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Energia: perché la Spagna ci batte su bollette, rinnovabili e dipendenza dal gas


La settimana scorsa, nel pieno della crisi energetica innescata dalla guerra all’Iran, Roma e Madrid sono sembrate capitali collocate su latitudini completamente diverse. Non dal punto di vista geografico (sono separate da poche frazioni di grado), ma su quello politico, economico e, appunto, energetico. Mentre la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni volava in Algeria per trattare l’acquisto di altro gas naturale, il premio spagnolo Pedro Sanchez rivendicava che grazie alle rinnovabili il suo Paese ha un prezzo dell’elettricità assai più basso dell’Italia: “Sabato scorso noi abbiamo pagato 14 euro al MWh, l’Italia 100”. E allora cosa vale la pena chiedersi se è davvero così ed eventualmente cosa ha portato a questa divaricazione tra le scelte di due nazioni europee che spesso in passato hanno marciato su binari paralleli. Rivolgiamo gli interrogativi sulle differenze nelle politiche energetiche di Roma e Madrid a Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica (Free).

Ingegner Piattelli cominciamo dalla differenza di prezzo dell’elettricità: è davvero 14 a 100 come dice Sanchez?

“Il premier spagnolo ha preso come esempio un sabato, che non è un giorno molto significativo, visto che i consumi sono più bassi che nel resto della settimana. Ma se si vanno a fare le medie su più giorni si constata che comunque gli spagnoli pagano l’elettricità dal 30 al 40% in meno di quanto la pagano gli italiani”.

E da cosa dipende?

“Dall’impegno che la Spagna negli ultimi anni ha avuto per lo sviluppo delle rinnovabili, esattamente poi quello che ha detto Sanchez”.

Proviamo a fare un confronto Italia-Spagna, numeri alla mano…

“Nel 2019 la Spagna copriva il suo fabbisogno di elettricità con il 43-44% di energie rinnovabili, nel 2025 è arrivata a coprire con eolico e solare il 55-56% aggiungendo 40 gigawatt. Nello stesso periodo, l’Italia è passata dal 37-38% di copertura con rinnovabili nel 2019 al 41-42% del 2025”.

Veniamo al mix energetico dei due Paesi.

“La Spagna ha 55-56% di rinnovabili, 18-19% di nucleare, 25% di fossili (principalmente gas). L’Italia invece: 41-42% di rinnovabili, 45-48% gas, 10-13% import dall’estero, 2-3% carbone”.

Cosa comporta la nostra maggiore dipendenza dal gas?

“I Paesi che dipendono meno dalla generazione elettrica a gas sono meno esposti agli aumenti del prezzo dell’elettricità. In Spagna, il gas ha influenzato il prezzo dell’elettricità solo nel 15% delle ore dall’inizio del 2026, rispetto all’89% in Italia”.

La Spagna però ha anche il nucleare. Lei che è un ingegnere nucleare pensa che andrebbe imitata anche in quello?

“In realtà Madrid ha un programma di uscita dall’energia atomica, che prevede il progressivo spegnimento delle attuali 7 centrali attive, tra il 2027 e il 2035. Più in generale, il nucleare può essere uno strumento di rapida decarbonizzazione in Paesi nei quali c’è bisogno di sostituire un baseload fatto da carbone con una fonte che non produca emissioni di CO2. Quindi in nazioni asiatiche come Cina e India: lì l’investimento in nucleare può avere un senso perché l’abbinamento con le rinnovabili permette di accelerare la decarbonizzazione. In Italia non ne abbiamo bisogno, soprattutto perché i suoi costi sono molto elevati (150 euro a MWh, più dell’attuale gas), e poi perché per ricostruire una filiera tecnologica ci vorrebbero almeno 10-15 anni. Meglio spingere sulle rinnovabili e usare il gas finché serve come baseload”.

Alla diversa espansione delle rinnovabili in Spagna e da noi c’è chi potrebbe obiettare che la Penisola Iberica offre molto più spazio, rispetto al nostro Paese, stretto tra sue mari e montuoso.

“Se dobbiamo decarbonizzare, dobbiamo necessariamente fare i conti con una modifica del paesaggio. E devono cambiare i criteri di valutazione e con i quali si concedono le autorizzazioni. Dovremo abituarci, come hanno fatto in Spagna a vedere campi coltivati con accano impianti fotovoltaici o pale eoliche. Gli esseri umani hanno sempre modificato il paesaggio, la differenza è che ora abbiamo l’urgenza di doverlo fare radicalmente non in secoli di ma in un paio di decenni”.

La Spagna è più vulnerabile dell’Italia perché fa affidamento sulle rinnovabili, fonti energetiche non continue in assenza di sole o di vento?

“Madrid ha appena presentato un rapporto in cui smentisce categoricamente l’ipotesi che il famoso blackout di un anno fa sia dipeso dalle rinnovabili. Tuttavia questo è l’unico punto in cui la politica energetica dell’Italia supera quella spagnola: la nostra rete elettrica è molto più interconnessa con quelle di altri Paesi: significa che in caso di difficoltà si può importare più elettricità dall’estero. E stiamo lavorando molto bene sui sistemi di accumulo, fondamentali per immagazzinare l’energia generata con il sole e il vento”.

Quindi un punto a favore dell’Italia?

“Sì, ma è l’unico ambito in cui siamo messi bene. Su tutto il resto ci sono enormi carenze, legate al fatto che le nostre misure non sono delle misure strutturali ma emergenziali: dall’acquisto di più gas algerino, al congelamento delle accise sulla benzina, alla richiesta di rivedere l’Ets, con il rischio di alterare il mercato europeo. La Spagna invece ha una politica energetica di medio-lungo termine, che prevede anche la costruzione di un solido consenso sociale sulle rinnovabili, spiegando che convengono a tutti, anche dal punto di vista economico. E ora stanno già raccogliendo i risultati”.

Dipende che lì c’è un governo socialista e in Italia governa in centrodestra?

“Ho visto all’opera anche governi italiani di sinistra e non è che abbiano dato una grande spinta alle rinnovabili. Certo oggi c’è un governo di destra che, a nostro parere, non sta facendo tutto il possibile e tutto il necessario per accelerare l’uscita dai dai combustibili fossili. La Spagna lo sta facendo e dovremmo andare anche noi in quella direzione”.

E se invece del modello Sanchez, da noi avesse la meglio, come sembra, il modello Trump?

“Proprio perché ci sono queste schegge impazzite, dal punto di vista strategico a noi conviene arrivare quanto prima possibile all’autosufficienza energetica. E l’unico modo per farlo è puntare sulle rinnovabili”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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