C’è il tordo bottaccio, che ormai si anticipa alla terza decade di dicembre: prima iniziava a migrare a metà gennaio, ora deve aver rivisto il suo orologio biologico. La pavoncella si anticipa addirittura di un mese, poco meno fanno l’allodola e il fischione. C’entra la crisi climatica, senz’altro, ma il problema oggi è rappresentato dalle conseguenze di un fenomeno sempre più diffuso, come certifica l’ultimo, imponente studio condotto dal team di ricerca coordinato da Roberto Ambrosini dell’Università di Milano in collaborazione con Lipu e importanti ornitologi europei tra cui Franz Bairlein, pubblicato sulla rivista scientifica Wildlife Biology: la migrazione di molti uccelli selvatici oggi cacciabili in Italia verso i luoghi di riproduzione arriva prima rispetto alle date previste dal cosiddetto Documento Key Concepts della Commissione europea.
Variazioni più o meno consistenti per 19 delle 23 specie analizzate attraverso più di 4 milioni di dati, vale a dire l’83% di quelle cacciabili. Il che vuol dire soprattutto una cosa, come sintetizza la Lipu in un atto che sa di formale richiesta d’intervento, peraltro urgente: “La proposta di riforma della caccia, voluta dal ministro Lollobrigida, è insostenibile e i calendari venatori regionali vanno decisamente rivisti”.Ancora una volta fondamentale l’apporto delle citizen science, attraverso la piattaforma http://Ornitho.it.“Studiare la cosiddetta fenologia della migrazione è fondamentale per la gestione e la conservazione delle popolazioni di uccelli migratori. – spiegano i ricercatori – Lo è particolarmente per le popolazioni di uccelli migratori selvatici in Europa perché, secondo l’Ue, gli uccelli migratori non dovrebbero essere cacciati durante la stagione riproduttiva o nel corso dei movimenti di ritorno alle aree di riproduzione (le cosiddette migrazione pre-riproduttiva o pre-nuziale)”. Proprio per questo, per proteggere efficacemente le specie durante questi periodi critici, è importante conoscere come stiano cambiando i fenomeni migratori, focus della ricerca.
La normativa
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Da sempre, del resto, le date di avvio del fenomeno di migrazione rappresentano indirizzo chiaro per stabilire la data di chiusura dell’attività venatoria. Questo anche perché, spiega la Lipu in una nota, “i contingenti di esemplari che partono per primi sono costituiti soprattutto da individui con una migliore capacità riproduttiva e dunque i più preziosi”. Di qui, come sintetizza Claudio Celada, direttore Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia, la necessità assoluta di “un rafforzamento dell’impostazione generale dei Key Concepts già redatti sulla base di un enorme numero di informazioni tra cui quelle raccolte nell’Atlante italiano della Migrazione”. Anticipare la chiusura della caccia diventa così prioritario, secondo associazioni e ricercatori, e – anzi – “insostenibile e inopportuna” è la stessa proposta di riforma della caccia – voluta da Francesco Lollobrigida, ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste nel governo Meloni, in questa fase in discussione al Senato, con il disegno di legge 1552, che ha nell’allungamento dei tempi di caccia uno dei suoi obiettivi principali. Il tutto mentre lo stato generale di conservazione degli uccelli in Italia viene considerato generalmente “sofferente per molti aspetti di grande portata, dalle pratiche agricole insostenibili alla perdita di habitat ai cambiamenti climatici”, come annota Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca della Lipu. Auspicando un’azione congiunta per risolvere tutte le criticità, “inclusi quei problemi non meno gravi ma più direttamente affrontabili come l’attività venatoria e le sue conseguenze impattanti”.
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