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2026, che anno sarà per il clima? L’agenda globale


Che anno sarà il 2026 per il clima? Dal punto di vista scientifico è difficile che si discosti dalla tendenza in atto: il Met Office britannico, per esempio, ha elaborato previsioni che suggeriscono come la temperatura media globale sarà probabilmente, ancora una volta, superiore a 1,4 °C rispetto ai livelli preindustriali. Ma le previsioni più difficili sono forse quelle che riguardano la politica. Il “ciclone Trump” ha travolto quelle che ormai parevano conquiste consolidate in fatto di multilateralismo e sviluppo sostenibile. E anche chi per mesi ha ostentato la certezza che, non nonostante il presidente Usa, “non si torna indietro”, cominciano ad avere non pochi dubbi sull’irreversibilità della transizione ecologica. L’anno appena iniziato sarà cruciale per capire se il nuovo corso impresso dalla Casa Bianca sarà un ritorno di fiamma localizzato e temporaneo o invece un incendio destinato a propagarsi a tutte le latitudini.

Il 2026 sarà caratterizzato da elezioni presidenziali in Paesi come Brasile e Colombia che hanno fatto dell’ambiente un punto di forza, e dal voto di mid-term negli Stati Uniti, che potrebbero punireo Trump o, al contrario, rafforzarlo. E in uno scenario geopolitico terremotato come quello attuale, sarà fondamentale la scelta del nuovo Segretario generale delle Nazioni Uniti, entro la prossima estate: sia per i conflitti militari (attivi o incombenti), sia per la questione climatica, cavallo di battaglia del Segretario uscente António Guterres.

Ma il 2026 sarà anche l’anno di eventi “minori” che ci faranno comunque capire quale direzione sta imboccando la comunità internazionale. Si comincia tra pochi giorni, il 10 gennaio, ad Abu Dhabi con l’assemblea annuale dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), guidata da Francesco La Camera. Scopriremo se le nazioni stanno rispettando l’impegno preso alla Cop28 di Dubai di triplicare entro il 2030 l’energia prodotta con solare, eolico, idroelettrico, ecc. Dal 19 al 23 di questo mese, la città svizzera di Davos ospiterà il World Economic Forum: l’Amministrazione Trump ha condizionato la sua partecipazione al declassamento della crisi climatica nell’agenda dei lavori. Vedremo.

A febbraio si riprenderà a discutere di plastica: il 7 i rappresentanti dei diversi governi sono convocati a Ginevra per eleggere il nuovo presidente dell’Intergovernmental Negotiating Committee on Plastic Pollution, dopo che a ottobre l’ecuadoregno Luis Vayas Valdivieso aveva lasciato l’incarico, visto il fallimento di far ratificare un trattato che mettesse un limite alla proliferazione delle materie plastiche. Qualche giorno prima, invece, a Roma si discuterà di come decarbonizzare le imprese europee nell’evento Zero Carbon Industry 2026 (4-5 febbraio).

A marzo il governo danese ospiterà i ministri dell’ambiente per la Copenhagen Climate Ministerial. Si parlerà di come mettere in pratica (per chi volesse davvero farla) la transition away dai combustibili fossili. Tutt’altro clima si respirerà a Houston dal 23 al 27 dello stesso mese: la capitale texana del petrolio ospiterà la CERAWeek, la più grande kermesse dell’oil&gas. In quegli stessi giorni, dal 26 al 29 marzo, i ministri del Commercio saranno in Camerun per la riunione ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Tra i temi di discussione, la tassa europea sulle emissioni di carbonio alle frontiere, entrata in vigore all’inizio del 2026, e i suoi effetti sugli scambi.

Ad aprile, dal 13 al 18, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale terranno le loro riunioni primaverili annuali a Washington. Entrambe le istituzioni negli ultimi anni si sono mosse per destinare fondi alla lotta contro la crisi climatica: sarà interessante vedere quanto inciderà ora il cambio di rotta della Casa Bianca. C’è chi non si arrende e decide di proseguire il cammino della decarbonizzazione, anche senza i big: come annunciato alla Cop30 di Belém, il 28 e 29 aprile i governi di Colombia e Paesi Bassi ospiteranno congiuntamente la prima Conferenza Internazionale sulla Giusta Transizione dai Combustibili Fossili nella città portuale colombiana di Santa Marta. E a proposito della Colombia, il 31 maggio si terranno le elezioni. L’attuale presidente Gustavo Petro, che ha ispirato molti attivisti per il clima, non potrà candidarsi per un altro mandato.

