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Emergenza incendi, un mondo invaso dal fumo


Secondo i dati della Nasa, rielaborati dal Washington Post, circa il 20% della superficie terrestre dell’emisfero Nord, ha registrato concentrazioni moderate o elevate di particelle di fuliggine rilasciate dagli incendi, “in qualche momento del mese di luglio”. I roghi che stanno devastando aree boschive di Canada, Stati Uniti ed Europa occidentale, non sono solo una ferita per gli ecosistemi e l’ambiente. I gas e le polveri che si sprigionano durante le fiamme sono una minaccia per la salute umana e una ulteriore fonte di riscaldamento globale.

Per questo nei giorni scorsi Copernicus, l’agenzia della Ue per il monitoraggio della Terra, ha lanciato un nuovo servizio, il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams): alla pagina web dell’applicazione è possibile osservare in tempo “quai-reale iati sulle emissioni globali da combustione di biomassa”.

Le idee

Terra, acqua, vento e fuoco. Gli incendi oltre l’emergenza

42,7 milioni di tonnellate di carbonio

In queste ore per esempio (i dati sono relativi ai giorni dal 27 luglio al 2 agosto), il Fire Emission Watch di Copernicus mostra un mondo invaso dal fumo e dai gas di combustione: il contributo maggiore lo stanno dando gli incendi in Siberia (13,6 megatonnellate di carbonio). Poi vengono gli Stati Uniti, con 6 megatonnellate. E nel cuore dell’Africa c’è l’Angola, i cui incendi stanno sragionando 4,4 milioni di tonnellate di carbonio. Il dato totale, considerando anche roghi meno vistosi sul planisfero, è pari a 42,7 milioni di tonnellate di carbonio.

Ma se ci si sofferma sull’emisfero Nord, ciò che si nota non è solo la presenza di focolai nelle aree colpite dalle ondate di calore (Penisola Iberica e Grecia, per esempio), quanto il fatto che sull’Europa incombono anche le polveri e i fumi sprigionatisi in Nordamerica: è quella che il Washington Post ha definito la “tempesta perfetta” che ha “diffuso fuoco, calore e fumo in tutto l’emisfero settentrionale”.

RIscaldamento globale

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I rischi per la salute

In molti casi, il fumo ha raggiunto e stazionato sopra città densamente popolate, la cui qualità dell’aria è precipitata con la diffusione di particelle tossiche che hanno aumentato il rischio di attacchi d’asma, malattie cardiache e ictus. Il quotidiano della capitale Usa ricorda come “Cleveland, Denver, Detroit, Milwaukee, New York e Philadelphia hanno registrato almeno quattro giorni con concentrazioni di fumo moderate o elevate durante il mese di luglio. A Baltimora, Minneapolis e Portland, in Oregon, il conteggio è stato di tre giorni con fumo moderato, mentre Washington D.C. e Boston ne hanno registrati due ciascuna. In Canada, Calgary, Edmonton, Montreal, Ottawa, Toronto e Winnipeg hanno registrato da tre a cinque giorni di fumo, mentre Madrid in Spagna ne ha avuti tre e Bordeaux in Francia quattro”.

Incendi

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I danni della crisi climatica

La tempesta perfetta è il risultato di siccità prolungata, ondate di calore con temperatura dell’aria e del suolo per giorni molto al di sopra delle medie stagionali, ma anche di cambiamenti nella direzione dei venti. Osservata speciale è la jet stream, la corrente a getto, un flusso d’aria che scorre da Ovest a Est tra i 9 e i 15 chilometri di quota: secondo gli esperti queste variazione, in parte legate all’insorgere di El Niño e a un’ondata di calore marina nel Pacifico, potrebbero aver influito, così come un’insolita massa d’acqua fredda nell’Atlantico settentrionale. In particolare, la jet stream ha descritto un arco sopra gli Stati Uniti e l’Europa occidentale, al di sotto del quale si sono formate cupole di calore.

Tutti fenomeni comunque riconducibili alla crisi climatica. Anche se tra i governanti occidentali il solo premier spagnolo Pedro Sanchez ha attribuito esplicitamente gli incendi al riscaldamento globale (“E’ la dimostrazione che il cambiamento climatico uccide”), la scienza non ha alcun dubbio sul rapporto causa-effetto tra l’innalzamento delle temperature e le migliaia di ettari di boschi che vanno in fumo.

Gli stessi dati del Cams di Copernicus dimostrano l’aggravarsi del fenomeno con l’impennata delle temperature degli ultimi anni: “il 2026 si sta rivelando uno degli anni più gravi di incendi boschivi mai registrati in alcune zone d’Europa. La Francia ha già registrato le emissioni da incendi più elevate dall’inizio dell’anno, superando il precedente record stabilito nel 2022”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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