“E’ un passo indietro. Ma non una inversione di rotta”. Enrico Giovannini, ex ministro delle Infrastrutture e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, interviene sulla proposta della Commissione europea di rivedere il regolamento che vietava la produzione di automobili a combustione interna a partire dal 2035. In queste ore è stato raccontato come lo smantellamento del Green deal e il ritorno ai motori a benzina e diesel. “Niente di tutto questo. E’ un tentativo di ammorbidire alcune rigidità, ma la strada resta assolutamente tracciata. E porta verso l’auto elettrica. La direzione è comunque quella”.
Non solo auto elettriche: l’ibrido sopravvive alla scadenza del 2035
Professor Giovannini, cominciamo con un chiarimento: ieri la Ue ha deciso qualcosa?
“No. Quella di ieri è la proposta della Commissione, che poi dovrà essere discussa dal Consiglio europeo e dal Parlamento, perché si tratta comunque della modifica di un regolamento già approvato”.
Quanto ci vorrà per una decisione definitiva?
“Dipende dalla volontà politica. Certi iter richiedono mesi, ma possono anche subire accelerazioni importanti, se ritenuti urgenti”.
Sarà una pura formalità o ci potranno essere modifiche importanti all’impianto proposto dalla Commissione?
“Ci sono governi europei e forze politiche in Parlamento che vorrebbero regole ancora più lasche. Come chi vorrebbe tornare alla versione precedente del regolamento. Mi aspetto un dibattito molto acceso”.
Come interpreta quanto successo a Bruxelles nelle ultime ore? E’ una retromarcia sul Green deal e sull’auto elettrica come fulcro della mobilità in Europa nei prossimi decenni?
“Ci sono due possibili letture. La prima è quella secondo cui la Ue si prepara a ridurre comunque del 100% delle emissioni del comparto automobilistico. Anche se il 10% del totale potrà essere ottenuto abbattendo le emissioni lungo la filiera, per esempio usando acciaio verde. L’altra lettura è così facendo in realtà si rinuncia agli obiettivi climatici che ci si era dati”.
E la sua di lettura qual è?
“Nella proposta della Commissione viene ribadita la centralità dei motori elettrici. Viene incentivata la transizione attraverso un finanziamento di un miliardo e 800 milioni per la costruzione di batterie in Europa. Inoltre, sono previste una serie di facilitazioni per quelle aziende automobilistiche europee che costruiranno e venderanno piccole macchine elettriche”.
Ma di fronte a questo “annuncio di decisione” e ai suoi contenuti, l’industria europea dell’auto cosa farà nei prossimi mesi?
“Non cambia niente. Il regolamento non rinuncia alla traiettoria di auto a emissioni zero dal tubo di scappamento. Per i produttori la strada è comunque segnata verso l’elettrico. Si incentivano le batterie, non i motori endotermici”.
E tutto il dibattito sui biofuel?
“Sono stati sopravvalutati. Ma ben vengano se serviranno a ridurre le emissioni del parco auto residuo a combustione interna. Ricordo che non si vietava la circolazione ai veicoli diesel e benzina dal 2035, ma la loro produzione. Quindi per diversi anni ci saranno comunque ancora in giro macchine che avranno bisogno di combustibili, a questo punto meglio se bio…”.
Però i produttori che si sono opposti al bando del 2035 non pensavano certo alle auto prodotte prima e ancora circolanti per quella data. Volevano poter continuare a fabbricare motori endotermici anche dopo…
“Sono convinto che la tecnologia li (e ci) sorprenderà: tra un decennio il panorama automobilistico sarà completamente diverso dall’attuale e tutto questo dibattito sembrerà anacronistico. Tra dieci anni tra un auto elettrica, con autonomia doppia rispetto, a oggi e una plug-in che costerà il 30% in più cosa sceglieranno i consumatori?”.
Dunque sarà il mercato a dirci se l’industria automobilistica europea e i governi tedesco e italiano saranno stati abbastanza lungimiranti?
“Saranno il mercato e la tecnologia, appunto. Mentre noi discutiamo, la Cina sta accelerando in un concetto di auto completamente diversa da quelle attuali. Elettrica, digitale a guida autonoma, quasi degli smartphone con le ruote. E innovano non solo il prodotto, ma il processo. Trenta ore di lavoro per costruire un’auto, contro le nostre 80-90. E nello stabilimento che Byd sta realizzando in Ungheria una stessa catena di montaggio potrà sformare 8 modelli diversi, contro i 3 delle più moderne fabbriche europee. Bisogna distinguere tra le dinamiche di mercato a breve e le prospettive a lungo termine. Per questo all’Europa serve molta più politica industriale”.
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