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Affondare gli alberi nell’Oceano Artico potrebbe ridurre i livelli di CO2 nell’atmosfera


Per ridurre i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera si potrebbero abbattere intere zone di foresta boreale e affondare gli alberi nelle profondità buie e prive di ossigeno dell’Oceano Artico. È questa la proposta, che potrebbe sembrare paradossale, avanzata recentemente da un team di scienziati guidato dall’Università di Cambridge, secondo cui appunto questo approccio potrebbe funzionare per rimuovere dall’atmosfera fino a 1 miliardo di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Il dettagli sono stati pubblicati in uno studio sulla rivista NPJ Climate Action.

Clima

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Gli alberi e gli incendi

Per contrastare gli effetti del riscaldamento globale causati dalle emissioni di gas serra, sebbene la riduzione dei combustibili fossili rimanga una priorità, dobbiamo al contempo trovare un modo per rimuovere e sequestrare miliardi di tonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera. “Sebbene spesso presentati come strategie praticabili per mitigare gli effetti delle emissioni di gas serra, molti approcci sollevano interrogativi sulla loro scalabilità e sul rischio di conseguenze controproducenti per l’uomo e l’ambiente”, si legge nello studio. Le tecnologie oggi disponibili per la cattura diretta dell’aria, continuano gli autori, sono assai costose, mentre la riforestazione può rivelarsi controproducente se gli alberi muoiono o bruciano. In questo caso, nella foresta boreale, sebbene siano immagazzinate, attraverso alberi, terreno e torba, miliardi di tonnellate di carbonio (un numero destinato a crescere con l’accelerazione della crescita delle piante causata dal riscaldamento globale), gli incendi boschivi sono sempre più frequenti e intensi e stanno provocando un rilascio di carbonio sempre più preoccupante.

Lo studio

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Seppellire gli alberi

Ed è proprio qui che è nata l’idea dei ricercatori del nuovo studio: gli alberi soggetti a incendi boschivi potrebbero essere abbattuti e trasportati nell’oceano Artico da sei importanti fiumi, tra cui lo Yukon e il Mackenzie, dove una volta giunti nell’oceano Artico sprofonderebbero nel giro di circa un anno. “Esiste una foresta che sta sequestrando grandi quantità di carbonio, ma ora il problema è come immagazzinarlo in modo che non venga bruciato”, ha commentato il co-autore Ulf Büntgen. Lo stesso team, in precedenza, aveva scoperto che il legname può sopravvivere senza rilasciare anidride carbonica per 8 mila anni nei laghi alpini freddi e poveri di ossigeno.

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Bassa biodiversità, alto rischio di incendi

Oltre ad essere ricchi di carbonio ed economicamente poco importanti, gli alberi della foresta boreale hanno anche brevi rotte di transito verso grandi sistemi fluviali. Il freddo Oceano Artico, quindi, potrebbe immagazzinare enormi quantità di carbonio dalla Siberia e dal Nord America settentrionale, dove la biodiversità è bassa e il rischio di incendi boschivi elevato. “Suggeriamo di esplorare ulteriormente il potenziale di raccolta e trasporto di grandi quantità di legname boreale nell’Oceano Artico per la rimozione di CO2 e lo stoccaggio su scala multimillenaria”, scrivono i ricercatori. La proposta, tuttavia, non è priva di limitazioni e richiederà ovviamente ulteriori indagini, anche per valutare importanti questioni, come la topografia, l’accessibilità, la biodiversità e la produttività delle diverse aree della foresta boreale, nonché il potenziale di affondamento del legname in condizioni diverse del ghiaccio marino e, in ultimo, i luoghi della sua deposizione in aree più o meno prive di ossigeno del fondale dell’oceano Artico.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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