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Energia pulita dalle acque reflue: i depuratori trasformati in “miniere urbane”


I depuratori delle nostre città possono trasformarsi in veri e propri hub energetici in grado di produrre energia pulita e valorizzare risorse. È uno dei progetti di una collaborazione appena nata tra enti pubblici, aziende private e centri di ricerca. Quella della collaborazione tra soggetti diversi è ormai considerata anche dalla Ue elemento chiave per affrontare le sfide come il cambiamento climatico, la crescente pressioni sulle risorse naturali e il bisogno di energia. Con questo obiettivo – mettere insieme un sistema integrato in cui acqua, energia e rifiuti vengano gestiti in modo da generare valore – è stata creata Shift, una piattaforma multi-stakeholder che punta a superare l’approccio tradizionale di gestione “a compartimenti” per riunire questi tre mega settori in un unico modello economico sostenibile.

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Acqua cruciale come l’energia e la fibra ottica

Promossa dal Gruppo CAP (la società pubblica che gestisce il servizio idrico della città metropolitana di Milano e che riunisce operatori industriali, tecnologici, centri di ricerca e soggetti della pianificazione territoriale) il nuovo spazio di collaborazione Shift ha tra le priorità il riuso delle acque reflue; la produzione di energia da scarti organici e l’adozione di soluzioni nature-based per aumentare la resilienza dei territori. Primo punto: trasformare le infrastrutture in piattaforme capaci di generare valore. Ed è in questo contesto nasce l’idea di far evolvere i depuratori delle nostre città in veri e proprio hub energetici.

Yuri Santagostino presidente del Gruppo Cap 

Il presupposto è chiaro. Acqua, energia e gestione delle risorse non sono più da considerate come risorse indipendenti, ma costituiscono un unico asset strategico fondamentale per la competitività industriale, la sicurezza nazionale e la transizione ecologica. La gestione integrata di acqua, energia e risorse (spesso definita Water-Energy Nexus) è talmente vitale in un contesto di cambiamenti climatici che accentuano i rischi di scarsità idrica che in Italia fino al 20% del Pil è direttamente collegato alla disponibilità della risorsa idrica, generando un valore economico di 384 miliardi di euro. L’acqua è quindi considerata un driver di competitività cruciale quanto l’energia e la fibra ottica.

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Dalle reti idriche alle “miniere energetiche”

In questo scenario la piattaforma Shift si sviluppa attorno a tre pilastri strategici: la transizione climatica, con particolare attenzione alle Nature-Based Solutions, allo sviluppo delle tecnologie Aquatech e ai percorsi di neutralità energetica delle infrastrutture ambientali; bioeconomia, con iniziative orientate al riuso e alla qualità delle acque reflue e alla valorizzazione delle matrici organiche, nella prospettiva di una gestione circolare delle risorse; la sinergia tra acqua e rifiuti, con l’obiettivo di sviluppare modelli di integrazione tra Servizio Idrico Integrato, sistemi energetici, reti di teleriscaldamento e filiere della gestione dei rifiuti. Si tratta sempre di co-progettazione pubblico-privato-enti di ricerca.

Il primo Policy Brief: il recupero delle acque reflue

Il debutto operativo della piattaforma coincide con la presentazione del primo Policy Brief, che mostra le opportunità di integrazione tra infrastrutture idriche e sistemi energetici urbani. L’esempio concreto di questo approccio integrato è il potenziale di recupero dell’energia termica presente nelle acque reflue, dimostrando come i depuratori possano diventare vere e proprie “miniere energetiche”. Le reti del ciclo idrico mantengono infatti una temperatura stabile di 10-20°C tutto l’anno: una risorsa oggi poco valorizzata che, attraverso pompe di calore industriali, può alimentare le reti di teleriscaldamento urbano. “L’integrazione tra Servizio Idrico Integrato e Teleriscaldamento rappresenta l’esempio più concreto di come le infrastrutture ambientali possano evolvere da sistemi di servizio settoriali a piattaforme energetiche urbane. Un modello che consente di ridurre le emissioni, aumentare l’efficienza energetica e valorizzare le infrastrutture che già esistono.

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“Semplificare iter per le autorizzazioni”

“Tuttavia, per rendere scalabili questi modelli serve un aggiornamento del quadro normativo nazionale che superi le attuali barriere economiche”, spiegano i promotori di Shift che chiedono al governo “l’equiparazione normativa tra calore recuperato ed elettricità ai fini dei target ambientali UE al 2045, e la defiscalizzazione dell’energia elettrica utilizzata per alimentare il recupero termico. Parallelamente, Shift chiede il riconoscimento della strategicità delle opere di integrazione tra infrastrutture, insieme a una drastica semplificazione degli iter autorizzativi: un passaggio indispensabile per ammortizzare gli alti costi di posa delle reti e garantire la messa a terra dei finanziamenti entro le scadenze del Pnrr.

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I promotori

Spiega Yuri Santagostino del Gruppo Cap: “Indispensabile favorire la collaborazione tra soggetti pubblici e privati, promuovere innovazione tecnologica e costruire nuovi modelli di integrazione tra servizi ambientali, contribuendo allo sviluppo di soluzioni scalabili per la transizione ecologica. Con questa idea è nata Shift: spazio permanente di confronto e co-progettazione per mettere a sistema esperienze industriali, innovazione tecnologica e visione strategica dei territori”. Il progetto vede la partecipazione di realtà come Utilitalia, Fondazione Utilitatis e Aqua Pubblica Europea, insieme a partner tecnologici e di pianificazione come A2A Calore e Servizi, ALA, Gruppo Allevi, Aquanexa, Bioforcetech, Gruppo CAP, Isle Utilities, Tecno Habitat, LAND, Ordine degli Ingegneri di Milano, Politecnico di Milano, Rice House, ARS Ambiente e Ascolto Attivo”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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