Dall’8 al 18 giugno la città tedesca di Bonn ospiterà i colloqui sul clima preparatori per la Cop31 del novembre successivo. In quegli stessi giorni (il 14 giugno) i sette Grandi si ritroveranno a Évian-les-Bains, nell’Alta Savoia, per l’annuale meeting del G7, presieduto stavolta da Emmanuel Macron. Contemporaneamente ci sarà il fischio d’inizio dei Mondiali di calcio in Usa, Messico e Canada, un evento sportivo che potrebbe però risentire di temperature record dovute al riscaldamento globale. E dal 21 al 29 giugno, a Londra, si potrà capire se la frenata delle politiche green riguarda anche chi amministra le grandi città: soprattutto a loro è infatti dedicato l’annuale appuntamento con la London Climate Week.

Dall’8 al 10 luglio, il Fondo per la risposta alle perdite e ai danni terrà una riunione del consiglio direttivo nelle Filippine, durante la quale si prevede che approverà la sua prima serie di progetti, tre anni e mezzo dopo che la creazione del fondo ha fatto notizia alla Cop27 in Egitto.

Tra agosto e settembre dovrebbe esserci un nuovo round di negoziati per il trattato sulla plastica. Ma nel mese di settembre (dall’8 fino alla fine del mese) tutti i riflettori saranno puntati sul Palazzo di Vetro di New York, per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Sarà l’occasione per la presentazione ufficiale del nuovo Segretario generale (il cui mandato prenderà il via il primo gennaio 2027) e per capire quale sarà il ruolo dell’Onu nei prossimi anni. Non solo sul clima. Come da tradizione, la parte finale dell’Assemblea Onu si sovrapporrà alla New York Climate Week, prevista dal 20 al 27 settembre. Il 9 e 10 settembre Roma ospiterà la 13esima Conferenza internazionale sullo sviluppo sostenibile. E sempre nella capitale italiana verrà affrontata l’emergenza acqua, dal 29 settembre al 2 ottobre, nell’Euromediterranean Water Forum. Le politiche green e in difesa dell’Amazzonia (almeno rispetto alla devastazione favorita del predecessore Bolsonaro) del presidente brasiliano Lula dipenderanno dall’esito dei due turni di voto che si terranno nel grande Paese latinoamericano il 4 e il 26 ottobre. I sondaggi attuali lo danno comunque favorito. Sempre a ottobre, ma dal 13 al 18, Banca Mondiale e Fai ospiteranno i loro incontri annuali autunnali. E dal 19 al 30, nella capitale armena Yerevan si terrà la Cop17 sulla biodiversità. Anche in questo caso si farà il punto sugli impegni presi in passato, ed è facile prevedere che i dati confermeranno quanto sia ancora lontano il traguardo principale: proteggere il 30% degli ecosistemi terrestri e marini.

Le elezioni americane di midterm saranno probabilmente l’evento politico principale del prossimo novembre (il 3, per l’esattezza): una eventuale avanzata dei democratici, con la riconquista della maggioranza alla Camera (probabile) e al Senato (più difficile) rappresenterebbe un argine alle politiche negazioniste trumpiane. Negli stessi giorni si svolgerà, in una isola del Pacifico non ancora individuata, la pre-Cop: gli Stati Insulari sperano sia una occasione per attirare l’attenzione della comunità internazionale sul rischio che corrono di finire sommersi dall’innalzamento dei mari. Avevano scommesso sulla Cop31 ospitata dall’Australia, ma la 31esima Conferenza Onu sul clima si terrà invece in Turchia, anche se presieduta proprio dagli australiani. Come successe a Baku nel 2024, anche la Cop di Antalya si terrà pochi giorni un cruciale voto statunitense: dal 9 al 20 novembre. Dal 16 al 20 dello stesso mese, Londra ospiterà il Marine Environment Protection Committee dell’Organizzazione Marittima Internazionale: nel 2025 gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita avevano ottenuto un anno di stop a norme più stringenti sull’inquinamento dovuto al traffico di navi mercantili.

Il 2026 delle politiche climatiche chiuderà “in bellezza” con il G20 ospitato a Miami il 14 e 15 dicembre: gli Stati Uniti hanno già fatto sapere che il summit sarà una occasione per promuovere l’uso di combustibili fossili.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

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