettua la potatura principale volta a dare una forma compatta alla pianta, accorciare i rami ed eliminare quelli vecchi. A fine inverno, invece, si eseguono interventi di manutenzione, pulendo la pianta, sfoltendo le parti troppo fitte e rimuovendo i rami danneggiati dal gelo.
Per favorire una crescita rapida e una fioritura abbondante, si consiglia la concimazione in primavera ed estate, ricorrendo ogni due settimane a del concime bilanciato per piante fiorite oppure a fertilizzanti granulari a lenta cessione.
Malattie e parassiti che possono colpire il gelsomino
Nella manutenzione del gelsomino è importante prestare attenzione all’insorgere di parassiti, tra cui afidi e cocciniglia. Entrambi si nutrono della sua linfa vitale: gli afidi deformano foglie e fiori in modo visibile, mentre la cocciniglia indebolisce la struttura della pianta e i suoi rami.
Questi insetti possono provocare il disseccamento delle foglie e la loro caduta, oltre a produrre melata, una sostanza bianca zuccherina che favorisce la formazione della fumaggine, fungo nero che ricopre le foglie.
Per le infestazioni leggere si può intervenire rimuovendo manualmente i parassiti con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol oppure lavando le foglie con sapone neutro e acqua. In caso di infestazioni gravi è necessario ricorrere a insetticidi specifici. Per prevenire queste problematiche è utile migliorare il drenaggio del substrato e moderare le irrigazioni.
Il gelsomino è soggetto anche anche a marciume radicale, causato da ristagni d’acqua, che provoca ingiallimento delle foglie e nei casi più gravi morte della pianta. Inoltre, può essere colpito da malattie fungine come l’oidio, che si manifesta come polvere bianca sulle foglie. Questi problemi possono essere contrastati controllando le irrigazioni, evitando gli eccessi idrici, effettuando potature leggere e assicurandosi una buona ventilazione.
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