Ogni anno nel mondo vengono estratti circa 4mila chilometri cubi di acqua da falde, fiumi e laghi, destinati soprattutto all’agricoltura che da sola ne utilizza oltre il 70%. Nonostante questo, 3 miliardi di persone vivono in condizioni di scarsità idrica mentre 12,5 milioni di europei sono esposti a Pfas (gli inquinanti eterni) vivendo in aree con acqua potabile contaminata.
Ormai è chiaro: la crisi dell’acqua, già realtà per miliardi di persone, non è solo una questione ambientale, ma anche sociale ed economica. È in corso una sfida tra acqua e tecnologia. La rivoluzione digitale, ad esempio, sta ridisegnando la disponibilità delle risorse in molte regioni del pianeta. Basta pensare che oggi un data center medio, necessario per sostenere servizi digitali e di intelligenza artificiale, richiede ogni giorno per il raffreddamento, un milione di litri di acqua. Questo significa che entro il 2027 l’Ai globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua prelevata da tutti gli abitanti della Danimarca.
L’Atlante dell’acqua 2026
Così Legambiente fotografa il problema delle risorse idriche a livello globale nella Giornata mondiale dell’acqua presentando in collaborazione con Heinrich-Böll-Stiftung Francia & Italia la nuova edizione di “L’Atlante dell’Acqua 2026” dove vengono raccontati consumi, sprechi e impatti sia nel mondo che nel nostro Paese. Un’analisi che abbraccia il clima, il digitale, l’intelligenza artificiale, l’ambiente, l’agricoltura, i territori più vulnerabili. Un lavoro interdisciplinare per far comprenderne l’interconnessione tra acqua, energia, agricoltura, industria e diritti umani.
Siccità
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In Italia: prelievi e sprechi record
Tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile nel 2022 sono stati prelevati 9,1 miliardi di metri cubi, pari a 155 metri cubi annui per abitante, il 42,4%, viene disperso lungo la rete a causa delle infrastrutture vecchie e la scarsa manutenzione. Una media nazionale che raggiunge picchi del 60% al Sud Italia contro una media europea del 25%. Si aggrava il problema in alta quota dove tra il 2000 e il 2023 i ghiacciai alpini sono diminuiti rapidamente. C’è poi il problema della gestione. Soltanto il 56% delle acque reflue è trattato in conformità con la normativa, contro una media Ue del 76%. Gli scarichi non trattati incidono sulla qualità del 25% dei fiumi, del 22% dei laghi e di oltre il 50% delle acque costiere.
Sono sei le procedure europee di infrazione attive, una relativa alle acque potabili, in particolare per i livelli di arsenico e fluoruro nel viterbese, una relativa alla direttiva Nitrati e quattro su fognature e depurazione, “per la prima delle quali paghiamo sanzioni che sarebbe più utile investire nell’adeguamento degli impianti”, spiegano i responsabili di Legambiente.
A gennaio 2026 si è aggiunta l’apertura di una ulteriore procedura per la direttiva quadro acque. il grande fiume d’Italia è “minacciato da inquinamento chimico, microplastiche e crisi idriche”.
Legambiente chiede dunque che in Italia “si adeguino e si rafforzino le infrastrutture idriche lavorando su depurazione, riuso, riduzione dei consumi e diversificazione delle fonti”, oltre alla riduzione delle “immissioni di inquinanti, alla transizione ecologica, all’applicazione e al rafforzamento delle leggi esistenti, alla garanzia di un accesso equo e universale”.
Lo studio
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In Europa
L’Europa, dove l’acqua è sempre più contesa tra agricoltura, industria, energia e uso domestico, resta uno dei punti caldi della crisi idrica. Le stime dei ricercatori parlano di 9 miliardi di euro l’anno di perdite per siccità e 7,8 miliardi per danni da alluvioni, a fronte di investimenti necessari per l’attuazione delle politiche idriche stimati in 89 miliardi nel periodo 2022-2027. Sempre in Europa meno del 40% delle acque superficiali (fiumi e laghi) raggiunge un buono stato ecologico, mentre il riscaldamento globale intensifica sempre più gli eventi estremi: alluvioni e siccità prolungate si susseguono in sequenze sempre più ravvicinate.
I ghiacciai: Alpi e Pirenei sono “tra i più vulnerabili alla crisi climatica. Tra il 2000 e il 2023 hanno perso circa il 39% della loro massa e, se il trend continuerà, entro il 2050 gran parte dei ghiacciai sotto i 3.500 metri in Europa centrale scomparirà. Sulle Alpi italiane i giorni con neve al suolo sono diminuiti in media di 20-30 giorni rispetto ai primi anni 2000, con deficit dell’equivalente idrico della neve fino al 70%”.
Acqua, clima, economia interconnesse
Solo il 5% degli eventi meteorologici causa il 61% delle perdite economiche globali. Medio Oriente, il Nord Africa, l’India, nord della Cina e sud-ovest degli Stati Uniti sono tra le regioni più colpite dalla scarsità idrica e le più assetate. In particolare, nord Africa e il Medio Oriente rappresentano il 5% della popolazione mondiale, ma dispongono solo dello 0,7% delle risorse idriche, di cui l’80% è utilizzato per l’agricoltura. L’acqua è spesso vittima, arma, causa scatenante o fattore di innesco dei conflitti.
Metalli come rame, litio e terre rare sono centrali per energie rinnovabili, mobilità elettrica e dispositivi digitali. Ma la loro estrazione è idro-intensiva: circa 97 litri d’acqua per 1 kg di rame e tra 400 e 2mila litri per 1 kg di litio. La domanda di terre rare potrebbe più che raddoppiare entro il 2040, mentre quella di litio potrebbe aumentare fino a 13 volte. Oltre il 50% della produzione globale di rame e litio si trova in aree soggette a stress idrico e rischi climatici. A livello globale si registrano quasi 900 conflitti ambientali legati alle attività minerarie, l’85% connessi a uso o contaminazione delle acque. La pressione sulle risorse minerarie si traduce quindi in pressione diretta sulle riserve di acqua dolce e sulle comunità locali.
Tutorial
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Prodotti come carta, vestiti ed elettronica hanno impronte idriche significative. La produzione di un singolo smartphone può richiedere fino a 12mila litri d’acqua per l’estrazione dei metalli rari, l’assemblaggio dei componenti e il raffreddamento dei processi industriali. L‘industria tessile e dell’abbigliamento usa ogni anno 93 miliardi di metri cubi d’acqua per produrre e distribuire i suoi beni, lasciando un’impronta ecologica enorme.
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Il modello economico e la pressione dai data center
Legambiente mette poi in evidenza l’aspetto dell’impronta idrica del digitale e Ai. La domanda idrica della digitalizzazione comprende l’acqua necessaria per produrre dispositivi elettronici, quella impiegata per generare l’energia che li alimenta e quella utilizzata per il raffreddamento dei data center. Un data center medio negli Stati Uniti utilizza oltre un milione di litri al giorno; per il solo raffreddamento può arrivare a richiedere fino a 169 litri al secondo. Entro il 2030, il consumo idrico dei data center europei potrebbe eguagliare quello di una grande città.
L’espansione dell’intelligenza artificiale amplifica il fenomeno. Se 20 ricerche on-line consumano circa 10 millilitri d’acqua, un sistema di Ai può arrivare a utilizzare fino a mezzo litro per 20-50 interrogazioni. Anche le criptovalute presentano un’impronta idrica rilevante: una singola transazione può richiedere volumi d’acqua paragonabili a quelli necessari per riempire una piscina.
Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

