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Matematica, i conti non tornano: le scuole a secco di professori

ROMA – L’Italia del 2023 non segue Socrate, che conversando con il fratello maggiore Glaucone sosteneva come la disciplina primaria fosse quella che si occupa del numero e del calcolo: l’Aritmetica. “È necessaria a tutti: al cittadino, al guerriero, al reggitore della città”. Il recente viaggio nella notte, dalla Sicilia a Firenze, del giovane laureato chiamato con affanno a una supplenza all’Istituto tecnico tecnologico Marco Polo dimostra che in Italia mancano gli insegnanti di Matematica (e di Fisica, Chimica, Informatica) e il reclutamento degli insegnanti non funziona: “Ripartiamo dalla motivazione e dall’attitudine di chi vuole fare questo lavoro”, dice il preside Ludovico Arte.

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È così. L’Italia, nel suo affastellamento di percorsi formativi per costruire un insegnante – Ssis, Tfa, Fit, crediti in surplus -, è riuscita a diventare un Paese ostile alle matematiche, “e questo quando è chiaro a tutti che la materia è decisiva per il futuro del pianeta”, dice la professoressa Maria Mellone, docente all’Università Federico II di Napoli, presidente della commissione italiana per l’insegnamento della disciplina dell’Unione matematica italiana.

I numeri sono evidenti, e da emergenza. La percentuale di giovani tra i 16 e i 19 anni con competenze digitali base o superiori è il 64 per cento del totale. Un buon numero? Siamo penultimi in Europa, davanti a Romania e Bulgaria. E siamo penultimi nelle competenze digitali sulla “soluzione dei problemi”. La questione, come si vede, è anche e purtroppo giovanile. E si riversa, come un fiume nel mare, sulla preparazione dei futuri insegnanti: all’ultimo concorso per docenti Stem (le discipline dure della scienza) il 90 per cento dei candidati non ha superato lo scritto.

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“Da vent’anni non esiste un percorso di formazione di scuola secondaria e questo determina l’abbassamento del livello dell’insegnamento matematico”, dice la professoressa Mellone. “Dobbiamo occuparci del reclutamento, oggi fumoso, valorizzare i docenti in servizio e il loro salario. È una catena, e si è spezzata da vent’anni. Il decreto del governo Draghi sulla formazione è sospeso. Tra gli studenti è rimasta intatta la voglia di insegnare, ma sono spaventati dalle prospettive. Oggi un laureato in Fisica e Matematica, i due corsi che portano all’insegnamento, dovrebbe conoscere una specializzazione parallela sulla Didattica delle discipline: cosa significa insegnare quel contenuto. E poi, una volta in cattedra, scegliere un metodo. Problem solving, laboratori, lavori di gruppo, aiuti tecnologici, educazione all’aperto. Ogni insegnante deve scoprire il suo e superare la didattica frontale che non appassiona i ragazzi. Non esiste un’inattitudine italiana alla materia, tutti abbiamo competenze innate: dobbiamo connetterle con la scuola”.

L’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, spiega che oggi al corso di laurea in Matematica un diplomato preferisce percorsi affini con inclinazioni digitali o ambientali e applicazioni visibili: “Ci sono pochi laureati che si formano per la scuola”. E poi, “con una generazione dal sapere più veloce e superficiale la Matematica è vissuta come un mondo duro e invasivo del privato. Non sono tempi in cui l’impegno è al primo posto nei pensieri dei ragazzi”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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