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Dall’arnica al rosmarino: le piante aromatiche a rischio


Dall’arnica alla calendula, dalla lavanda alla genziana, dal tarassaco alla salvia, al rosmarino: l’Italia è un importante scrigno di piante medicinali e aromatiche (Maps), alleate preziose per il benessere umano per le loro proprietà curative, aromatiche o profumate. Oggi però sono sempre più a rischio a causa dell’avanzare della crisi climatica, della perdita e frammentazione degli habitat, della raccolta eccessiva in natura e del commercio illegale. A fare un punto, nella Giornata mondiale della natura selvatica dedicata quest’anno proprio a queste piante, è Legambiente con i dati del suo nuovo report “Natura selvatica a rischio 2026”.

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Piante aromatiche a rischio

Nella Penisola tra quelle più minacciate ci sono la genziana lutea (Gentiana lutea), l’arnica montana (Arnica montana L.) e l’artemisia nana classificate come Vulnerabili (Vu) o Quasi Minacciate (Nt) soprattutto per crisi climatica e raccolta intensiva su Alpi e Appennini – stando al report – A queste si aggiungono anche il ginepro (Juniperus communis) sovrasfruttato per le sue bacche aromatiche, la liquerizia (lycyrrhiza glabra) per le sue radici, la valeriana, l’Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.).

In particolare, la genziana ha registrato una contrazione significativa delle sue popolazioni nell’Appennino e nelle Alpi nonostante sia considerata una specie protetta e sia inserita nell’Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che regolamenta il prelievo delle sue radici in natura per uso erboristico e commerciale. In Sardegna si registra la situazione più grave con studi recenti (2016-2023) che la classificano come piante ‘In Pericolo’ a causa anche della riduzione della qualità dell’habitat. A livello nazionale, si stima una riduzione del suo areale superiore al 50% entro il 2050-2070 in alcune regioni mediterranee (dati Iucn).

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Una fotografia quella scattata dal report di Legambiente nel complesso preoccupante se si pensa che in Italia il settore delle piante officinali, stando agli ultimi dati del 2023, muove un mercato di oltre un miliardo di euro. La Penisola, peraltro, oltre alle piante spontanee in natura, vanta una superficie stimata di quasi 9mila ettari interessando circa 130 specie coltivate e coinvolgendo 430-450 produttori specializzati. Il Piemonte, con 750 ettari, è la regione leader per coltivazione e produzione e tra le aree di spicco conta quella di Pancalieri (tra Cuneo e Torino) celebre per la produzione di menta piperita, melissa, salvia, camomilla, assenzio, echinacea.

Insieme ai dati l’associazione ambientalista sintetizza nel report anche un pacchetto di proposte per la tutela della natura selvatica, e porta in primo piano anche sei buone pratiche nazionali in materia di flora insieme alla filiera responsabile dei Monti Ernici e a un focus sulla Posidonia. Legambiente ricorda che in Europa, stando agli ultimi dati dell’Iucn, il 31% delle piante officinali è in declino e che secondo Cites in tutto il mondo, circa 50-70mila specie di Map vengono raccolte per le loro proprietà curative, il loro significato culturale e il loro valore economico. Di queste, si stima che quasi 1.300 siano elencate nelle Appendici della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (Cites).

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Resta, però, urgente una maggiore loro tutela, avverte l’associazione che, in Italia, chiede di “evitare lo sovrasfruttamento di queste piante officinali per garantire la resilienza degli ecosistemi; di promuovere in fatto di raccolta un approccio sostenibile uniformando in tutto il territorio nazionale il ricorso a criteri quantitativi e tecniche appropriate; di definire delle linee guida informative e dar avvio a maggiori campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini; di adottare Soluzioni Basate sulla Natura (Nature Based Solution – Nbs) che proteggono e ripristinano in modo sostenibile gli ecosistemi come ad esempio il recupero di aree degradate”. A livello generale in termini di tutela della natura selvatica (flora e fauna), Legambiente chiede anche di “accelerare il passo nell’istituzione di nuove aree protette a terra e a mare; di migliorare la gestione di quelle già esistenti e la tutela e conservazione delle specie a rischio; di prevedere nei parchi piani nazionali di adattamento al clima; di contenere la proliferazione di specie aliene invasive”.

“La flora officinale italiana – commenta Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente – rappresenta una risorsa biologica ed economica strategica, ma non illimitata. La sua conservazione richiede pianificazione, competenze tecnico-scientifiche e politiche di gestione fondate su evidenze ecologiche e agronomiche e che prevedano la tutela degli habitat, una gestione sostenibile del territorio, la regolamentazione della raccolta delle piante e la valorizzazione di filiere trasparenti, certificate e tracciabili. Solo così sarà possibile garantire nel lungo periodo sia la funzionalità degli ecosistemi sia la disponibilità di biomasse officinali di qualità”.

A livello territoriale, le regioni del centro-sud, le isole maggiori, l’Appennino Centrale e le Alpi sono le aree della Penisola con maggiore concentrazione naturale di pianti officinali. In particolare, le regioni del centro-sud e le isole maggiori, grazie al clima mediterraneo, all’esposizione solare e a suoli spesso poveri ma ben drenati, sono ideali per molte specie aromatiche. Per esempio, in Sicilia crescono origano, rosmarino, timo, cappero, finocchietto selvatico, ecc.. La Sardegna tra le altre piante officinali vede anche mirto, elicriso, lentisco. Così come Calabria, Puglia, Basilicata dove è presente la macchia mediterranea costiera.

Nell’Appennino centrale, ad esempio, Umbria, Marche, Abruzzo, con la presenza di aree protette, garantiscono grande biodiversità e regimi di tutela; così come sulle Alpi dove sono presenti specie alpine medicinali come arnica e genziana. Per quanto riguarda invece le aree di coltivazione e produzione, oltre al Piemonte, nella Penisola ci sono, ad esempio, la Toscana, con importanti distretti per la produzione di lavanda, Marche, Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia.

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Infine, nel report, Legambiente apre una riflessione anche sulle piante alleate per il benessere della natura come la Posidonia oceanica. Le praterie di Posidonia svolgono anche una funzione essenziale di filtro naturale: trattengono particelle in sospensione, migliorano la trasparenza dell’acqua e favoriscono processi biologici che mantengono l’equilibrio dell’ecosistema marino. All’interno di questi prati sommersi trovano rifugio, nutrimento e aree di riproduzione centinaia di specie animali e vegetali. Acque più limpide e ricche di vita non sono solo un valore ecologico, ma rappresentano anche un beneficio diretto per il turismo, la pesca artigianale e tutte le attività legate a una fruizione sostenibile del mare.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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